Libia, ecco le aziende italiane dall'Eni a Iveco. LA SCHEDA

18 febbraio 2015 ore 16:23, intelligo
di Luca Lippi La successione dei fatti (fuori dai giudizi politici pre e post rivoluzione libica), dal punto di vista economico nei rapporti fra Italia e Libia.  
Libia, ecco le aziende italiane dall'Eni a Iveco. LA SCHEDA
  Fase costruttiva: è il 16 ottobre del 2007, l’ENI firma un accordo di presenza sul territorio libico fino al 2042 per l’estrazione del petrolio e fino al 2047 per l’estrazione del gas. L’accordo è firmato direttamente con la Lybian National Corporation. Quest’accordo frutta uno scambio di 40 miliardi di euro fra Italia e Libia tra il 2008 e il 2010. La banca centrale libica investe insieme al fondo sovrano Lybian Investment 2.5 miliardi di euro per rilevare il 7% di UniCredit (ne diventa il primo azionista). La Libia acquisisce anche l’1% di ENI in cambio di un allungamento di 25 anni delle concessioni energetiche, ENI in cambio deve garantire investimenti per 28 miliardi. Geronzi (Generali) accoglie la Libia nel patto di società di Capitalia e in Banca Ubae. Nel 2008 col trattato di Bengasi, il Governo italiano garantisce per investitori italiani commesse pari a 2,3 miliardi (costruzione autostrada costiera libica). Inoltre apre le porte a commesse per Impregilo (un centro congressi), per Finmeccanica (elicotteri) e per Ansaldo (tecnologia per il segnalamento ferroviario). Non è finita, dal 2005 al 2009 l’Italia intercede per il rilascio di licenze volte all’esportazione di armi verso la Libia per un totale di 277 milioni di euro attestandosi come il primo paese UE per esportazione di aerei militari, missili e attrezzature elettroniche belliche. Per Beretta agevola la sottoscrizione di un contratto di fornitura per 8 milioni di euro di armi leggere. Fase distruttiva: a seguito della caduta di Gheddafi i tentativi dei governi che si sono succeduti dopo il trattato di Bengasi hanno tentato (senza successo) di incrementare almeno gli affari energetici con la Libia allo scopo di ridurre la dipendenza da Algeria e Russia con la quale si doveva seguire la strategia di embargo imposta dall’UE. La scarsa applicazione della forza diplomatica e la debolezza economica all’interno dell’UE ci hanno costretto a una leva piuttosto limitata causando la perdita della Libia e i benefici degli accordi sottoscritti (e relative entrate). In 42 mesi l’import italiano da 12 miliardi di euro è sceso a 4 miliardi (dati del 2014). Ad oggi:  In un'intervista a IntelligoNews, l'economista Giulio Sapelli in data odierna fa sapere: "L’Eni che coraggiosamente porta avanti un ruolo importantissimo perché ha continuato a dare gas alla popolazione anche senza essere pagata nei momenti più tristi che la Libia ha attraversato. Gli uomini dell’Eni sono stati uno dei pochi fattori di stabilità istituzionale; tanto è vero che l’attacco alla Libia e a Gheddafi voluto dalla Francia era per spazzare via l’Eni sostituendola con la Total, con la complicità dei russi". E il deputato dem Chalid Chaouki, sempre a IntelligoNews commenta così: "Noi abbiamo già assistito a un drastico calo di importazione di gas e petrolio dalla Libia, ma gli stessi libici non hanno alcun interesse a l'instabilità totale perché si toglierebbero il principale elemento di sostegno economico che è proprio quello di esportare petrolio soprattutto al nostro Paese, che è il loro primo cliente". P.s. Secondo la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale (fonte Televideo Rai) operano circa 130 aziende italiane presenti in Libia già prima dello scoppio della guerra. Oltre all'Eni ci sono altre aziende nei settori del petrolio e gas (Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem), delle costruzioni ed opere civili (Impregilo e Bonatti, poi Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise), della ingegneria (Techint e Technip), dei trasporti (Iveco, Calabrese, Tarros, gruppo Messina, Grimaldi, Alitalia), delle telecomunicazioni (Sirti e Telecom Italia), dei mangimi (Martini Silos e Mangimi); della meccanica industriale (Technofrigo - impianti refrigerazione e Ocrim - mulini); delle centrali termiche (Enel Power); dell'impiantistica (Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip, Gemmo). Sono presenti inoltre Telecom, Prismian Cables (ex Pirelli Cavi).  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...