Massimo Fini: “Renzi paraculo, Obama cacadubbi. Prendiamoci la Merkel…”

18 marzo 2014 ore 14:42, Lucia Bigozzi
Massimo Fini: “Renzi paraculo, Obama cacadubbi. Prendiamoci la Merkel…”
“Renzi? Un paraculo, è il Bergoglio del Pd”. Dossier Crimea: “Il Kosovo è il precedente creato dagli Stati Uniti, la Russia qualche ragione ce l’ha”. Due piani che nello scacchiere geopolitico si incrociano e che Massimo Fini, giornalista, scrittore, esperto di politica estera, analizza nella conversazione con Intelligonews. Ragionamento fuori dagli schemi e senza giri di parole anche quando parla dell’Europa “debole” e di una Merkel che vorrebbe in Italia “come si fa quando si acquistano i giocatori di calcio”.
Fini cosa ci legge nel dossier Crimea? «L’Occidente minaccia sanzioni, fa la voce grossa, avrebbe ragione se non avessero cominciato gli Stati Uniti a infrangere il diritto internazionale come accaduto in Kosovo. C’era una regola non stupida, del non intervento militare negli affari interni di un altro Stato, il Kosovo appunto, ma non è stata rispettata». Analogie o differenze tra Crimea e Kosovo? «In Serbia esisteva il contenzioso tra indipendentisti albanesi, peraltro foraggiati dagli Stati Uniti, diventati maggioranza in Kosovo e la Serbia che voleva mantenere l’integrità dei propri confini. Tra l’altro il Kosovo era considerata la patria serba anche per ragioni storiche oltrechè giuridiche, un po’ come il nostro Piemonte. Invece gli Stati Uniti decisero che avevano ragione solo gli albanesi e intervennero non con i carri armati ma con un bombardamento su Belgrado - capitale europea - per 72 giorni con 5.500 morti. Mentre nel caso russo qualche ragione i russi ce l’hanno nel senso che la Crimea era un regalo di Krusciov e da sempre è russofona. Se facciamo un parallelo, è molto più giustificato l’intervento russo in Crimea di quello americano in Serbia. Clinton per spiegare l’intervento in Kosovo dovette prendere la carta geografica e spiegare cosa era il Kosovo». In Europa si giustificano le sanzioni alla Russia con la volontà di associazione o adesione dell’Ucraina all’Unione. E’ una motivazione che regge? «Ha poco senso. Primo perché esiste un principio sancito a Helsinki nel 1975 firmato quasi da tutti gli Stati del mondo sull’autodeterminazione dei popoli; secondo una regione non appartiene solo a chi ci sta in quel momento, bensì alle generazioni che ci hanno lavorato e vissuto da sempre. La Crimea da sempre è russofona, quindi dato il precedente del Kosovo quanto accaduto è giusto. Poi, le sanzioni… in mezzo ci sono gli affari economici. Basta vedere come l’Europa sia timida in questa vicenda, anche perché la Russia è la Russia e la Serbia era solo la Serbia». Ma perché la Merkel è così preoccupata dal dossier Crimea? Forse perché’ ha fallito politicamente nella mediazione con la Russia che si era in un certo senso intestata? «Non credo. La Merkel è molto seria come del resto la Germania. Se pensiamo al caso del presidente del Bayern Monaco condannato per evasione fiscale che ha rinunciato al processo di appello e è andato in carcere e lo mettiamo in parallelo con la vicenda di Berlusconi, vediamo facilmente come la Germania sia un altro paese. Merkel è preoccupata nel senso che questa avanzata sovietica deve essere in qualche modo contenuta nei limiti in cui, se non giuridicamente, è legittima materialmente. Non credo che ci siano altre ragioni; i tedeschi la ragionano in modo diverso, sono più statisti. C’è una questione geopolitica nel senso che la Germania è l’unico vero grande paese dell’Europa e in qualche modo deve trattare». Ma il “metodo” russo potrebbe aprire un precedente, per cui si potrebbe ripetere in