Disastri ambientali 2012, Uno al giorno. Ma quanto ci costano?

19 ottobre 2013 ore 9:44, intelligo
di Micaela Del Monte.
Disastri ambientali 2012, Uno al giorno. Ma quanto ci costano?
124 milioni di persone colpite e 157 miliardi di dollari di danni: sono i numeri inquietanti dovuti ai disastri ambientali del 2012.
357 catastrofi naturali che hanno colpito 120 Paesi nel mondo. I paesi maggiormente implicati sono stati Cina, Stati Uniti, Filippine, Indonesia e Afghanistan. E infatti è proprio la Cina ad aver subito il maggior numero di catastrofi: solo nello scorso anno è stata teatro di ben 13 alluvioni, 8 tempeste, 7 terremoti e un periodo di caldo torrido. Non è un caso quindi che il 35% delle vittime di disastro nel 2012 sia di nazionalità cinese. I dati sono stati diffusi lo scorso 13 ottobre in occasione della Giornata Internazionale per la Riduzione dei Disastri e, nonostante sembrino numeri importanti, in realtà, è una buona notizia: il numero ufficiale di persone uccise dai disastri naturali nel corso dello scorso anno è il numero più basso dell'ultimo decennio. Ma, comunque, i danni economici provocati dalle catastrofi sono stati superiori circa del 10% alla media del periodo. Il disastro più grave sembra esser stato quello causato dal tifone Bopha che ha colpito le Filippine nel dicembre del 2012 (1.100 morti), mentre quello più "costoso" è stato l'uragano Sandy. Seguono la siccità nel Midwest americano e il terremoto in Emilia-Romagna dello scorso maggio. Si pensi che addirittura l'86% dei danni riportati nel 2012 sono causa dei disastri verificatisi in soli tre paesi: Usa, Italia e Cina. Ma quali sono le cause di queste calamita? I fattori principali che contribuiscono all'aumento di calamità sono i cambiamenti climatici, l'urbanizzazione e la povertà. I cambiamenti climatici stano innalzando la temperatura media della terra e ciò causa anche l'aumento del livello dei mari e la quantità di precipitazioni atmosferiche. Tutto ciò porterà ad una moltiplicazione dei cicloni tropicali che diventeranno anche più intensi, con velocità di vento estreme e maggiori precipitazioni. Per quanto riguarda invece l'urbanizzazione il rischio è che con l'aumentare degli abitanti le città saranno costrette ad allargarsi e ad occupare zone a rischio. Non è un caso che 8 delle 10 città più popolose sul pianeta sono vulnerabili ai terremoti. Sei possono essere colpite da alluvioni e tsunami e 21 tra le 33 metropoli sono situate in aree costiere il che le rende vulnerabili a catastrofi connesse proprio a questi cambiamenti climatici. La povertà invece fa sì che si innalzi il livello di vulnerabilità ai disastri. Tutto quindi dipende dallo status economico di individui, comunità e nazioni poiché, ovviamente, l'inadeguatezza delle infrastrutture limita le capacità dei paesi poveri di investire nella prevenzione e nel contenimento dei rischi. La somma di tutto questo è che circa la metà delle foreste sono scomparse, il 60% delle barriere coralline potrebbero scomparire nei prossimi 20-40 anni mentre più di 250 milioni di persone verranno direttamente colpiti dai fenomeni di desertificazione. Un quadro generale allarmante e piuttosto drastico, cosa che dovrebbe farci pensare. Perché volenti o nolenti stiamo distruggendo il nostro pianeta. Dovremmo cominciare a prendercene cura prima che sia troppo tardi per tutti.  
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