Dopo la rana crocifissa e il Cristo gay, ecco il nuovo caso di blasfemia

19 marzo 2014 ore 14:09, Americo Mascarucci
Dopo la rana crocifissa e il Cristo gay, ecco il nuovo caso di blasfemia
E va bene! Ormai non ci si deve stupire più di nulla, scandalizzarsi  è inutile, indignarsi serve soltanto a logorarsi il fegato. In tutti questi anni abbiamo visto dileggiati, dissacrati, profanati i simboli della cristianità ad iniziare dal crocefisso e dal volto di Cristo che sono stati raffigurati nei modi e nelle forme più bizzarre, a seconda del gusto osceno degli artisti.
Ci hanno propinato la rana crocifissa, il volto di Gesù ricoperto di schizzi di fango, il Cristo in versione gay che al posto dell’acqua e del vino beve sperma, ci siamo ritrovati il cretino che durante il concerto del primo maggio si è messo ad ironizzare sul mistero eucaristico. Tante le proteste, pochi gli effetti. L'arte, come sono soliti ripetere i soloni delle libertà a senso unico, deve essere lasciata libera di esprimersi come meglio crede. Guai a censurare la libera manifestazione del pensiero, altrimenti saremmo come i musulmani che ancora continuano a lanciate fate contro quanti, a vario titolo, offendono il Profeta. Pertanto, tutto sommato, il San Sebastiano in boxer raffigurato su un murales all'ingresso di Racale, comune in provincia di Lecce, non dovrebbe scandalizzare più di tanto. L'idea è venuta a Gionata Gesi in arte Ozmo un'artista che ha deciso di partecipare ad un concorso bandito dal Comune e riservato a giovani artisti internazionali, chiamati a dipingere i muri del paese. E così Ozmo ha deciso di raffigurare il santo patrono della cittadina. San Sebastiano per l'appunto, che come tutti sanno morì legato ad una colonna mentre i suoi carnefici si divertivano in una sorta di tiro al bersaglio, una macabra gara a colpire con le frecce il cuore del santo. Ma nessuno ci riusciva e così l'agonia di San Sebastiano fu ancora più lunga e dolorosa visto che le frecce si conficcarono in ogni parte del corpo. Nel corso dei secoli sono stati tanti i pittori che hanno voluto immortalare nelle loro opere il martirio del santo, raffigurato legato alla colonna ricoperto di frecce. L'ultimo in ordine di tempo è stato Ozmo che ha voluto però rappresentare San Sebastiano in versione moderna, dotandolo di boxer ultima moda e raffigurandolo alla stregua di un adone, uno di quelli insomma tutto muscoli per la gioia dell’annoiata casalinga di Voghera. I cittadini di Racale però non hanno gradito ed hanno protestato all'indirizzo del sindaco, il quale per tutta risposta ha chiesto ad Ozmo possibilmente di modificare l'opera, coprendo con qualcosa di più tradizionale quei boxer che tanto hanno indignato le persone. Come detto, in passato di immagini blasfeme se ne sono viste tante e tutto sommato questa è molto meno grave di tante altre. Ma resta una domanda di fondo: perché negli artisti di oggi vi deve essere questa corsa sfrenata alla dissacrazione? Perché accanirsi contro il Cristo, la Vergine o i santi magari come spesso avviene con l’obiettivo di colpire la Chiesa considerata troppo rigida rispetto alle tematiche moderne (vedi il riconoscimento delle unioni gay)? In questo caso specifico, possibile che l'artista non avesse preventivato  la legittima indignazione degli abitanti del comune pugliese nel vedere ridicolizzato il santo patrono? Ciò che Ozmo ha ottenuto è stato di aver fatto passare in secondo piano il valore effettivo dell'opera che è risultato completamente snaturato e svalutato da quei boxer appiccicati lì quasi per sfregio. Guai a reprimere o anche soltanto a limitare la libertà espressiva degli artisti, ma dovrebbero essere gli artisti in primo luogo a capire quando un'opera rischia di diventare strumento di offesa alla sensibilità di tante persone. L'arte non dovrebbe mai offendere ma sempre sensibilizzare l'umanità aiutandola a riflettere. Offendere i simboli del cristianesimo in nome di chissà quali ideali e principi non solo non aiuta a riflettere, ma rischia di ingenerare insieme allo sdegno anche l'avversità a certe tematiche che si vorrebbero esaltare.
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