E dopo la campagna elettorale ri-tornano le tasse

19 marzo 2013 ore 10:02, Alfonso Francia
E dopo la campagna elettorale ri-tornano le tasse
Finite le fiabe da campagna elettorale che raccontavano di sussidi, abbassamento delle tasse e restituzione dell’Imu, gli italiani tornano a fare i conti con la realtà, ovvero con l’ennesimo aumento delle tasse.
La legge di stabilità e la manovra “salva-Italia” approvata dal governo tecnico tuttora in carica prevedono infatti un pacchetto di misure su Imu, Tarsu e Iva che porterà 5 miliardi in più nelle casse dello Stato. Gli aumenti cominceranno ad alleggerire i conti correnti dei contribuenti ben prima dell’estate, mettendo nuovamente a rischio l’industria del turismo i cui operatori anche nel 2013 dovranno affidarsi agli stranieri per sopravvivere. Secondo  il Codacons la nuova stangata costerà alle famiglie 286 euro in più rispetto al già oneroso 2012. IMU. A metà giugno è previsto il pagamento del primo acconto dell’Imu, che come nel 2012 verrà saldata a dicembre ma potrà essere divisa in quattro rate. Per i privati possessori di immobili non sono previsti sconti né rincari, mentre se la vedranno peggio le imprese che lo scorso anno beneficiarono degli sconti previsti dai Comuni: stavolta le aziende dovranno pagare tariffa piena sui propri fabbricati, per un aumento di gettito calcolato in 2 miliardi circa. La decisione di colpire così duramente il settore produttivo è stata solo parzialmente attenuata dall’impegno assunto dall’esecutivo in carica di corrispondere nel 2013 almeno 10 dei 90 miliardi che lo Stato deve alle imprese per mancati pagamenti per lavori e servizi forniti. TARES. Più gravosa per i bilanci delle famiglie si preannuncia la prima rata della Tares, la tassa sui rifiuti e altri servizi comunali come illuminazione e manutenzione stradale introdotta a gennaio per sostituire Tarsu e Tia (le quali costavano complessivamente un miliardo in meno). L’aumento medio degli esborsi dovrebbe sfiorare il 27 percento, in questo caso senza grandi differenze di trattamento tra privati e imprese, con la parziale eccezione del settore della ristorazione, per il quale l’incremento sarà molto più consistente. La situazione potrà comunque variare molto da Comune a Comune. IVA. Come annunciato lo scorso anno, dal primo luglio scatterà pure l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota IVA, dal 21 al 22 percento. Saranno più cari quindi beni di largo consumo come elettrodomestici e vestiti. Le casse dello Stato dovrebbero incamerare 2 miliardi in più, ma questo accadrà solo se gli italiani non diminuiranno ulteriormente i propri consumi. In quel caso a soffrirne non sarebbe solo l’erario ma pure lo stato della nostra economia, che reggerebbe con difficoltà un’ulteriore contrazione delle spese. Non a caso il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli ha chiesto di bloccare l’aumento, che «riaccenderebbe una spirale inflazionistica con un ulteriore impatto negativo sui consumi». Per evitare l’imporsi di scenari drammatici si è comunque deciso di lasciare invariata al 4 percento l’iva sui beni di prima necessità come farina, pane e olio. In via puramente teorica queste misure potrebbero essere cancellate dall’oggi al domani dal prossimo governo, ma considerata la prossimità delle scadenze e il disperato bisogno di liquidità delle casse dello Stato è probabile che il prossimo esecutivo, qualunque sia la maggioranza che lo sosterrà, non oserà mettere mano al pacchetto. Al massimo è possibile qualche rinvio, come quello chiesto dal Pd per quel che riguarda il pagamento della prima rata della Tares, che verrebbe spostata al primo gennaio 2014. Nonostante buona parte della campagna elettorale sia stata concentrata sulla necessità di far ripartire la crescita sembra quindi che la risposta dell’Italia all’aggravarsi della crisi sia ancora il ricorso a imposte e balzelli. Questa strategia, pur riuscendo a tenere più o meno sotto controllo i conti pubblici, rischia di aggravare la recessione nella quale il Paese è impantanato ormai da due anni. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Indice del disagio economico realizzato dal centro studi Sintesi anche le una volta floride Emilia Romana e Veneto sono entrate a pieno titolo nel gruppo delle aree in sofferenza. Tra le Regioni italiane solo il Trentino Alto Adige sembra essere finora rimasto quasi indenne alla crisi.
caricamento in corso...
caricamento in corso...