#Charlie, dal marxismo alla democrazia laicista: l'intolleranza dei "buoni"

19 gennaio 2015 ore 10:58, Americo Mascarucci
chaNon si può combattere l’integralismo religioso combattendo la religione. Non tutti siamo Charlie Hebdo e non possiamo esserlo nel momento stesso in cui si arriva al paradosso di considerare la blasfemia e l’offesa al sentimento religioso dei popoli lo strumento per contrastare il fondamentalismo. Un errore del genere fu fatto nel secolo scorso dal marxismo che pensò di risolvere ogni problema cancellando la religione, considerata “l’oppio dei popoli”. Il marxismo non poteva accettare la “concorrenza in casa del cristianesimo” ancora di più dopo che un Papa sociale come Leone XIII aveva promulgato l’enciclica sul lavoro, la Rerum Novarum, con la quale forniva una risposta cristiana ai diritti sociali, togliendo ogni esclusiva al marxismo. All’epoca la Chiesa era considerata un pericoloso concorrente in grado di succhiare consenso al comunismo con la sua dottrina sociale. Il marxismo ha fallito proprio perché ha cercato di sfidare il cristianesimo cancellando Dio dal cuore e dalla mente degli uomini nella convinzione che, eliminando Dio si sarebbe eliminata la Chiesa. Le persone invece non soltanto hanno continuato a credere in segreto, ma proprio la fede, come avvenuto ad esempio in Polonia o nei paesi dell’est europeo, è stata l’arma che ha permesso ai popoli oppressi di resistere e, quando ve ne è stata l’occasione, di opporsi. Oggi, nonostante i cristiani siano le principali vittime dell’integralismo islamico, il mondo cattolico non può non sentirsi solidale con i musulmani, tutti i musulmani, arabi ed europei. Perché non si può tollerare una satira basata sul disprezzo della fede, una satira che risponde alla violenza del terrorismo con altra violenza. Si dirà che un conto è sparare ed uccidere delle persone, altra cosa è disegnare una vignetta blasfema. E’ evidente che le due cose non possono essere poste sullo stesso piano ma l’offesa al sentimento religioso dei cittadini è un altro tipo di violenza che non può essere tollerata. Così come per i cristiani è un pugno nello stomaco veder ridicolizzato il crocefisso, la Vergine Maria o i santi (tranne ovviamente la satira spiritosa tipo quella del maestro Forattini che pur avendo spesso utilizzato simboli religiosi per caricature politiche non è mai scaduto nell’offesa come altri disegnatori) altrettanto può dirsi per gli islamici che si vedono offeso Maometto. I vignettisti di Charlie Hebdo non possono pretendere di avere l’appoggio e il consenso generale nel momento in cui rispondono alla violenza terroristica con la violenza dell’offesa e della blasfemia. Massimo rispetto per le vittime dell’atto terroristico, ma non possiamo sentirci Chiarlie soltanto per solidarietà con i giornalisti massacrati passando sopra all’aggressione contro la religione. La satira dovrebbe essere sempre rispettosa delle persone, dei loro sentimenti, della loro sensibilità. Quando morì Vincenzo Muccioli, il patron della comunità di San Patrignano, il settimanale satirico “Cuore” pubblicò in prima pagina questo titolo: “Tutto pronto all’inferno per l’arrivo di Muccioli”. Secondo qualcuno quella era satira, ma furono tanti a deprecare quell’aggressione così violenta nei confronti di un uomo appena morto; perché Muccioli certamente non era un personaggio immune da critiche, ma a tanti quella provocazione risultò inopportuna e sgradevole, soprattutto perché si configurava come “atto di violenza” verso i familiari, il loro dolore, la loro sensibilità. Il diritto di satira come la libertà di stampa è un principio sacro ed inviolabile, ma in ogni Stato che si definisce realmente democratico, ogni singolo diritto si ferma nel momento stesso in cui rischia di infrangere quello altrui; e il diritto di chi professa una fede, cristiana, musulmana, ebrea o buddista, è quello di essere rispettato e di non essere “colpito nello stomaco” da immagini dissacranti ed offensive del proprio credo. Non c’è differenza fra un regime teocratico che impone la religione per legge, ed una pseudo democrazia che al contrario impone un laicismo relativista e privo di etica. Alla fine entrambi hanno in comune l’intolleranza verso quanti non si adeguano, ma mentre la teocrazia si presenta a viso aperto e senza infingimenti, la democrazia laicista si nasconde dietro il volto buono e rassicurante di diritti che solo apparentemente rispecchiano i valori universali di libertà e di giustizia. Perché non può esservi libertà, né giustizia, nella pretesa di offendere migliaia di persone solo perché ci si sente liberi di poterlo farlo.
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