Tensioni sociali, Vattimo: "Contro questa politica è ancora troppo poco"

19 novembre 2014 ore 12:39, Adriano Scianca
Tensioni sociali, Vattimo: 'Contro questa politica è ancora troppo poco'
“Il conflitto? Mi sembra pure troppo poco, credo che aumenterà”. Il filosofo ed ex europarlamentare Gianni Vattimo non si lascia impressionare dalla nuova conflittualità sociale, dovuta, spiega, al fatto che “oggi al posto dei partiti abbiamo la tv”. In questo contesto, afferma, il conflitto è “l'unica soluzione ragionevole”. Vattimo, cosa pensa di questo ritorno del conflitto sociale? «Mi sembra pure troppo poco, rispetto ai problemi che ci sono, gli italiani sono fin troppo troppo pazienti. Il conflitto è la logica conseguenza di queste politiche e finché esse ci saranno la conflittualità aumenterà. Ma affinché la situazione cambi ci sarebbe da fare tutto un discorso sulla logica puramente mercantile che anima quest'Europa». Forse il conflitto era una dimensione che anche culturalmente avevamo creduto (invano) di aver superato? «Certo, perché viviamo in una bolla mediatica, in una condizione di marmellata generale... Come dico sempre, se all'epoca fosse esistita la tv, Marx non avrebbe scritto il Capitale... Beninteso, io non sono un sostenitore del conflitto, vorrei vivere in una società non conflittuale, ma mi sembra che oggi sia l'unica soluzione ragionevole. D'altra parte il Parlamento è completamente ingessato...». L'idea del conflitto come “unica soluzione ragionevole” non è però in contraddizione con le prospettive a suo tempo aperte da lei stesso con il pensiero debole? «Si tratta di una prospettiva spesso caricaturata in quanto debole, ma in realtà il pensiero debole è il pensiero dei deboli. La lotta alle pretese assolutiste della razionalità scientifica comprende anche quelle degli economisti, quindi non mi sento in contraddizione, anche se poi la questione non riguarda me, riguarda il Paese che ha bisogno di una scossa». Quanto alle tensioni anche a sfondo etnico che stanno avvenendo in alcune periferie delle grandi città, lei crede che sia solo colpa di chi soffia sul fuoco o c'è anche una responsabilità della sinistra? «Non lo so, è così difficile distinguere la realtà dalla retorica, dopo anni in cui la Lega ci ha riempito la testa dicendo che era tutta colpa degli immigrati... Oggi la lotta di classe è anche tra stranieri e inclusi, ma credo che siamo nella stessa situazione dei poliziotti di Pasolini schierati contro gli studenti, a Valle Giulia, non c'è una parte che ha ragione e una che ha torto». Ma la sinistra non mostra una certa difficoltà nel comprendere il disagio di certi italiani che vivono in situazioni esplosive, additati tout court come razzisti? «Può darsi, anzi lo credo bene. Ma sa perché accade? Perché i partiti non ci sono più e al loro posto c'è la tv. Non c'è più alcuna attività mediatrice di tipo culturale o politica, quella che funzionava negli anni '50 e '60. Era l'attività di mediazione dei partiti che impediva il conflitto. Oggi, però, siamo ormai in una fase di brutalità istituzionale».  
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