Tares e nuova rata Imu: la casa ormai è un lusso

02 aprile 2013 ore 14:31, Alfonso Francia
Tares e nuova rata Imu: la casa ormai è un lusso
Altro che ristoranti e alberghi, il nuovo lusso inaccessibile per gli italiani è la casa. Secondo il report Costi dell’abitare, emergenza abitativa e numeri del disagio appena diffuso dalla Cgil tre milioni di famiglie italiane non sono più in grado di mantenere l’alloggio nel quale vivono. La situazione, già insostenibile, potrebbe precipitare a giugno con l’introduzione della Tares, l’aumento dell’Iva e la prima rata dell’Imu. I dati forniti dallo studio rilevano un andamento desolante: negli ultimi dieci anni – a fronte di un sostanziale blocco degli stipendi - gli affitti sono aumentati del 130%, mentre il prezzo degli appartamenti ha subito un incremento oscillante tra il 50 e il 100% nelle grandi città. Di conseguenza nove milioni di italiani sono stati costretti a destinare quasi la metà delle entrate al mantenimento della propria abitazione. Secondo il sindacato una famiglia spende ogni mese circa 1.500 euro per una casa in affitto e 1.150 per una di proprietà. In entrambi i casi si tratta di cifre superiori alla media degli stipendi percepiti dai lavoratori sotto i 35 anni, i quali sono automaticamente esclusi dal mercato immobiliare, che pur essendo di fatto bloccato non ha visto diminuire se non in minima misura i prezzi degli stabili. Normale che molti non ce l’abbiano fatta: dal 2003 a oggi gli sfratti per morosità sono raddoppiati, mentre i pignoramenti e le esecuzioni mobiliari per i proprietari che non sono riusciti a sostenere le rate del mutuo sono aumentati del 75%. Maggiormente colpite sono come sempre le fasce sociali più deboli: il 38% degli sfrattati sono anziani, mentre in un caso su tre il capofamiglia aveva perso il lavoro. Di fronte a un problema analogo nel 2012 la Spagna aveva deciso di sospendere gli sfratti ai cittadini più indigenti per due anni, mentre il decreto milleproroghe si è limitato a una tregua di sei mesi, fino a giugno. In assenza di un intervento del governo la Cgil ha calcolato che nei prossimi tre anni 300mila famiglie potrebbero perdere la loro casa. L’imminente ondata di nuovi balzelli prevista per l’inizio dell’estate potrebbe rompere definitivamente un equilibrio già precario. A luglio esordirà la Tares, più onerosa del 25% rispetto alla tassa sui rifiuti che andrà a sostituire, cui seguirà l’aumento dell’Iva (dal 21 al 22%) che inciderà su tutti i costi di manutenzione. Ma a preoccupare gli italiani è soprattutto la nuova rata dell’Imu, che andrà pagata a metà giugno e potrebbe essere maggiore rispetto al 2012. Per evitare questa Caporetto dei bilanci familiari il comitato dei saggi nominato da Napolitano sembra intenzionato a proporre qualche rinvio alle stangate estive. L’aumento dell’Iva potrebbe essere ritardato, così come l’introduzione della Tares, mentre per l’Imu si potrebbe intervenire almeno sul conguaglio previsto per dicembre. Qualunque sarà la decisione presa è ormai evidente che la forbice tra retribuzioni e costo della vita è ormai troppo ampia per gli italiani, che si trovano a percepire stipendi da PIIGS con i quali sostenere un costo della vita degno di un’economia da Tripla A. La situazione è parsa accettabile finché si è dovuto rinunciare a beni e servizi importanti ma non essenziali come viaggi e automobili nuove, ma ora che è in discussione un bene primario come la casa il Paese si trova a dover garantire non più il benessere ma la semplice sopravvivenza dei suoi cittadini.
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