Default scongiurato: Letta a lezione da Obama. Ma chi prende lezioni?

17 ottobre 2013 ore 17:26, Lucia Bigozzi
Default scongiurato: Letta a lezione da Obama. Ma chi prende lezioni?
Letta a “lezione” da Obama. Un unico titolo alla lavagna dello Studio Ovale: come evitare lo shutdown. Due le declinazioni: politica ed economica.
IL DOSSIER POLITICO. Nel faccia a faccia con il presidente degli Usa, Letta discute del “come”: come promuovere la crescita e creare nuovi posti di lavoro; come creare un’area transatlantica di libero scambio, di come implementare la cooperazione in ambito Nato, di come affrontare le sfide condivise nei paesi delle “primavere arabe” e in quelli del Medio Oriente. Obama e Letta camminano sul filo del rasoio. Ma la differenza è che mentre il leader americano è riuscito – seppure in extremis – a rinviare (il 15 gennaio il nuovo d-day) il default della prima economia mondiale e l’effetto-domino che come accadde per il crack Leman, avrebbe spinto il vento della crisi Oltreoceano; il premier italiano ha appena varato una manovra economico-finanziaria da 11,6 miliardi che scontenta tutti: i soci della larga maggioranza e le parti sociali, dai sindacati a Confindustria. Solo i Comuni per ora, non hanno alzato il cartellino rosso. Nel Pdl poi, tira una brutta aria: Berlusconi oggi ha riunito a Palazzo Grazioli lo stato maggiore del partito (incontro separato con Fitto e Alfano) per fare le pulci alla legge di stabilità che, secondo gli spifferi di Intelligonews, avrebbe risvegliato nel leader la tentazione di rovesciare il tavolo. Non è un caso se il lealista Fitto di incrollabile fede berlusconiana, snocciola le cose che non vanno: dalla nuova tassazione sulla casa all’ipotesi di “ulteriori aumenti di accise e di una raffica di ulteriori incrementi fiscali che scatterebbero qualora la spending review non avesse risultati immediati”. Terzo: manovra poco coraggiosa. Il che vuol dire, nella migliore delle ipotesi, battaglia parlamentare. IL DOSSIER ECONOMICO. L’accordo raggiunto in extremis al Congresso è fatto di cinque punti: la riapertura del governo federale con fondi sufficienti fino al 15 gennaio; l’innalzamento del tetto del debito fino al 7 febbraio, con la possibilità per il governo federale di emettere nuovo debito anche oltre quella scadenza, grazie a una serie di artifici contabili; l’introduzione di nuove misure di accertamento, chieste dai Repubblicani, per garantire che le persone che riceveranno aiuti pubblici per accedere alle nuove polizze assicurative previste dalla riforma sanitaria di Obama dichiarino la verità riguardo al proprio reddito. In ballo c’è il Welfare State, alias Obama-Care,  la riforma sanitaria che gli consentì l’ascesa alla Casa Bianca e i rep contestano da sempre. Il cahier des doleances che Letta mostrerà a Obama è fatto di soldi che non ci sono nella casse dello Stato, partiti insofferenti (compreso il suo), gente senza lavoro, famiglie scivolate sulla soglia della povertà, imprenditori costretti a chiudere per troppe tasse. Letta a “lezione” da Obama. Ma potrebbe essere l’inverso il 15 gennaio se in America si tornerà alla casella di partenza. Sempre che, per quella data, Letta stia ancora a Palazzo Chigi. Stabilmente.
autore / Lucia Bigozzi
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