Riforme, Russo (Pd): “Se i 5S sono rock, Renzi è heavy metal”

18 luglio 2014 ore 12:59, Lucia Bigozzi
Riforme, Russo (Pd): “Se i 5S sono rock, Renzi è heavy metal”
“Se i 5Stelle sono rock, Renzi è heavy metal”. E il motivo del risveglio dei grillini sta nel fatto che il Pd ha cambiato musica. Netto il giudizio di Francesco Russo, senatore dem, capofila dei “facilitatori” tra i “frondisti” guidati da Chiti e i renziani di rito ortodosso. Una trentina di ‘pontieri’ trasversali nel puzzle delle componenti interne al Nazareno che si sono messi in gioco per ricucire gli strappi. A Intelligonews anticipa cosa accadrà da lunedì al Senato…
Tavolo Pd-5Stelle; i grillini dicono che siete lenti e loro sono rock. Cosa risponde? «La mia impressione è che i grillini si siano riscoperti rock adesso perché il Pd ha cambiato musica negli ultimi mesi. Ha fatto bene Renzi a ricordare che il primo invito a scongelarsi, a discutere e collaborare risale al dicembre scorso e loro si sono svegliati nelle ultime settimane. Se u 5Stelle sono rock, Renzi è heavy metal. Dopodichè sono lieto di questi tentativi di dialogo, vedo molte contraddizioni all’interno dei grillini: c’è chi il dialogo lo persegue con coerenza e convinzione e chi, invece, prova a sabotarlo. E’ un momento di confusione nei 5Stelle, ma spero che quanto sta accadendo sia il preludio a una stagione in cui fare insieme le riforme per le quali gli italiani hanno votato anche loro e un po’ di più il Pd». Se le richieste dei 5Stelle ad esempio sulle preferenze fossero accolte bisognerebbe ridiscutere il patto del Nazareno che per Berlusconi non si tocca. Comanda Berlusconi come hanno detto i grillini a Renzi? «Credo sia una fase di vita politica molto diversa da quella in cui il patto del Nazareno, in cui nessuno possa permettersi di comandare e mettere veti; men che meno Fi le cui debolezze a partire da Berlusconi sono sotto gli occhi di tutti e anche la sentenza attesa per oggi rischia di incidere ulteriormente. Io però credo che i margini per cambiare in profondità l’Italicum ci siano e che anche Renzi ne sia convinto e stia lavorando per questo». Su quale aspetto in particolare? «Sicuramente, per quanto riguarda il tema della rappresentanza di genere andranno aggiunti elementi per valorizzare il ruolo delle donne; sicuramente credo già per quanto riguarda il tema delle soglie, sia quella che dovrà far scattare l’eventuale premio di maggioranza che potrebbe arrivare al 40 per cento che quelle in basso. Poi, sicuramente, c’è il tema – ma anche qui credo ci siano le condizioni per cambiare – di ridare agli italiani il protagonismo nella celta dei propri rappresentanti in parlamento: se questo si farà con le preferenze, con i collegi o con le primarie per legge credo lo discuteremo, ma è un tema sul tavolo. E lo è a partire dal fatto che anche una larga maggioranza del gruppo Pd al Senato è convinto della necessità di superare le liste bloccate così come l’Italicum prevede». Da lunedì la lunga maratona sui settemila emendamenti alla riforma del Senato. Coi frondisti Pd pronti a dare battaglia. Che succede? «Bisogna riconoscere che il lavoro in Commissione e gli emendamenti hanno modificato profondamente il testo base, arricchendo di funzioni, ruolo e garanzie di questo Senato. Sono state accolte molte delle nostre indicazioni e anche di chi all’interno del gruppo resta contrario come Chiti e coloro che guardano a lui. Do un giudizio positivo sul lavoro fatto, considero che non si possa strozzare il dibattito parlamentare, specie quando il tema è così delicato; però devo dire che oltre un certo limite l’ostruzionismo diventa volontà di non cambiare. Seimila emendamenti significano tenere l’Italia inchiodata all’immobilismo che su altri versanti sta determinando una disoccupazione giovanile al 40 per cento. Confido che alla fine, saranno in pochi quelli che vorranno intestarsi la battaglia di porre un freno al cambiamento».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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