Mr. Ketchup va alla Guerra?

17 settembre 2013 ore 11:02, intelligo
Mr. Ketchup va alla Guerra?
di Andrea Marcigliano  Sino all’altro ieri, il Segretario di Stato Kerry era noto per poche cose: una candidatura alle Presidenziali del 2004 dove, contro George W. Bush, aveva rimediato una delle più magre figure delle recente storia dei Dem statunitensi; di essere uno dei più noti “culi di pietra” del Senato come rappresentante del Massachusetts dal 1985 a quest’anno, dimostrandosi abile come pochi nel rastrellare fondi elettorali dai lobbisti; e infine per essere sposato, in seconde nozze, con Teresa Heinz, l’Imperatrice del ketchup. Tanto che gli avversari politici, spesso, ironizzando sulla sua sigla che potrebbe ricordare quella di Kennedy, lo hanno soprannominato J.F.Ketchup.... Insomma una carriera politica tanto lunga quanto grigia, priva di acuti, e nella quale mai ha dimostrato particolari competenze in politica estera. Tant’è che quando Obama, ad inizio anno, lo ha chiamato alla Segreteria di Stato, tutti i commentatori hanno pensato che l’ottimo J.F.K. andasse lì a fare l’ologramma, ovvero a far finta di dirigere la politica estera statunitense, mentre questa veniva decisa nella West Wing della Casa Bianca dallo staff personale di Obama che aveva sempre mal sopportato la convivenza con la decisa, e tutto sommato competente, Hillary Clinton. E nel suo nuovo ruolo Kerry, in effetti, non ha deluso. Si è messo a girare per il mondo come un commesso viaggiatore di lusso, stringendo mani e pronunciando pomposi discorsi privi di sostanza, mentre le decisioni le prendeva Obama, o meglio le prendevano i suoi più fidati consiglieri, a partire dall’invasivo Joe Biden, il vice-presidente con il pallino della politica internazionale, che più volte, negli anni precedenti, aveva cozzato con la coriacea Hillary. E questo perché, com’è ormai noto e chiaro a tutti, Barack Obama di scenari internazionali e di equilibri geopolitici poco capisce ed ancor meno s’interessa... un vuoto pneumatico he spiega, in parte, l’ambiguità e le incertezze della politica estera americana di questi ultimi anni. Della quale il buon e grigio Kerry è la perfetta immagine. Pochi giorni fa, però, lo scialbo Segretario di Stato è sembrato capace di un colpo di reni. L’incontro con il suo omologo russo Lavrov, iniziato sotto i peggiori auspici, si è infatti trasformato in un (almeno apparente) successo, con la firma di un accordo russo-americano per risolvere la crisi siriana senza un, rischioso, intervento bellico. Un accordo che, come tutti sanno, prevede la smobilitazione dell’arsenale chimico di Damasco sotto egida e controllo internazionale. Un successo, certo, per Mosca che voleva in ogni modo evitare l’intervento militare di Washington nella guerra civile siriana, che avrebbe, sicuramente, causato il rovesciamento di Assad e danneggiato gli interessi russi nell’area. Ma un successo anche per il nostro Kerry, immortalato mentre stringeva sorridente la mano di Lavrov, e salutato da più parti come il diplomatico che aveva contribuito ad evitare il ritorno alla Guerra Fredda o, peggio ancora, il rischio di un conflitto globale. Successo salutato positivamente da gran parte del mondo, da Papa Francesco agli oligarchi rossi di Pechino, sino al nuovo Presidente iraniano Rohani che si è spinto fino a far intravvedere spiragli di possibile dialogo con il Grande Satana americano... Tutto perfetto...peccato che nel giro di appena 48 ore Kerry è stato clamorosamente smentito dal suo datore di lavoro. Infatti Obama, facendo leva su un ambiguo rapporto degli ispettori dell’ONU e sulle lacrime di circostanza di Ban Ki Moon, è tornato ad alzare i toni contro Damasco, minacciando nuovamente l’intervento e chiedendo, neppur tanto fra le righe, la detronizzazione di Assad e il suo processo per “crimini di guerra”. Una richiesta cui non solo Assad – che da buon tacchino mica vuole anticipare il natale – ma anche Putin non possono certo acconsentire. Ennesima riprova, per altro, dell’ambiguità di Obama, spinto a questo passo – di fatto il ripudio di un trattato internazionale appena siglato – dalle pressioni dell’ineffabile duo Cameron/_hollande e, soprattutto, da sauditi e Qatar, che proprio in queste ore stanno intensificando i rifornimenti di armi ai ribelli siriani, in particolare a salafiti e jihadisti. E Kerry? Dignità avrebbe voluto che, a fronte di un tale smacco personale, avesse non dico rassegnato le dimissioni, ma per lo meno fatto sentire la sua voce. Hillary, al posto suo, avrebbe scatenato l’inferno a Washington....ma lui no. Lui, buono buono, è rientrato nei ranghi e si è allineato alle dichiarazioni di Obama, come se l’incontro con Lavrov e la firma del trattato fossero stati solo un sogno. Insomma, è tornato ad essere Mr. Ketchup..  
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