Il DEFiciente documento di Renzi. Le altre bugie (Parte 2)

18 aprile 2014 ore 11:25, intelligo
Il DEFiciente documento di Renzi. Le altre bugie (Parte 2)
di Luca Lippi. Ricordiamo le mirabolanti dichiarazioni del presidente del Consiglio dalla City? Ecco le maggiori “castronerie” enunciate dal Presidente del Consiglio nel discorso di presentazione del DEF in tour! La convinzione che Renzi ignori cosa siano i dati macroeconomici  è fondata, rimane sempre l’incognita di come, un professionista come Padoan, accetti di lasciar parlare “a braccio” il suo discepolo (che certamente non ha potuto scegliere) di cose che non può conoscere. I dati macroeconomici sono utili per misurare lo stato di salute di una nazione. LA DISOCCUPAZIONE: “Vedrete nei prossimi mesi come il cambiamento nel mercato del lavoro porterà l’Italia a tornare sotto il 10% nel tasso di disoccupazione”. Lo stato attuale del tasso di disoccupazione è 13% in aumento, portarlo sotto il 10% in pochi mesi significherebbe creare un milione di posti di lavoro. Fa tornare alla mente il proclama di Berlusconi, cominciano a essere perniciose le colazioni fra i due. Di fatto poi, Renzi deve essere stato preso per la collottola dal suo mentore, perché ha corretto l’affermazione da “pochi mesi” a “entro il 2018”. Padoan deve aver spiegato a Renzi una legge economica piuttosto semplice che prevede la ripresa dell’occupazione solo in un mercato in consolidata ripresa. A leggere bene il DEF che Renzi fra un Tweet e l’altro non avrà avuto tempo di leggere, c’è scritto che la previsione del tasso di disoccupazione all’11% è prevista per il 2018. Bugia più, bugia meno, questa è la seconda dopo quella del pagamento dei debiti della PA. LA CRESCITA: tutto l’impianto macroeconomico del DEF si basa sul dato di crescita del PIL italiano di 0,8% per il 2014. Ora va bene che la presentazione è oggi (venerdì santo) ma che umani parlino di miracoli con tanta leggerezza sembra adito! Tralasciando il proclama elettorale di Renzi, Padoan dovrebbe motivare nella migliore delle ipotesi come sia possibile un’affermazione simile, contraria a tutte le previsioni (che convergono naturalmente) di tutti gli organismi internazionali, anche quelli “amici” fra i quali troneggia la Commissione Europea. Il Parlamento deve comunque approvare qualcosa che sia chiaramente condiviso e valutato da tutte le Commissioni, quindi dovrebbe votare un +0,6%. Costringere il Parlamento ad approvare  +0,8% impone il passaggio per un obiettivo programmatico che giustifichi COME si possa concretamente produrre quel +0,2% che non viene fuori da nessuna fantasiosa calcolatrice!!! Se mai la manovra avesse un effetto espansivo (una manovra potrebbe avere effetti espansivi, neutrali o depressivi), questo dovrebbe essere valutato dal Parlamento oggi, alla presentazione del decreto. Solo dopo si potrebbe determinare il tasso di crescita. Com’è possibile che sia già noto e, oltretutto, oltre ogni ragionevole previsione? DEBITO PUBBLICO: Il DEF ci dice che il  rapporto debito pubblico/Pil è rivisto in rialzo rispetto alle previsioni di settembre: per il 2014  sale al 134,9% da 132,8% (+2,1%), nel 2015 al 133,3% dal 129,4% (+3,9%) e nel 2016 al 129,8% dal 125% (+4,8%). Ormai lo sanno anche i sassi che l’UE impone un processo di riduzione e non di aumento! Nell’ultima comunicazione (5 marzo 2014), capitolo  “prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici”, la Commissione europea ricorda all’Italia “la necessità di ridurre l’elevatissimo rapporto debito pubblico/Pil a un ritmo adeguato”. Il DEF non ne tiene conto in alcun modo. IL DEFICIT STRUTTURALE: L’Italia deve rispettare il principio del pareggio di bilancio,  per fare questo deve seguire la strada obbligata di non alterare il deficit strutturale. Il pareggio di bilancio, per chi non lo sapesse, significa che l’indebitamento strutturale netto sul PIL deve essere pari a 0%. Il FISCAL COMPACT autorizza gli stati membri a manovrare in uno spazio di oscillazione di mezzo punto (si chiama close to balance). Lo scorso settembre il deficit strutturale era a -0,3%, le ultime previsioni del ministero delle finanze lo hanno già individuato a -0,6% per il 2014. Per quanto sia efficace l’arte della “vendita del ruolo” del nostro Presidente del Consiglio, alla fine, qualcuno che non sia appesantito troppo dalla colazione di Pasqua, quindi in grado di leggere i dati lucidamente, si accorgerà che l’Italia si allontana dal percorso obbligato di raggiungimento del pareggio di bilancio. Sforare non è una condizione accettabile, il divieto è sancito dalla Legge n. 243/2012 “Disposizioni per l’attuazione del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione”. Lo scostamento prevede il parere della Commissione Europea e L’avvio di una procedura di rientro. Qualcuno ha udito Renzi affrontare questa criticità INEVITABILE? Con tutte le uscite programmate già senza coperture, dove troverà la liquidità per sistemare il deficit strutturale? Va bene tagliare, ma almeno due fettine di salame con un uovo sodo lo lasceranno? In conclusione, pare che il Presidente del Consiglio copiata, la brutta copia in bella copia (approvazione del DEF da parte del consiglio dei ministri che evidentemente non deve averci capito molto), ha consegnato il compito e ora che se la veda il Parlamento, dove la più parte reagirebbe stizzita se gli si pronuncia “macroeconomia”. Padoan, senza alcuna invidia, starà vestendo i paramenti per affrontare la sua personalissima Via Crucis, Croce in spalla e camminare. Di fatto, oggi in Parlamento si parlerà del NULLA ASSOLUTO, un uovo di Pasqua senza alcuna sorpresa all’interno se non le chiacchiere di un Presidente del Consiglio sempre più cartellone elettorale e sempre più agnello sacrificato.
autore / intelligo
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