Russo (Pd): “Asse Civati-5Stelle? Impossibile, Grillo non vuole riformare ma distruggere”

02 aprile 2014 ore 11:54, Lucia Bigozzi
Russo (Pd): “Asse Civati-5Stelle? Impossibile, Grillo non vuole riformare ma distruggere”
“Civati vuole migliorare la bozza di riforma del Senato. Con Grillo è impossibile qualsiasi asse perché le riforme non gli interessano: vuole solo distruggere e frustrare chi tra i suoi parlamentari ha qualità”. "Gli 80 euro in busta paga è una riforma di sinistra". Non ci gira intorno il senatore dem Francesco Russo (lettiano) che a Intelligonews spiega lo stato dell’arte (e di salute, politica) della componente che non ha votato per Renzi al congresso.
Senatore Russo, Civati tesse il “filo” con Grillo. E’ il tentativo di Bersani che poi fallì? «Impossibile fare asse con Grillo perché a Grillo non interessano le riforme. A noi, invece, le riforme interessano: sul Senato unendo le velocità di Renzi che forse talvolta pecca di eccessiva semplificazione, al metodo e all’approfondimento di una riforma costituzionale faremo una cosa bella che serve al paese. Questa è una partita sulla quale Grillo lucra solo per distruggere e dimostrare che la politica e i partiti non servono». Quindi Civati è fuori strada? «Ho letto solo le cronache giornalistiche. Penso che anche Civati faccia proposte per migliorare la bozza arrivata al Senato. Se avesse voluto fare scelte più radicali anche rispetto alle indicazioni della segreteria, le avrebbe già fatte». Il punto è che sulle riforme avete un patto con Berlusconi, state al governo con Ncd e Sc: siete in deficit di riforme di sinistra come sostiene Civati? E quali sono le riforme di sinistra? «Ho troppa stima di Civati per accomunarlo a Grillo. Penso tutto il male possibile del leader del M5S che ha frustrato e resto inutili anche tante qualità che ho riscontrato tri i senatori dei 5 Stelle, tanto è vero che molti se ne sono andati». E sulle riforme di sinistra? «Questo non è un governo di sinistra: c’è una coalizione ampia con un partito di centrodestra ma nonostante questo mi sembra che in molti stiano riconoscendo il coraggio riformista, come ha fatto lo stesso Damiano nella riunione di ieri sera. Ad esempio intervenire sull’Irpef restituendo 80 euro al mese ai lavoratori è una scelta di sinistra». La Camusso non la pensa come lei. «Credo che la Camusso abbia problemi interni alla Cgil che condizionano anche gli interventi nei confronti della politica. Detto questo il sindacato fa la sua parte in una dialettica con un governo di centrosinistra». A proposito della riunione di ieri sera della componente di minoranza: cosa succede nel Pd? «C’è una cosa nuova rispetto agli schemi congressuali e correntizi del passato. Alla riunione hanno partecipato parlamentari di diversissima estrazione – Giovani Turchi, bersaniani, lettiani, dalemiani, veltroniani e renziani - con l’unico obiettivo dichiarato di superare definitivamente e trasversalmente gli schemi di un congresso ormai lontano anni luce anche se le primarie ci sono state a dicembre e che nel nuovo contesto ci hanno convinto del fatto che esiste uno spazio per il dibattito interno su questioni di merito e che l’attenzione da dedicare al governo lascia rispetto all’azione del partito. Sui contenuti c’è la consapevolezza di dare una mano all’esecutivo anche con una posizione critica ma nell’ottica di migliorarne l’azione. L’altro punto è una riflessione sulla forma partito adeguata alle sfide della contemporaneità». Sul Jobs Act nel Pd non c’è piena convergenza. C’è da aspettarsi qualche sgambetto in parlamento? «Aspetto di vedere il testo per poterlo valutare nel merito, al di là delle indiscrezioni di stampa. Stasera ci sarà una riunione del gruppo parlamentare con il ministro Poletti. Sappiamo che sul tema del lavoro ci sono da sempre posizioni diversificate. Mi pare ci sia la volontà da parte di tutti di uno sforzo innovativo da parte del governo anche perché sono tutti consapevoli che non ci sono ricette tout court. Se riuscissimo già a lavorare sui Centri per l’impiego…». Ma Renzi li vuole chiudere. «Su questo si sono cimentati in molti, da Treu ad altri, cioè persone dotate di equilibrio. Non c’è alcuna fuga in avanti in una direzione o nell’altra. Il dibattito sulla forma partito, tradotto per tutti, significa che Renzi fa il premier e il partito deve avere un altro leader? Non è questo il punto. La riflessione è che abbiamo ancora largamente un partito strutturato secondo lo schema dei partiti del Novecento: le sezioni, le tessere, una partecipazione molto fidelizzata legata ai corpi sociali e alle grandi organizzazioni novecentesche. Ma i tempi sono cambiati: la società liquida ci consegna cittadini interessati alla partecipazione ma disposti a impegnarsi in campagne di breve durata e ad avere un rapporto di fiducia coi partiti se il partito se la merita di volta in volta, oltre alla possibilità di finanziare i partiti come previsto dalla nuova legge; dunque i partiti devono stare sul mercato elettorale. La domanda è: come si fa? E’ questa la discussione. In Usa e in Gran Bretagna, i grandi partiti riformisti ai quali guardiamo, hanno la figura dei community-manager». Ma non le sembra un po’ lo schema di Berlusconi del 'partito liquido'? «Assolutamente no. Il punto è  riagganciare una partecipazione diffusa che parta dal basso, altrimenti il rischio è diventare il partito delle primarie».
autore / Lucia Bigozzi
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