A Letta lo alletta il Quirinale. D'Alema scende

18 marzo 2013 ore 16:00, Lucia Bigozzi
A Letta lo alletta il Quirinale. D'Alema scende
Ci sono due cose certe alla vigilia delle consultazioni al Quirinale: D’Alema entrato papa uscirà cardinale; il Pdl ragiona sulle larghe intese solo se il successore di Napolitano sarà un moderato, cioè uno di centrodestra. Archiviata la pratica Grasso-Boldrini
ora tutto passa nelle mani del capo dello Stato: Governo, premier e perfino il destino di Bersani. MALDIPANCIA PIDDINI. Lo schiaffo ad Anna Finocchiaro (Senato) e Dario Franceschini (Camera) non sarà senza conseguenze, perché tra i democrat monta il fronte dei delusi che non vogliono tornare al voto e spingono per un governo ‘largo’. La mossa di Bersani è stata cucita addosso alle suggestioni nuoviste che gli hanno consentito di capitalizzare quindici voti grillini. La ‘trappola’ ha funzionato, ma non è affatto detto che lo spiraglio di sabato si traduca in un voto di fiducia al governo Bersani. Anzi, la ‘forzatura’ per irretire i cinquestelle ha – per contro – scavato un solco col Pdl e Scelta Civica. Difficile, adesso gettare ponti. Il confronto si è radicalizzato e molti parlamentari democrat sono convinti che “così si va dritti verso il voto”. Senza contare che i nuovi maldipancia si sommano a quelli già stagionati dei renziani che col sindaco di Firenze sono lì a contare quanto resta da qui a giugno, cioè da qui alle urne. Incognite su Bersani. Una su tutte: cosa farà Napolitano? L'UOMO DEL COLLE. Non è un mistero che il capo dello Stato voglia dal premier in pectore garanzie sui numeri di una maggioranza che seppure risicata sia in grado di governare e soprattutto di dissipare i ‘sospetti’ europei e dei mercati. I numeri di Bersani però, dicono il contrario: primo perché i quindici voti grillini al Senato non bastano per governare (l’autosufficienza scatta con 20-30 senatori) e secondo perché i cinquestelle non daranno la fiducia a un governo del segretario Pd. Terzo: senza numeri stabili Napolitano non rischia il ‘salto nel buio’, tantomeno guarda con benevolenza al voto anticipato. Conseguenza: potrebbe affidare al leader Pd un mandato esplorativo ben sapendo che fallirà. A quel punto si potrebbe profilare un governo del presidente, con un premier non opzionato dai partiti ma sostenuto dagli stessi. Mercoledì è giorno di consultazioni e Napolitano non vuole perdere tempo: facile che entro venerdì ci sia o un ‘esploratore’ o un premier incaricato. GOVERNO LARGO. L’esortazione arriva dal piddino Civati, filobersaniano per dovere di scuderia ma in lizza per il dopo-Bersani alla guida del partito. Spiega, come già anticipato nell’intervista a Intelligonews, che l’alternativa al piano-Bersani (Pd-M5S) non è solo il voto, bensì "un esecutivo a tempo determinato, del Parlamento, con patti chiarissimi e amicizia cortissima, e si cerca una figura che piaccia al Pd e al M5S”. Un bis del metodo Grasso-Boldrini? PDL SUGLI SCUDI. Berlusconi spara alzo zero nella riunione coi deputati e senatori (per i capigruppo): o Bersani riconosce che dopo “l’occupazione” di Camera e Senato al Quirinale deve andare un moderato (risalgono le quotazioni dell’inossidabile Gianni Letta), oppure sarà ‘guerra’ in Parlamento e nelle piazze (si comincia sabato a Roma). Solo così il Cav. sarebbe disponibile a larghe intese a Palazzo Chigi. Bersani bolla l’avance come “indecente”, eppure dovrà farci i conti visto che il pallottoliere al Senato non è dalla sua parte. E al Colle si auspica un esecutivo di responsabilità nazionale. SCELTA CIVICA TEMPOREGGIA. I montiani prendono le misure alle prossime mosse. Prudenza, dopo le trattative naufragate con Bersani e Berlusconi per Palazzo Madama che hanno chiuso la strada a una presidenza condivisa dalla quale sarebbe potuto discendere uno scenario simile per l’esecutivo che verrà. Il premier sa di avere un ruolo strategico al Senato ma non vuole rischiare nuove aperture in cambio di porte in faccia. Per questo, d’ora in poi i montiani dovranno calibrare bene ogni passo: la linea della coerenza resta un governo di unità nazionale (asse con Napolitano) ma è altrettanto vero che la forzatura di Bersani da un lato e la campagna elettorale aperta dal Cav. dall’altro, non vanno nella stessa direzione.
autore / Lucia Bigozzi
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