La Caporetto dei forzisti. E' partito il tiro al "piccione"

02 febbraio 2015 ore 10:08, Americo Mascarucci
La Caporetto dei forzisti. E' partito il tiro al 'piccione'
In queste ore dentro Forza Italia è partito il tiro al 'piccione', e che 'piccione'!
Denis Verdini non è certamente un tipo facile da abbattere politicamente, eppure stavolta c’è chi è pronto a giurare che non si salverà tanto facilmente dopo la Caporetto degli azzurri sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Contro di lui si sono scagliati i fedelissimi di Berlusconi, il cosiddetto cerchio magico, ma anche i dissidenti capitanati da Raffaele Fitto i quali sono sospettati di aver disatteso l’ordine di scuderia, votando nell’urna Sergio Mattarella anziché scheda bianca. Saverio Romano intervistato da Il Giornale, dopo aver negato sul principio di aver scritto il nome di Mattarella sulla scheda, messo alle strette dal giornalista che gli ha contestato come venti secondi siano davvero troppi per una scheda bianca, ha ammesso di aver disobbedito alle direttive berlusconiane e di aver dato il voto al suo conterraneo Mattarella. Ma torniamo a Verdini, il più renziano dei forzisti. E’ stato lui in tutti questi mesi a spingere Berlusconi al dialogo con Renzi sulle riforme scontrandosi frontalmente con i vari Fitto, Brunetta, Minzolini, fautori di un’opposizione dura al Governo. Verdini invece è stato l’ideatore del cosiddetto “doppio binario”; opposizione (ma non troppo) sul piano economico, dialogo e aperta collaborazione su quello istituzionale, della legge elettorale e delle riforme. Sembrava che la linea di Verdini dovesse rivelarsi vincente, una vittoria da suggellare per altro proprio con la scelta di un Presidente della Repubblica bipartisan, indicato di comune accordo fra Renzi e Berlusconi. Quando è sembrato evidente che il candidato del Pd fosse Mattarella pur sapendolo non gradito a Berlusconi, fra i consiglieri dell’ex Cavaliere c’è stato chi, come Gianni Letta, ma anche l’amico di una vita Fedele Confalieri e persino, pare, la figlia Marina, gli avrebbe consigliato di non forzare troppo la mano e di accettare comunque il giudice costituzionale. “Non è un nostro amico – gli avrebbe detto Gianni Letta – ma è un moderato, una persona corretta che sta ai patti, se sarà eletto con i nostri voti non ci sarà ostile”. Berlusconi, riferiscono fonti attendibili, sul principio sembrava deciso a seguire questa linea, ma improvvisamente ha cambiato idea decidendo di assumere invece toni barricadieri. Consigliato da chi? Da Verdini, secondo alcuni resoconti giornalistici e le indiscrezioni filtrate dall’entourage berlusconiano ma tutte da provare. Il quale pare abbia fatto al leader di Forza Italia questo tipo di discorso; Renzi ha bisogno di noi per fare le riforme e non può permettersi il lusso di far saltare il banco; la candidatura di Matterella gli serve per ricompattare il partito ma se noi puntiamo i piedi alla fine dovrà scendere a patti e condividere con noi un altro nome. Una strategia che si è rivelata del tutto fallimentare al punto che, quando è stato evidente che Renzi avrebbe tirato dritto anche contro il veto degli azzurri, l’ex Cavaliere non ha saputo più come uscire dal guado in cui, mal consigliato, si era cacciato. Forza Italia è a pezzi, umiliata da colui che Berlusconi considerava un alleato di ferro, ossia il premier Renzi, messa all’angolo, “tradita” un’altra volta da Alfano, Casini e company che hanno fatto marcia indietro preferendo rinsaldare l’alleanza di governo con il Pd piuttosto che sostenere le ragioni del Berlusconi “sedotto e abbandonato”. Una situazione che inevitabilmente ha dato fiato ai malumori interni, rafforzando quell’area del dissenso capitanata da Fitto che oggi ha buon gioco a contestare una strategia politica sbagliata, destinata a far perdere altri consensi al partito. Stavolta Denis lo stratega rischia davvero grosso, perché sono troppi nel partito ad attribuire proprio a lui il tracollo delle ultime ore. Al punto che più di qualcuno è arrivato a definirlo il miglior alleato di Renzi nell’opera di demolizione del berlusconismo. La resa dei conti è iniziata e oltre a Verdini con molta probabilità investirà anche il portavoce Giovanni Toti e il capogruppo alla Camera Paolo Romani. Per non parlare dello stesso Berlusconi, leader un tempo incontrastato, oggi paragonabile ad un segugio ormai totalmente privo di fiuto. Perché tutto si può dire dell’ex Cavaliere tranne di non aver saputo sempre fiutare il vento, muovendosi nella direzione giusta. Stavolta il vento lo ha travolto a tal punto che della casa rischiano di
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