Pasto, rimpasto: tutti i giochi prima del 27 alla Camera. In attesa del faccia a faccia Renzi-Berlusconi

18 gennaio 2014 ore 11:37, Lucia Bigozzi
Pasto, rimpasto: tutti i giochi prima del 27 alla Camera. In attesa del faccia a faccia Renzi-Berlusconi
La legge elettorale che non c’è ma c’è la data (il 27 alla Camera), il d-day Renzi-Berlusconi che agita Palazzo Chigi e la ri-stretta maggioranza, il contratto di governo che non c’è ma si farà a fine mese, il caso De Girolamo che rischia di deflagrare, politicamente. Mai come in questa settimana la navigazione del governo Letta è a vista, minacciata dai marosi delle cose da fare che tutti vogliono fare ma che ognuno vorrebbe fare in modo diverso. Letta traballa? E Renzi darà la spallata? Rebus. Un’altra settimana sulle montagne russe.
RENZI-BERLUSCONI. Oggi il faccia a faccia, da giorni evento mediatico. Chiuderanno sullo spagnolo? Non è scontato, tantomeno automatico. Se il Cav. ci punta, Renzi deve fare i conti con la minoranza interna dei bersaniani e dalemiani ma anche coi dem filogovernativi che vogliono un accordo prima dentro la maggioranza e non certo sul modello che piace al Cav. Meglio il Mattarellum corretto, anche se nel Pd non mancano i fans del doppio turno di coalizione (modello sindaco d’Italia) che vuole Alfano. Il leader di Ncd ha già dato l’ultimatum al sindaco-rottamatore e di conseguenza al premier: niente accordo sullo spagnolo o salta il banco. E le punzecchiature via Twitter tra Renzi e Formigoni segnalano scintille tra alleati. L’ex governatore lombardo mette in guardia: la legge elettorale si vota a scrutinio segreto e la scottatura è dietro l’angolo. Il messaggio è tutto per il Pd, vedi modello 101 con Prodi. L’avviso vale anche per stoppare la tentazione, attribuita ai renziani, di sondare le condizioni per un eventuale accordo con chi ci sta, ovvero anche fuori dalla maggioranza di governo. Insomma se gli interessi politico-elettorali di Renzi (atteso alla prova delle europee che saranno il primo vero test anche per la sua leadership) potrebbero incrociarsi nell’opzione del voto anticipato, da qui a chiudere l’accordo in cinque minuti ce ne corre. L’uno non si fida dell’altro e pure questo ha il suo ‘peso’ nel tira e molla della mediazione. NCD-SC-PI: AUT AUT A LETTA. Arriva puntuale alla vigilia del faccia a faccia Renzi-Berlusconi e non è certo un caso. Nuovo centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l’Italia chiedono a Letta di convocare subito un vertice di maggioranza “per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al Pd stesso, provochi una crisi di governo al buio”. Tradotto: blindare Renzi dentro il recinto delle ri-strette intese e allontanarlo dalle sirene del Cavaliere. Altro stop a Renzi: l’accordo prima si chiude tra gli alleati poi si va al confronto con le opposizioni. Corsa contro il tempo per tutti: gli alleati tentano di zavorrare Renzi; Renzi deve uscire dalla Direzione Pd di dopodomani con un testo condiviso da portare in Parlamento, Berlusconi vuole stare seduto al tavolo del poker-elettorale; Letta non vuole ostacoli sul suo cammino. PATTO DI GOVERNO. Al di là del rimpasto sì o no che comunque ha il suo quid se Letta deciderà di fare il tagliando alla sua squadra, è il contratto di coalizione l’obiettivo che Letta vuole centrare entro la fine del mese e gli alleati rivendicano come nuova ripartenza. Economia, lavoro, imprese, pressione fiscale le direttrici di marcia, ma anche qui la navigazione è a vista e in alto mare. Il Jobs Act di Renzi non convince i ministri economici (in testa Giovannini) e la chiave per ridurre le tasse, ridare fiato a consumi, produttività e occupazione ancora non si trova.
autore / Lucia Bigozzi
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