Renzi tra D’Alema e Montezemolo passando per Calenda

18 giugno 2013 ore 16:03, Lucia Bigozzi
Renzi tra D’Alema e Montezemolo passando per Calenda
Il ticket D’Alema-Renzi mitraglia Berlusconi e mezzo Pdl insorge contro il sindaco-rottamatore che vorrebbe pensionare il Cav. e il lìder che lo vuole muto. Strategia bilaterale all’esterno, asse tattico dentro al Pd in chiave pre-congressuale. C’è poi l’endoserment di Renzi al viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, montenzemoliano di ferro. Incroci sospetti all’ombra delle larghe intese. Affinità elettive o elettorali?
RENZI-D’ALEMA. C’è un patto non scritto tra i due (come Intelligonews ha anticipato un mese fa). E non è questione di reciproche cortesie tra Palazzo Vecchio e Roma, c’è di più in gioco. C’è un interesse politico che lega i due apparentemente agli antipodi eppure mai come ora tanto vicini. Non è passato inosservato il ragionamento di D’Alema in occasione del seminario sulla forma partito (rigorosamente a porte chiuse) organizzato dalla ‘sua’ Fondazione Italiani-Europei. Testuale: “Io sono un convinto assertore della personalizzazione della leadership che, d’altro canto, non significa affatto partito personale. Questo il Pd non potrà mai esserlo. Ma le leadership forti devono essere controbilanciate dall’esistenza di una forte classe dirigente”. Detto da D’Alema, pare un abito confezionato su misura per il sindaco-rottamatore pronto sulla rampa di lancio della premiership e in attesa di capire se buttarsi pure nell’agone della corsa al Nazareno. Il mese di tempo fissato dalla commissione dem incaricata di stendere le regole del congresso, è un giusto tempo per sciogliere il nodo. Anche perché stavolta Renzi le regole le vuole vedere e valutare prima, non dopo o durante. Al di là delle regole che verranno e sulle quali i renziani metteranno paletti e contropaletti per rendere le primarie veramente aperte, Renzi deve capire come si mette la partita per il congresso, perchè va da sé che se optasse solo per la premiership di coalizione, avrebbe comunque bisogno di un segretario di partito ‘amico’, cioè non ostile. Forse sta in questo l’asse con D’Alema: un patto di ferro tra i due per non pestarsi i piedi a vicenda e realizzare le reciproche aspirazioni. Certo, sulla loro strada si è parato innanzi Pierluigi Bersani per nulla intenzionato ad assistere da spettatore alla partita. Le primarie solo agli iscritti sono il suo cavallo di battaglia ‘storico’. Quanto a Enrico Letta, gli spifferi di Intelligonews segnalano che dopo i 18 mesi da premier, per lui ci sarebbe un ruolo di primo piano nell’Eurozona. Con Roma nel cuore, ma lontana. RENZIANI E MONTEZEMOLIANI. Si annusano da tempo e in tempi non sospetti. Da quando il sindaco-rottamatore scrisse il suo primo libro “Stil Novo” (circa un paio di anni fa). Quando Luca Cordero di Montezemolo ruppe l’indugio dell’ingresso in politica alla testa di Italia Futura ma poi rimase in mezzo al guado, lavorando e favorendo la nascita successiva del governo Monti e il progetto di Scelta Civica. Il fatto che Renzi dica di Calenda (fedelissimo del presidente Ferrari) a Firenze con lui per il taglio del nastro di Pitti Uomo “abbiamo bisogno di persone che facciano politica bene, come Calenda sicuramente sta facendo e farà per il futuro”, segnala nuovi ammiccamenti. Affinità elettive o elettorali?
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...