Mattarella e Papa Francesco, la storia e le analogie

02 febbraio 2015 ore 11:12, Americo Mascarucci
Mattarella e Papa Francesco, la storia e le analogie
Quanti di noi vedendo i primi gesti del nuovo Presidente della Repubblica hanno pensato a Papa Francesco? Sergio Mattarella si è presentato subito al pubblico all’insegna della sobrietà, Bergoglio con quel suo “buonasera” pronunciato di fronte ad una piazza San Pietro stracolma fino all’inverosimile, Mattarella con pochissime parole rivolte agli italiani in difficoltà per la crisi. Poi quella Panda grigia che ha segnato i primi spostamenti del successore di Napolitano, la visita alle Fosse Ardeatine, la messa domenicale alla quale si è recato a piedi per rispettare la domenica ecologica.
Uno stile sobrio che lascerebbe supporre una conseguente sobrietà istituzionale. Insomma Papa Francesco farà scuola anche al Quirinale? Mattarella è un cattolico cresciuto alla scuola di Dossetti e Moro, una scuola che è stata spesso criticata per una certa rigidità. Lo stile sobrio ha caratterizzato sempre gli esponenti di questa corrente democristiana ad iniziare da Moro che, come ricordano molti, conduceva una vita quasi monastica, senza concedersi mai, a differenza di altri big del vecchio scudo crociato, sfarzi e lussi eccessivi. Mattarella è uno dei figli più originali di quella scuola tutta casa, Chiesa e Costituzione. La famiglia è sicuramente al primo posto, come dimostra anche la decisione di attendere il responso della votazione in casa della figlia, circondato soltanto dai propri familiari, i figli, i nipoti. Poi la fede che in Mattarella tutti sostengono essere molto profonda, non soltanto legata alla consuetudine della messa domenicale ma fondata sulla ricerca della coerenza cristiana; sforzarsi di essere autentici cristiani non soltanto con la preghiera e le buone intenzioni ma soprattutto con l’azione e con i fatti. In passato Mattarella da ministro e parlamentare ha sempre manifestato una profonda convinzione religiosa, soprattutto nella difesa dei temi cosiddetti etici, posizioni che all’interno dell’Ulivo lo hanno spesso portato a scontrarsi con gli esponenti della sinistra laicista. Sicuramente la sua elezione non avrà fatto contente le organizzazioni gay sapendo perfettamente quanto il nuovo presidente sia poco incline a barattare i suoi valori con le convenienze politiche. E poi c’è la Costituzione, la carta fondamentale dello Stato che Mattarella ha difeso in tutta la sua vita politica, e con altrettanta determinazione anche e soprattutto negli ultimi anni in cui è stato chiamato a ricoprire il ruolo di giudice presso la Corte Costituzionale. La fede religiosa e la fede laica nella Costituzione probabilmente saranno i punti cardine dell’azione del nuovo presidente, che come Bergoglio sembra essere stato chiamato da un Paese molto lontano. Perché nessuno forse fino alla settimana scorsa sarebbe stato davvero capace di scommettere che l’uomo forte di Renzi per il Colle fosse lui. Troppo riservato, troppo sobrio, troppo indisponibile a derogare le sue convinzioni; e poi così orgogliosamente antiberlusconiano non tanto per antipatia verso l’ex Cavaliere, ma sempre per coerenza con quegli ideali e valori religiosi e costituzionali che nella sua visione, mal si concilierebbero con il berlusconismo. Invece alla fine è stato proprio lui l’uomo della svolta. Un uomo venuto da una “regione lontana”, quella Sicilia che oggi proprio con lui ritrova tutto il suoi orgoglio.
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