La diplomazia e Obama hanno dichiarato la presa di Roma, ma non è solo un male

02 aprile 2014 ore 9:40, intelligo
La diplomazia e Obama hanno dichiarato la presa di Roma, ma non è solo un male
di Luca Lippi Quanta America c’è nel saccheggio dell’economia italiana a buon prezzo? Non che sia una brutta notizia, e neanche una novità, ma che l’Italia nell’eurozona sia un elemento atipico è un dato di fatto, e la Merkel in parte teme quest’anomalia e in parte ne cavalca le sorti spingendo sull’acceleratore del rigore consapevole che non siamo Mai soli. Analizzando le aziende quotate in Borsa a Milano, notiamo che nel capitale aumenta considerevolmente la presenza a stelle e strisce. Soprattutto nel comparto bancario dove la presenza di Fondi americani è piuttosto importante (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare Milano, Banco Popolare, Ubi Banca). Cercando meglio, senza difficoltà troviamo un aumento d’investitori statunitensi anche in buona parte del listino non bancario ma d’importanza strategica per l’economia italiana (Pirelli & C., Telecom, Mediaset, Finmeccanica, Generali, Bulgari, Autogrill, Terna, Parmalat, Fondiaria Sai, Fiat, Enel, Atlantia, Azimut, Prysmian). Le società in elenco sono quelle con una presenza significativa. Non è un male assoluto poiché gli americani non sono speculatori, e dunque, seppure entrino grazie al fatto che il mercato è a prezzi stracciati, il fatto che siano investitori e non avvoltoi a entrare nei consigli di amministrazione significa che scommettono più di noi e dell’Europa stessa sulla nostra forza di ripresa. L’invasione non speculativa è guidata dal notissimo fondo americano Blackrock, un colosso da 4,1 BILIONI DI DOLLARI che investe in tutto il mondo. Della totale capitalizzazione di Borsa Italiana i fondi americani detengono il 22% che corrispondono a circa 82 miliardi. Il dato ufficiale del 2013 ci conferma che di questi 82 miliardi, 14, 7 miliardi sono solamente del colosso Blackrock. In Intesa Sanpaolo è il secondo azionista con 5,004% di azioni, in Unicredit è addirittura primo azionista con il 5,24% del controllo azionario (il famoso fondo Aabar arriva solo 5,08%). Voci di corridoio, poi, segnalano l’entrata prepotente di Jc Flowers (altro importantissimo Fondo USA) nel capitale di Mps con l’obiettivo di arrivare a detenere il 20% di capitale rappresentato da azioni. Il dirottamento d’ingenti somme sul mercato italiano è determinato dall’abbandono del progetto di sviluppo sui mercati emergenti, assai di moda nel decennio scorso, ma con insormontabili lacune politiche e strutturali che non a caso li emargina nell’area cui appartengono consolidandone e rinnovando il primato. Si pensava di agevolarne di un allineamento a seguito della globalizzazione, ma di fatto, hanno contaminato anche le economie più evolute. Perché avrebbero scelto l’Italia? E’ lo stesso motivo per cui l’Europa ci tratta male, malissimo ma, alterna la carota al bastone. Nelle banche italiane c’è tantissimo risparmio privato e ci colloca come Paese nel quale a prezzi bassissimi si “acquista” un’aspettativa di crescita economica certa, a spese di chi poi è un discorso che esula dall’analisi finanziaria. Perché gli americani e non altri investitori? Perché gli americani sono pazienti e riflessivi in affari, amano progettare e costruire, sono cassettisti e non speculatori, e adorano investire nel lungo termine partecipando fattivamente allo sviluppo dei propri investimenti. Questo fornisce all’analisi due risposte importanti: la più importante che ci sarà la ripresa, quella più deprimente è che il trend positivo rilevato dai fondi Usa avrà ripercussioni sull’economia reale del nostro Paese in tempi lunghissimi.
autore / intelligo
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