Fronte del "nì". Donati (Pd): “Fiducia, Napolitano stabilirà il passaggio alle Camere.Prato, emergenza legalità"

02 dicembre 2013 ore 14:21, Lucia Bigozzi
Fronte del 'nì'. Donati (Pd): “Fiducia, Napolitano stabilirà il passaggio alle Camere.Prato, emergenza legalità'
“Ci sarà un passaggio alle Camere ma non penso che Letta debba presentarsi dimissionario. I numeri ci sono ma adesso, con Berlusconi all’opposizione sono caduti i ricatti e il governo deve dimostrare più coraggio”. Contratto di coalizione: “Alfano prima dimostri la forza politica poi chieda i patti”. Nell'intervista a Intelligonews, Marco Donati, parlamentare dem e renziano della prima ora, mette in fila i nodi sul tavolo di Napolitano e di Letta alla vigilia di un voto di "verifica" alle Camere e del congresso Pd sul quale avverte: “Con Matteo segretario la linea è una, anche in parlamento”. Da toscano sulla tragedia di Prato è netto: “Più fatti e meno demagogia”.
Onorevole Donati, lei è toscano. Come commenta la tragedia di Prato che nella città laniera riapre anche il tema delle politiche di immigrazione avviate dalla sinistra negli anni Settanta?  «Al di là di tutto, penso che situazioni del genere, con fabbriche trasformate in dormitori non dovrebbero sfuggire alle istituzioni locali deputate ai controlli e alle verifiche sia sul versante della legalità che su quello delle condizioni dei lavoratori. Servono più fatti e  meno demagogia». Letta oggi al Quirinale, poi andrà alle Camere da dimissionario? «Non credo. La legge di stabilità al Senato ha dimostrato che i numeri ci sono, come del resto si è verificato in altri passaggi parlamentari altrettanto importanti per la coesione della maggioranza. I numeri ci sono, anche se un pezzo importante della maggioranza è passato all’opposizione ». Quindi sarà un voto di fiducia la strada parlamentare? «Sarà il presidente della Repubblica a stabilire insieme al premier tempi e modi del passaggio alle Camere che tuttavia ci sarà». Il fatto, però, che Letta voglia attendere il nuovo segretario del Pd non è certo casuale. C’è dietro qualche disegno o tattica, magari per blindare Renzi se conquisterà la guida del Nazareno? «Immagino che non sia casuale, nel senso che Letta probabilmente ritiene utile attendere l’esito politico del congresso del suo partito e da parte sua mi sembra un passaggio doveroso e scontato». Gliela giro così: dalla legge di stabilità in giù si potrà tradurre in un mandato rinnovato a Letta? «Immagino di sì. Ascolteremo in Aula le parole di Letta. Ad oggi i provvedimenti del governo sono stati spesso utili e mi riferisco al decreto del Fare o al decreto Scuola, ma non si è trattato di  interventi decisivi finalizzati a correggere i difetti strutturali del paese. E’ chiaro che vi sia l’aspettativa di un cambio di passo da parte dell’esecutivo. Adesso che il governo è svincolato dai continui ricatti di Berlusconi, ci attendiamo una serie di scelte efficaci e coraggiose. La legge di stabilità potrà ancora essere migliorata alla Camera ma ha preso il suo indirizzo: dentro ci sono il no a nuove tasse, il taglio della spesa pubblica anche se a mio giudizio dovrebbe essere più incisivo. Si tratta di una manovra ancora un pò  debole, non è una finanziaria choc: auspico che questo governo metta in campo una dose maggiore di coraggio prima del semestre europeo. Proprio a Intelligonews qualche settimana fa ho evidenziato la necessità di intervenire in maniera più decisa sulla spesa pubblica: adesso c’è un percorso e un processo ma deve produrre risultati concreti». Altrimenti… finish come ha detto Renzi? «Rilevo un dato oggettivo: i cittadini ci chiedono cosa stiamo facendo in parlamento. E’ chiaro che c’è l’azione dei singoli parlamentari con emendamenti e proposte di legge, ci sono stati provvedimenti importanti come il decreto Scuola, il governo ha dimostrato autorevolezza, ma i cittadini ci chiedono di fare di più. E per trovare risorse per le politiche di sviluppo serve coraggio. A questo punto la maggioranza, il Pd e l’esecutivo devono dimostrarlo nei fatti, altrimenti faccio fatica a pensare che la piazza di Grillo non possa tornare a riempirsi. Il M5S ha dimostrato fin qui la sua pochezza politica ma è chiaro che se non si danno risposte concrete rispetto ai bisogni dei cittadini e alle necessità del Paese rischiamo di fare passaggi a vuoto, soprattutto in vista delle elezioni europee». Oltretutto con Berlusconi che dall’opposizione cavalcherà le spinte anti-europeiste. Non vi preoccupa questa strana opposizione? «Devo ancora comprendere i confini della scissione del Pdl. Io non ci credo molto e vedo più un Pdl di lotta, di opposizione e un Pdl di governo, messi in campo per trarre vantaggio elettorale da questa situazione. Berlusconi dall’opposizione tenterà di alimentare – come ha già fatto in passato – la protesta, il macoltento anziché trovare risposte ai problemi e questo, a pochi mesi dalle elezioni europee rischia di diventare non solo un fattore destabilizzante per il paese ma anche un modo per raccogliere consenso attraverso i soliti slogan che in campagna elettorale