Meluzzi analizza i forconi: «Non ci sarà una rivoluzione, manca il conte di Mirabeau»

18 dicembre 2013 ore 19:14, Marta Moriconi
Meluzzi analizza i forconi: «Non ci sarà una rivoluzione, manca il conte di Mirabeau»
Alessandro Meluzzi,
psichiatra, psicoterapeuta e criminologo, ha “filtrato” per IntelligoNews le parole della piazza. Da onore a dignità, da Italia a sovranità, tutto per lui rimanda ad una «crisi esistenziale. La domanda di oggi è: io chi sono. E la domanda esistenziale è collegata al cosa faccio. Se non faccio più niente non solo non ho più un reddito ma non ho più neanche l’identità», ci dice Meluzzi. Anche se si tratta di una protesta frammentata, ridotta, per il professore sono le parole «del cuore e della mente disorientati». Ma Meluzzi non intravede per loro un futuro: «Non ci sarà mai la rivoluzione. Manca la leadership con il cuore acceso, il portafoglio pieno e le idee chiare». Meluzzi, perché risuonavano le parole “italiani” e sovranità e non altre? «Il problema identitario è tipico dei momenti di crisi, che spesso nella storia hanno trovato risposte catartiche che oggi non sono possibili. Non solo la pancia vuota conduce alle rivoluzioni, ma soprattutto  cuori e menti disorientati. Quando tutto questo incontra una leadership, spesso sostenuta da gente con pancia piena e idee chiare, solo allora si organizza». Ma in questa piazza non si è visto nulla di simile. «E infatti non ci sarà mai la rivoluzione. Manca la leadership con il cuore acceso, il portafoglio pieno e le idee chiare. Aveva tutte queste caratteristiche il conte di Mirabeau nella Francia del 1789».
Meluzzi analizza i forconi: «Non ci sarà una rivoluzione, manca il conte di Mirabeau»
Meluzzi analizza i forconi: «Non ci sarà una rivoluzione, manca il conte di Mirabeau»
Per i “forconi” di piazza del popolo il giornalista è un di asservito al potere. Un nemico anche lui. Perché?
«Tenga presente che la stampa viene considerata, e non completamente a torto, come parte di un elìte che gestisce una fetta consistente di potere. Sono stati identificati tre nuovi poteri da Alain Touraine: quello finanziario, quello tecnologico scientifico e quello mediatico che hanno superato  i tre poteri di Montesquieu, esecutivo, legislativo e giudiziario, l’ultimo l’unico che rimane forte. I giornalisti, beh, fanno parte dell’establishment per la piazza, non è difficile intuirlo». I Forconi di piazza del popolo dicono di non avere figure di riferimento da una vita. Le ultime sono state quelle di Borsellino e di Falcone. «Io credo che attingere a due magistrati, uccisi due anni fa, sia indicativo di come non abbondino i simboli di riferimento. Questo fa parte di una crisi identitaria di cui questo movimento è espressione. Oltre cosa non si vuole, la mafia e la delinquenza, bisogna dire anche cosa si vuole e cosa si è. Un tempo c’era il socialismo, il fascismo, l’egualitarismo, oggi manca la parte ideologica e ideale». In molti volantini appariva scritto: vogliono prendersi la nostra terra. La “terra” torna al centro dei discorsi? «Nell’era della virtualizzazione, della finanziarizzazione del capitale questo rappresenta un contrappeso. Fa parte di una reazione al mondo dell’imponderabile, dell’immateriale, del globalizzato. E’ una richiesta di tradizione, di materialità, di radicamento territoriale». Troveranno un  leader? «Improbabile. Non  vedo né menti né cuori in grado di tessere le fila di questo movimento»
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