Intimidazioni a Tempi e La Croce: solo i cristiani non sono Charlie

19 gennaio 2015 ore 13:05, Americo Mascarucci
adinolfiSiamo tutti Charlie, tranne quando ad essere oggetto di aggressioni è il mondo cattolico. Proprio così, per i cattolici sembra non esistere alcuna libertà di espressione e quando a subire intolleranza e discriminazione è qualcuno che professandosi cristiano sostiene certe posizioni, allora in quel caso nessuna solidarietà può essere consentita; della serie: “Ben gli sta, se la sono cercata”. Prendete il caso di Mario Adinolfi ex parlamentare del Partito Democratico, cattolico, da sempre impegnato nella difesa dei temi etici e nel combattere le derive laiciste del suo partito in riferimento alle nozze e alle adozioni gay. Adinolfi ha creato un nuovo quotidiano “La Croce” con l’obiettivo di difendere i valori cristiani e la famiglia tradizionale in primo luogo, contrastando i tentativi di equiparare unioni di fatto e nozze gay ai nuclei familiari fondati sul matrimonio fra un uomo ed una donna. Si può essere d’accordo o meno, si può legittimamente dissentire dagli obiettivi che Adinolfi si propone, ma se esiste la libertà di stampa, questa libertà deve essere consentita anche a chi vuole entrare nel mercato editoriale per rilanciare e sostenere certe tematiche, oggi considerate controcorrente o politicamente “scorrette”. Il quotidiano ha fatto il suo esordio in edicola il 13 gennaio scorso, eppure ecco che a pochi giorni dalla sua uscita ha subito già le prime intimidazioni. La scorsa notte infatti ignoti hanno staccato l’insegna del giornale, tanto per far capire che forse sarebbe opportuno darsi una calmata; perché siamo tutti pronti a scendere in piazza per difendere il diritto di satira anche quando offende pesantemente i simboli della fede, cristiana o musulmana poco importa, ma guai a permettersi di difendere con orgoglio la propria religione e i valori di riferimento. Perché si può dissacrare tutto, Gesù Cristo, Maometto, il Vangelo, il Corano, ma è tassativamente vietato difendere il primato della famiglia tradizionale, sostenere che non possono esistere nuclei familiari composti da persone dello stesso sesso, rivendicare il diritto dei figli di avere un padre ed una madre. Chi lo stabilisce? Il politicamente corretto, la dittatura del relativismo. Lo ribadiamo, ognuno è libero di sostenere che i gay possono e debbano sposarsi, costituire una famiglia e adottare dei figli, ma senza negare agli altri il diritto di opporsi. Siamo tutti Chiarlie, ma sicuramente nessuno oggi si sentirà Adinolfi, statene certi!
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