Airaudo (Sel): "La segretaria Pd non è il Pcus. Renzi fa fare a Sacconi quello che Silvio gli vietò"

19 settembre 2014 ore 13:15, Lucia Bigozzi
Airaudo (Sel): 'La segretaria Pd non è il Pcus. Renzi fa fare a Sacconi quello che Silvio gli vietò'
“Perché Renzi fa fare a Sacconi quello che neanche Berlusconi e Tremonti gli hanno lasciato fare da ministro?”. Domanda alla quale Giorgio Airaudo, sindacalista Fiom prestato alla politica e parlamentare di Sel, ha una risposta che anticipa a Intelligonews argomentando un’analisi durissima sul Jobs Act. Con un monito al premier: "Il Pd non è il Pcus …"
Quanto è di destra il Jobs Act di Renzi? «La politica che Renzi ha sposato è quella di Maurizio Sacconi che ha lasciato la sinistra molti anni fa. La domanda vera è: perché Renzi si sdraia sulle posizioni dell’ex ministro di Berlusconi, l’uomo che ha diviso i lavoratori e che ha responsabilità notevoli perché è stato ministro ma non mi pare abbia trovato soluzioni adeguate. E ancora: perché Renzi fa fare a Sacconi quello che neanche Berlusconi e Tremonti gli hanno fatto fare quando lui era ministro di quel governo? Il punto non è solo se la riforma è di destra o di sinistra, ma a cosa serve perché il Jobs Act avrebbe dovuto combattere la disoccupazione e creare lavoro. Se alla fine lo strumento principale è far diventare tutti lavoratori di serie B cancellando la presunta serie A e svalutare il lavoro senza creare nuova occupazione, cosa c’entra l’articolo 18». Lei che risposta si dà? «Due elementi contestuali. Il primo peraltro confermato dal ‘controllore’ finlandese della Commissione europea e dal rapporti del Fmi di ieri è che Renzi cerchi di utilizzare i diritti dei lavoratori per guadagnare presunti margini sui conti che non riuscirà a chiudere con la legge di stabilità. Il secondo: credo sia un diversivo perché noi parliamo dell’articolo 18 e non vediamo dove Renzi troverà i soldi. L’Fmi dice che bisogna rimettere mano alle pensioni; non sappiamo i tagli del 3 per cento nei ministeri che fine hanno fatto, cioè quanta sanità verrà tagliata e a chi. Per non parlare del demansionamento in base al quale un lavoratore può passare da un lavoro a un altro con riduzione del salario o il problema delle libertà individuali e l’uso di strumenti potentissimi che entrano nella privacy delle persone per controllare le prestazioni sul lavoro. Infine temo che nelle pieghe della delega lavoro vi sia la revisione degli ammortizzatori sociali. Non penso alle casse in deroga che peraltro aveva inventato Sacconi, ma alle casse ordinarie e straordinarie che si pagano i lavoratori e in quota parte le imprese: mi pare che si vogliano mettere le mani lì riducendo coperture e tutele. Suggerirei a Renzi di stare molto attento perché quei soldi non sono i suoi ma dei lavoratori che li pagano ogni mese sull’imponibile lordo e delle imprese che li versano per i loro lavoratori». La Camusso bolla il Jobs Act e nel Pd monta la protesta dei parlamentari più a sinistra. Che succede al Nazareno? «Penso che il sindacato debba fare il suo mestiere e se è un mestiere che raccoglie tutte le sigle sindacali e dà ai lavoratori la forza dell’unità sindacale è una cosa fatta bene. Per una volta il sindacalismo italiano dovrebbe riuscire a non farsi dividere dalla controparte che in questo caso è il governo che batte cassa sui lavoratori promettendo la divisione dei diritti, la sottrazione dei diritti per darne meno a tutti che è un modo assai curioso di essere di sinistra. Nella mia storia la sinistra è quella che aumenta e moltiplica i diritti, non quella che li riduce». E sul Pd? «Vorrei solo che il Pd in tutte le sue componenti avesse in mente una cosa: leggo sui giornali che deciderà la segreteria nazionale del Nazareno. Ecco, non siamo in Unione Sovietica e non c’è il Pcus. Mi appello a tutti i parlamentari: serve una coalizione di parlamentari per il lavoro; non è che la direzione nazionale del Pd decide e il Parlamento si adegua… Non c’è più la Russia e il Pd non è il Pcus. Su questo sono d’accordo con Bonanni: mi auguro che i parlamentari siano liberi e si possa costruire in Parlamento uno schieramento di deputati e senatori a fianco del lavoro e di tutti i lavoratori. Dobbiamo costruire in Parlamento una coalizione per il lavoro che dica al governo che questa delega va cambiata. E mi auguro che il governo, di fronte alla dialettica parlamentare, non immagini di usare il randello del decreto. Renzi ci aveva promesso che batteva i pugni sul tavolo dell’Europa, non sulla testa dei lavoratori». Il dem Civati considera imbarazzante una riforma che sta a destra della Fornero che a sua volta ha detto che cancellare l’articolo 18 non serve. E qualche giorno fa sollecitato a ‘Un giorno da Pecora’ Civati ha dichiarato che se mai un giorno uscisse dal Pd, sceglierebbe Sel. Vi piacerebbe averlo? «Dobbiamo vincere tutti insieme la battaglia per il lavoro e penso che attorno a battaglie di questo tipo si ridefinisca il senso della sinistra che c’è se intanto riparte dal lavoro. E’ bene che ognuno la faccia da dove sta oggi ma se Civati vuole farla mi sento in buona compagnia». E sulla Fornero? «Imbarazzante. Se oggi la Fornero dice che non serve abolire l’articolo 18 dice una cosa di buon senso; se poi ci dice che secondo lei non ce l’ha chiesto l’Ocse, organismo che l’ex ministro frequenta, forse Renzi può non ascoltare Sacconi che mi sembra molto meno importante dell’Ocse. Sono contento che contro la modifica dell’articolo 18 si aggiunga la Fornero, anche se ha fatto una pessima riforma delle pensioni».
autore / Lucia Bigozzi
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