funzionano, ma che poi alla prova dei fati si dimostrano inefficaci. Ed è quello che è avvenuto in tutti i governi Berlusconi». Legge di stabilità: mercoledì’ il faccia a faccia Letta-Van Rumpuy. Ma l’Europa la manovra l’ha di fatto bocciata. Come darà Letta a convincere l’Eurozona? «Il presidente del Consiglio rappresenterà quanto di buono fatto finora e garantirà che le misure assunte in questi mesi e quelle che verranno nelle prossime settimane sono finalizzate a far sì che l’Italia da un lato rispetti gli impegni con l’Europa e dall’altro agisca sul versante delle riforme strutturali. E’ un incontro molto importante anche perché charirà se l’Europa è disposta ad allentare quanto basta la presa su rigore e austerità e se l’Italia è disposta, finalmente, ad avere più coraggio nelle risposte che servono: dalla riduzione della spesa pubblica con maggiori risorse destinate ad abbattere il costo del lavoro, alla diminuzione del debito». Alfano chiede il contratto di coalizione ma lo aveva già chiesto Monti. Qual è la sua valutazione? «Prima di chiedere contratti di coalizione, Alfano deve dimostrare la forza politica del Nuovo Centrodestra. Non basta un passaggio parlamentare con trenta senatori a sostegno del governo. Ricordo che finora tutti coloro che si sono allontanati da Berlusconi – vedi Fini e Casini – si sono condannati in un certo senso all’irrilevanza politica. Berlusconi può ancora contare su un consenso significativo. Alfano deve dimostrare il proprio peso politico, dopodichè potrà chiedere contratti di coalizione e maggiore coraggio al governo nelle scelte da compiere». Sta dicendo che dopo l’8 dicembre se Renzi vincerà, ci sarà più Pd al governo? In altre parole il suo partito rivendicherà la golden share delle larghe intese? «Dopo l’8 dicembre sarà naturale che il Pd ritrovi la sua forza politica. Dall’esito del voto a febbraio passando per l’elezione del capo dello Stato, alla marcia di avvicinamento al congresso, il partito ha diminuito la forza del suo peso politico anche perché è mancata una linea chiara. Se vincerà Renzi questa chiarezza, questa forza ci sarà e sarà tale anche dentro il gruppo parlamentare». Cosa cambierà dopo l’8 dicembre visto che Renzi sta portando avanti una linea più intransigente che da larghe intese sulle priorità per il paese. E’ un campanello di allarme che state suonando a Letta? «Non ci sono campanelli di allarme. Se vince Renzi, vince l’idea di un Pd riformista, maggioritario in grado di cambiare il paese e creare le condizioni per arrivare all’uguaglianza delle opportunità, al merito come elemento cardine. Un partito rinnovato che porta avanti l’idea originaria di Veltroni ma attualizzandola a ciò che il paese sta affrontando. Ma non c’è dubbio che il Pd tornerà a guardare anche oltre le larghe intese». Ma molti suoi colleghi di partito sono col-legati alle larghe intese. «In questi anni legge elettorale e condizioni politiche hanno fatto sì che si determinasse una classe politica senza alcun tipo di consenso nell’elettorato e senza alcuna rappresentatività. La linea nuova del nuovo Pd di Renzi parità dalla ridefinizione delle regole oltrechè dal rinnovamento della classe dirigente. E con la riforma della legge elettorale sarà più marcata la differenza tra i fautori delle larghe intese perenni e chi crede e vuole un Pd forte, rinnovato, coraggioso». Il suo collega Miguel Gotor (bersaniano) a Omnibus ha fatto intendere che se Renzi sarà segretario, non è automatico che la linea politica venga accolta senza se e ma dai gruppi parlamentari. Cosa risponde? «Non ho avuto modo di ascoltare la riflessione di Gotor. Dico però che se il partito è l’esperienza collettiva di cui spesso molti parlano e che in tanti hanno difeso non è che può funzionare a corrente alternata. A maggior ragione dinanzi a un segretario pienamente legittimato. E’ sacrosanto che un parlamentare così come un iscritto possa contestare una linea politica e la venga a rappresentare dal circolo fino in parlamento, ma è altrettanto sacrosanto che quando – dopo la discussione – si vota e si prende una decisione quella vale e va rispettata. Ricordo che molti deputati in questi mesi hanno rispettato decisioni prese anche in assenza di una linea definita all’interno del gruppo e credo che valga lo stesso principio anche dal 9 dicembre: si chiama senso di responsabilità prima di tutto verso gli elettori che domenica con le primarie voteranno il nuovo segretario». Legge elettorale: oggi al Senato si discute dell’odg sul Mattarellum. E’ la tela di Penelope? «La legge elettorale doveva essere incardinata alla Camera e alla Camera deve tornare subito. Non si capisce perché sia stata attivata la procedura d’urgenza al Senato che in questo momento rischia di infilarsi nel “porto delle nebbie”. Per noi la legge elettorale è quella dell’elezione del sindaco d’Italia: chiara identificazione di chi ha vinto e meccanismo di elezione dei deputati trasparente e rappresentativo della volontà degli elettori».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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