qualsiasi altro contesto? «Sì, senz’altro. Nel senso che se si accetta una vicenda come quella del Kosovo e poi quella della Crimea è chiaro che potrebbe ripetersi altrove. Faccio un esempio semplice per capirsi: prendiamo il Piemonte e poniamo che fra 30 o 40 anni vi sia una maggioranza musulmana che a un certo punto dica noi vogliamo essere indipendenti dall’Italia, beh ci sarebbe da giustificarli. Certo che si crea un precedente, ma non lo ha fatto la Russia bensì gli Stati Uniti. Io poi faccio un ragionamento se si vuole anche utopico, sulle piccole patrie…». Cioè? «E’ evidente che la globalizzazione, sposata dalla destra e dalla sinistra - al Wto del ‘98 Clinton disse che la globalizzazione è un fatto e Castro disse che essere contro la globalizzazione è come essere contro la legge di gravità -, si sta dimostrando un massacro sulla pelle dei popoli, prima del terzo mondo e adesso anche del nostro mondo. Fosse per me, immaginerei piccole patrie, tipo la Corsica». Obama dice che la Russia è isolata. E’ davvero così? «Obama è un “cacadubbi”; non può intervenire perché ha di fronte una potenza quasi altrettanto forte come la sua. Credo quindi che quello che ha detto si risolverà in nulla. Poi, siccome le guerre oggi non sono più le care e vecchie guerre di una volta, ma sono guerre economiche e magari gli altri ti ricattano col gas, ritengo che non succederà nulla di determinante». In questo contesto hanno senso le sanzioni dell’Europa alla Russia e qual è il fine? «L’Europa ha una debolezza di fondo, cioè il fatto che non è unita politicamente. Si è cominciato nel modo sbagliato, ovvero prima un’unione economica, poi quella politica che non è mai avvenuta. Non che i padri fondatori, da Adenauer a De Gasperi, non lo sapessero che gli Stati Uniti avrebbero impedito l’unione politica, ma questa seconda fase non si è concretizzata anche per l’avversione delle classi dirigenti di molti stati nazionali le quali se vi fosse unione politica, sparirebbero. Come si può pensare che Berlusconi o la classe dirigente del Pd italiano potrebbero stare in un governo europeo? Per ora l’Europa, come di solito si dice, è un nano politico, non ha le armi che invece ha la Gran Bretagna perché ancora legata agli Stati Uniti; è un gigante economico che tuttavia sta perdendo i colpi. Io mi fido molto della Merkel; anzi vorrei che in Italia fosse acquistata  per un periodo così come si fa con i giocatori di calcio». A proposito di Merkel, come legge l’incontro con Renzi? «Renzi è nessuno, un paraculo che esce esattamente da quella classe politica di cui parlavo prima. E’ in politica da 22 anni, cosa si può pensare? E’ bravo nella politica-spettacolo e in questo senso è un nuovo Berlusconi. Io ho scritto che adesso abbiamo due Berlusconi: il Berlusconi Silvio e il Berlusconi Matteo. Questa del resto è la politica dei nostri anni in Italia, ma non in tutt’Europa». Al di là degli apprezzamenti per il piano di riforme, la realtà è che sul rigore la Merkel ha tenuto il punto. «Merkel ha usato il linguaggio diplomatico inevitabile in questi incontri ma la sua posizione non è scalfibile. Noi siamo in una posizione di debolezza non per colpa di Renzi ma della classe politica degli ultimi trent’anni che ha accumulato un debito pubblico pazzesco a cominciare dall’esule di Hammamet e gli altri. In tutto questo, posto il mio giudizio assolutamente contrario, Letta date le condizioni, aveva fatto quello che si poteva fare con un po’ di presenza, aplomb, stile, non con la cialtronaggine italiana. Renzi è un paraculo, lo definisco il Bergoglio del Pd».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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