Eterologa, a Porta a Porta di scena l’Italia-Frankenstein. E io voglio sposare un cane...

18 settembre 2014 ore 16:17, Fabio Torriero
Eterologa, a Porta a Porta di scena l’Italia-Frankenstein. E io voglio sposare un cane...
La cultura della vita contro la cultura prefabbricata della vita.
Dobbiamo ringraziare la professionalità, l’acume e la sensibilità di Bruno Vespa che ieri ha avuto il coraggio di affrontare giornalisticamente nel suo storico salotto tv, un tema spinoso, impopolare forse, rispetto ad altri argomenti (la guerra, la crisi economica), ma emblematico: la fecondazione eterologa, con annessi e connessi. E ci ha fornito in modo spietato, secco e diretto, il metro per comprendere il cosiddetto cambiamento civile, morale e culturale in atto in Italia, nei volti, nei fatti e nelle parole degli ospiti (dalla figlia di Roberto Vecchioni Francesca a Anna Paola Concia a Rosaria Iardino e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi). Posto che a Renzi dell’argomento frega poco: da una parte sta evitando furbescamente di impaludarsi sui temi etici, rinviando al Parlamento, il luogo delle risse per antonomasia, l’oggetto del contendere; dall’altra, volendo costruire il “partito della nazione” (la copia di sinistra del “partito degli italiani” di Silvio), da mesi sta sfumando, frenando, su matrimoni gay, adozioni gay, decreto Scalfarotto etc, proprio per poter rappresentare nel Pd (partito onnivoro-maggioritario) tutto e il contrario di tutto: liberali, cattolici, progressisti, radicali, neo-post-comunisti.
Eterologa, a Porta a Porta di scena l’Italia-Frankenstein. E io voglio sposare un cane...
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E posto che apprezziamo il lavoro tecnico del ministro Beatrice Lorenzin
, che da laica-liberale sta tentando (con la sua iniziativa legislativa sull’eterologa stoppata da Palazzo Chigi) di bloccare il cadavere (la società italiana) al secondo piano, sapendo che inevitabilmente cascherà per terra… un lavoro che sta facendo comunque con qualche tranello rivolto ai laicisti-progressisti (tipo la tracciabilità dei gameti, il diritto di un figlio a conoscere il proprio padre biologico)... una cosa va detta e a chiare lettere. Sperando di aprire un dibattito serio e qualificato. Ieri abbiamo toccato con mano il pericolo attuale e come si avviterà in futuro, l’Italia-Frankenstein.  Un caos assoluto grazie al vuoto legislativo e all’interventismo ideologico della magistratura. Da tempo, infatti, sono i giudici a stabilire le adozioni, i matrimoni, i candidati alla Camera etc. Siamo rimasti sconcertati dalla dittatura lessicale, dal terrorismo psicologico, dal nazismo democratico di parte dei partecipanti: il contesto folle, le osservazioni e motivazioni folli, verniciate di buonismo e sentimentalismo. E gli invitati cattolici (Giovanardi e Belletti del Forum della Famiglie)? Come al solito, come capita troppo spesso in tv, deboli, troppo astratti nella comunicazione, votati alla difensiva. Ormai, per merito di Porta a Porta, abbiamo appreso la nostra bussola, la nostra stella polare: padri e madri saranno dello stesso sesso; abbiamo appreso che un conto è il genitore (il termine significa secondo la nuova vulgata,“colui che adotta”: ma la parola a livello etimologico non significa “colui che genera?”), un conto è il padre biologico, diventato semplicemente donatore senza diritti; un conto è chi feconda, un conto è chi non porta avanti il parto (ma diventa madre a tutti gli effetti in via ideologica).
Eterologa, a Porta a Porta di scena l’Italia-Frankenstein. E io voglio sposare un cane...
Tutti diritti, solo diritti (dietro l’eterologa è uscita fuori la società delle pulsioni dell’io). Diritto ad avere per forza figli, diritto ad essere genitori anche se non si può: tutto storto. E i figli? Il loro equilibrio psicologico, la pedagogia? Sempre ieri ci è stato ricordato che gli studi in tal senso sono superati. Questa è la “famiglia arcobaleno”, la famiglia Frankenstein, la società dei pezzi di ricambio da officina, che si mescolano, compongono a piacimento, secondo pulsione, quasi eugenetica (democratica). In fondo, Hitler ha solo anticipato i tempi: dalla famiglia della purezza biologica-ariana stiamo arrivando alla famiglia della purezza ideologico-democratica. Ormai lo scontro è questo: la cultura della vita contro la “cultura prefabbricata della vita” (fino a prova contraria, per natura o per chi crede in Dio, i figli nascono con gli attributi maschili e femminili. E nascono da un maschio e una femmina, un uomo e una donna che hanno il grande dono di procreare, di dare la vita. Questo è oggettivo, tutto il resto è virtuale, artificiale, sono alterazioni della psiche, dell’ego). La cultura prefabbricata della vita, ossia uomini e donne, che a tavolino, riducono l’esistenza (forzando la natura) a mero soggettivismo, pulsioni dasoddisfare, sentimentalismo personale (l’idolo della libertà senza limiti, l’idolo della felicità), desideri che si devono obbligatoriamente trasformare in diritti sanciti e riconosciuti dalla legge. E il risultato è la parodia della famiglia, la parodia della coppia, della figliolanza. La parodia della società naturale. Comunque vada sarà un insuccesso. Perché la cosa che più fa male è vedere che i soldi, le possibilità dei ricchi di andare all’estero (e di ricorrere ugualmente all’eterologa anche se ancora non disciplinata in Italia), e dei poveri di non essere discriminati, rappresentano l’unico terreno di possibile incontro tra gli interlocutori di destra, sinistra e centro. L’alibi? Semplice: lo Stato liberale non può occuparsi dei valori non negoziabili, altrimenti diventa Stato etico. A forza di ripeterlo stiamo edificando uno Stato etico rovesciato: il nazi-buonismo. E allora ci entro dentro: voglio sposare un cane. Ma perché lo Stato non me lo fa fare?
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