Gotor (Pd): “Cosa rappresenta questo risultato e cosa succederà ora con la legge elettorale"

02 febbraio 2015 ore 12:48, Lucia Bigozzi
Gotor (Pd): “Cosa rappresenta questo risultato e cosa succederà ora con la legge elettorale'
Nessuna terza maggioranza a geometria variabile: il Pd unito vince e guida. Non ci gira troppo intorno Miguel Gotor, senatore dem, esponente della minoranza Pd e bersaniano di stretta osservanza, nel mettere al centro dell’analisi politica i due dati che l’elezione di Mattarella al Colle consegna alle cronache parlamentari. Con Intelligonews traccia la road map della nuova fase che sembra aver archiviato il Patto del Nazareno, ma è sull’Italicum che manda un messaggio a Renzi. Con l’operazione Renzi su Mattarella è nata la terza maggioranza? «Non credo, perché il risultato dell’elezione di Mattarella ha avuto un consenso ampissimo, ha sfiorato i due terzi previsti dalla Costituzione. E’ stato importante che sul nome di Mattarella siano confluiti Ncd e anche i voti sparsi di Forza Italia e immagino di alcuni esponenti del Movimento 5Stelle».  Un quadro a geometrie variabili secondo lei rende la stabilità della legislatura più salda o più debole? «Credo che il risultato stabilizzi la legislatura. Ciò detto, la questione del presidente della Repubblica, per la sua rilevanza istituzionale e costituzionale, deve essere isolata dal resto. In questo passaggio decisivo, il Partito Democratico ha dimostrato che se parte dalla sua unità, è in grado di dispiegare una grande energia politica». Sì, ma la ritrovata unità del Pd si misurerà a breve sia sull’Italicum che sulla riforma costituzionale del Senato rispetto alle quali la minoranza dem ha espresso più di una critica e lavorato per modificarne in parlamento alcuni aspetti che non condivide. Se oggi maggioranza e minoranza dem hanno compiuto uno sforzo per ritrovarsi compatti sul nome di Mattarella, domani in Aula come la mettete? «Noi non abbiamo fatto alcuno sforzo nel convergere sul nome di Mattarella perché era il nostro candidato preferito. Per quanto riguarda le riforme istituzionali che noi abbiamo sostenuto in Parlamento come dimostrano non le chiacchiere della propaganda, ma i voti dei singoli parlamentari, esse devono proseguire. Sarebbe importante che ciò avvenisse, come prevede la Costituzione, con il coinvolgimento di Forza Italia e delle altre forze dell’opposizione. Se così non fosse, il Pd deve procedere a maggioranza, anche perché alla fine del percorso di riforma del Senato è previsto un referendum popolare confermativo. Come mi capita spesso di ripetere: questa legislatura o è riformatrice o non è. Ci sono degli aspetti della riforma istituzionale che possono essere migliorati: mi riferisco in particolare agli equilibri tra i poteri nel nuovo quadro monocamerale che si delineerà (ad esempio l'elezione del Presidente della Repubblica e degli altri organi di garanzia) e anche, per quanto riguarda il Titolo V, a una eccessiva rigidità nella distribuzione delle competenze tra Stato centrale e Autonomie locali. Spero che il parlamento possa riuscire a farlo, come è normale che avvenga in qualsiasi democrazia moderna». E sull’Italicum? Confermerete i vostri emendamenti? «Per quanto riguarda la legge elettorale, noi abbiamo posto attraverso alcuni emendamenti delle critiche di merito che non c’è motivo di modificare. L’Italicum ha due aspetti positivi: la governabilità con il ballottaggio e la rappresentatività con la soglia del 3 per cento. C’è poi un aspetto che continua a essere negativo e riguarda la selezione dei parlamentari. Il prossimo parlamento, dopo dieci anni di Porcellum, rischia di essere ancora a maggioranza composto da parlamentari nominati. Inoltre, le preferenze che, è bene precisare, sono state inserite da Renzi e Berlusconi in un secondo tagliando dell’Italicum, sarebbero utilizzate soltanto da chi vince il premio di maggioranza. Tutto ciò ci sembra irragionevole, soprattutto nel quadro della riforma del bicameralismo perfetto che, come ho detto, deve proseguire e in base alla quale avremo una sola Camera politica con un solo rapporto fiduciario col governo e un premier con una forte iniezione maggioritaria. In questo quadro, è sbagliato che lo scettro della rappresentanza non sia restituito direttamente ai cittadini-elettori. La crisi dei rapporti tra politica e cittadini può essere recuperata solo attraverso un reciproco processo di responsabilizzazione e riavvicinamento. E' sbagliato continuare a stare chiusi in un fortino, alimentando indirettamente i processi di delegittimazione del parlamento e della democrazia nel suo insieme. Spero dunque, che la Camera dei Deputati possa intervenire per migliorare il testo. Faccio notare che i capilista bloccati sono stati inseriti solo e soltanto per rispondere a una richiesta di Forza Italia e di Berlusconi. C’è quindi la possibilità, anche in questo caso, di procedere a maggioranza: ricordo che la legge elettorale è legge ordinaria, perché sull’inversione delle proporzioni tra nominati ed eletti, ad esempio un 30 per cento di nominati e un 70 per cento eletti con preferenze, si potrebbe tranquillamente ottenere un largo consenso in Parlamento; per esempio tenendo unita tutta la maggioranza di governo e aggiungendovi i voti del Movimento 5Stelle, della Lega e di parte di Forza Italia». Qual è la sua analisi sul centrodestra dopo il voto a Mattarella? Molti osservatori politici considerano il peso di Alfano “dimezzato” e “azzerato” quello di Berlusconi. «Alfano ha fatto bene a eleggere un presidente della Repubblica autorevole e autonomo come Mattarella; quella di Berlusconi è una battuta a vuoto, ma ho comunque apprezzato la dichiarazione in cui ha sottolineato che la scheda bianca era un segno di rispetto per il nuovo presidente. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che il Capo dello Stato è anzitutto il rappresentante dell’unità nazionale e l’Italia ha bisogno, come non mai in questa delicata fase della sua storia, di coesione politica e civile».
autore / Lucia Bigozzi
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