Tutti gli errori (e gli interessi) degli amici-nemici di Gheddafi e il "concorrente" Putin

18 febbraio 2015 ore 17:12, intelligo
Tutti gli errori (e gli interessi) degli amici-nemici di Gheddafi e il 'concorrente' Putin
Roma e Parigi, "armati" con gli eserciti del petrolio: Eni, Enel, Saipem l’Italia, e Suez, Gas de France, Edf ed Edison la Francia.
Questi sono i veri “statisti” sul campo di battaglia che indirettamente "controllano" anche le decisioni governative. Col naso turato, l’Occidente ha fatto affari con Gheddafi che in economia un tempo non era visto come “il colonnello” ma come un partner commerciale (in alcuni casi un amico). L'Italia nel 2010 “entra in casa” della Francia attraverso Eni, Saipem ed Enel che stringono contratti sui nuovi giacimenti in Algeria, non smettendo di strizzare l’occhio al "colonnello". L’Algeria per i francesi è il giardino di casa, e l’intrusione dell’Italia è sicuramente uno sgarbo da punire prima o poi. Tuttavia il gasdotto della discordia, ipotizzato col contratto sottoscritto fra l’Italia e Sonatrach (compagnia energetica statale Algerina) evapora dopo la guerra libica del 2011. Intanto Sarkozy è travolto dagli scandali, uno dei quali riferito ai tempi a un finanziamento che sarebbe stato donato dal "colonnello" per  sostenere la campagna elettorale del “frère” all’Eliseo. Insomma, Italia e Francia “melinano” in nord Africa mentre la “primavera araba” mina gli equilibri dell’area. Gheddafi a suo modo reprime le cellule all’interno del suo Paese e non solo. Il “frère” è ufficialmente scomodo, e Sarkozy è il primo a premere il grilletto. La Francia spera di prendersi nuove concessioni fra Tripoli e Bengasi. La Libia è nella confusione totale ma non sufficiente a fermare “gli eserciti” energetici che nel frattempo (Eni da una parte e Edf, Suez e GdF dall'altra) fanno quello che i rispettivi governi non riescono; accordi e concessioni da esercitare non appena la "guerriglia" finisce. Sia Roma sia Parigi continuano a gestire affari e forniture e non gradiscono interventi nel conflitto totale, perché l'estrazione di gas e petrolio diretti in Francia e Italia continua… finchè non è arrivato l’Isis. Il Califfato vende il petrolio che conquista agli emiri del Golfo Persico immettendolo nel mercato nero dove Bahrein, Kuwait ed Emirati sono gli unici a imporre condizioni. A questo punto “gli eserciti energetici” non possono fare altro che chiedere ai rispettivi governi di fare alzare gli aerei. Il concorrente numero uno (Putin), è in agguato, e Putin non è un gruppo di eserciti  ormai ridotti allo stremo delle forze, e non è neanche l’ISIS. Le mosse dello stratega russo sono già pianificate e pronte a diventare operative: - Putin, già dal 30 novembre scorso, offre al premier turco Erdogan l’approdo del South Stream, il gasdotto che offre alla Turchia una posizione di assoluto privilegio nel mediterraneo. - La Grecia rappresenta la seconda area in cui la Russia può mettere in difficoltà l’Europa. Chiaro che la Grecia usa la richiesta di aiuti a Cina e Russia come “spauracchio”, ma Putin sta volentieri al gioco, è pur sempre un atto d’amicizia che apre porte verso “le stanze buone”. - Putin cerca il rafforzamento dei rapporti politici e militari con Cipro, già base finanziaria primaria per i capitali russi. Intenti entrambe a rinnovare l’accordo di collaborazione militare (Cipro fa parte dell’Ue ma non della Nato), stanno progettando una base navale russa a Limassol (40 chilometri di distanza da quella britannica). Ora è tutto nelle mani di Germania (cliente imbarazzato del gas russo), e degli Stati Uniti ('minacciati' dall’avvicinamento strategico della Russia), dovranno spingere Francia e Italia all’”armiamoci e partite”. Finché c’è guerra c’è speranza.
autore / intelligo
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