La ‘passione’ di Matteo, la rincorsa di Silvio e la crociata di Grillo

19 aprile 2014 ore 7:50, Lucia Bigozzi
La ‘passione’ di Matteo, la rincorsa di Silvio e la crociata di Grillo
Tra Def, voto di scambio con annessa bagarre in Aula, e il primo Cdm in cui si è rotto ‘l’incantesimo’ con gli alleati, Matteo Renzi da Firenze fa i conti con la dura realtà. Che è stata poi quella di #enricostaisereno… Con gli ottanta euro da dare in busta a maggio e i soldi da rastrellare tagliando altrove, il premier sta passando per la cruna dell’ago tra le promesse e i fatti.
TAGLI O NON TAGLI? No, niente ritocchini alla sanità e agli stipendi degli insegnanti, twitta il premier da Palazzo Chigi dove il ministro Lorenzin ha annunciato fuoco e fiamme se Padoan vorrà affondare il ‘bisturi’ sui servizi sanitari. Eppoi c’è il decreto lavoro, con Alfano che sfodera l’altolà e chiede a Renzi di dare una “calmata alla sinistra del Pd” che esulta per la vittoria delle cinque deroghe sui contratti a tempo indeterminato. Ncd sta al testo uscito dal Consiglio dei ministri ma il messaggio suona così: Renzi deve capire che è dentro il Pd che c’è un pezzo in cui si annidano spinte conservatrici”. Rinforzino dal ministro Lupi convinto che sul dl lavoro “si gioca la credibilità del cambiamento radicale del nostro Paese”. Le cose democratiche non vanno meglio dentro a un partito dove rispunta D’Alema a dire “riprendiamoci il partito”, con Napolitano pronto a lasciare il testimone (forse a fine anno) e gli appetiti che ‘vengono mangiando’… Lui, Renzi fa buon viso a cattiva sorte: annuncia che il 19 maggio sarà in campo a Firenze con la maglia numero 8 per Emergency a farsi passare la palla del goal dalla maglia numero 9, quella di Batigol… Meglio i campioni di calcio, avrà pensato il premier che in compagni di partito; perché invertendo ruoli e maglie non è affatto scontato che la palla goal arrivi da Letta, Cuperlo, Civati, Bersani e D’Alema... SILVIO MARATONETA. Nessuna sosta, neanche per le feste comandate. Silvio non ha tempo: tra un pomeriggio a settimana ai servizi sociali e due giorni e mezzo ‘in licenza’ dalla Lombardia per fare campagna elettorale, deve recuperare non solo il tempo ma anche i consensi che i sondaggi danno in lento ma costante calo. E allora vai con i media, vecchio amore del leader: dalla conferenza stampa-fiume con accanto i capolista per Strasburgo all’intervista al Tg5 dalla sua casa di Arcore. I candidati tutti in pista, lui un po’ azzoppato ma altrettanto determinato a dimostrare che, a dispetto dei gufi, Fi tornerà sopra quel 20 per cento che non gli va proprio giù. Ma il voto sarà, forse per la prima volta, un test significativo per la sua leadership che nessuno nel partito mette in discussione ma che l'età e i guai giudiziari hanno un pò appannato. Con Alfano lì pronto a dire che l'alleanza con l'Udc serve a ricostruire la casa dei moderati. Ad Arcore è in corso una seduta collettiva di scongiuri... GRILLO E LA ‘FRANA’. Frana tutto, movimento inarrestabile. E’ l’orizzonte descritto negli ultimi giorni dal leader a 5Stelle. Pure lui come l’acerrimo nemico Berlusconi, deve macinare tempo e consensi nella sfida che – secondo gli osservatori – stavolta sarà tra lui e il Pd di Renzi. Prima al Senato per guardare in faccia chi votava sì alle modifiche al ddl voto di scambio, poi le accuse all’universomondo e la promessa che sì le elezioni le vincerà lui e allora… altro che scatoletta di tonno come promesso in Senato: a Strasburgo si cambia musica. Ma per cambiare musica, bisogna avere in mano lo spartito che nel caso specifico sono i voti. E questo sarà un voto strano, diviso in tre: da un lato un referendum sull’euro e l’Europa come vogliono - dalle rispettive latitudini - Grillo e Salvini - dall’altro chi vuole stare in Europa ma non così. Su tutti, il partitone dell’astensionismo. Ne resterà solo uno, come Highlander...
autore / Lucia Bigozzi
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