Camera con rinvio, Santanchè “bruciata”. Passa la linea di Scelta Civica

02 luglio 2013 ore 16:16, Lucia Bigozzi
Camera con rinvio, Santanchè “bruciata”. Passa la linea di Scelta Civica
Vincitori e vinti nel round vicepresidente della Camera: Scelta Civica che ha chiesto e ottenuto il rinvio del voto e Daniela Santanchè, “bruciata” (politicamente) sull’altare delle larghe intese. Ma c’è un nuovo colpo di scena: Alfano, vicepremier del governo Letta e segretario del Pdl annuncia un ‘avanti tutta’ sul nome della Santanchè. Nessun passo indietro, dunque. E il nuovo tormentone in Transatlantico è: adesso che succede? Larghe intese a rischio?
Riavvolgiamo il nastro. In Conferenza dei capigruppo passa la linea dei montiani: meglio prendersi una pausa di riflessione per ristabilire un clima di concordia ed arrivare a un candidato condiviso in uno spirito di collaborazione. Che è poi lo spirito del governo delle larghe intese. E così finisce la delicata riunione, poi il passaggio in Aula che con 193 voti di scarto decide di rinviare il voto approvando così la proposta avanzata dalla maggioranza. Dunque il braccio di ferro tentato prima e durante la Conferenza dei capigruppo e la ridda di telefonate che, secondo gli spifferi di Intelligonews, sarebbero intercorse tra la Santanchè e gli esponenti del Pdl (Brunetta in testa), per proporla come unica candidata, non avrebbero portato a nulla. Anzi, per la verità, si sono scontrate con la ‘dura’ realtà dei voti che mancano all’appello. Da solo il Pdl seppur con la stampella di Lega e Fratelli d’Italia non ce la fa. Nelle file di Scelta Civica ormai è chiaro che la candidatura Santanchè non convince affatto e pure nei ranghi pidiellini non è escluso che approfittando del voto segreto, qualcuno possa trasformarsi in franco tiratore. Non solo: se non passasse il nome della Santanchè, il rischio vero è che alla fine possa farcela il candidato di Sel e M5S decisi a fare fronte comune in questa battaglia. Ma se il Pdl non vuole fare passi indietro, c’è da aspettarsi che il problema si proporrà tale e quale alla prossima data utile per il voto (non ancora fissata). Nei ranghi pidiellini, invece, corre un’altra lettura della mossa di Alfano: sarebbe un modo per far uscire allo scoperto il Pd che proprio sul nome della Santanchè rischia di andare in mille pezzi, come gruppo parlamentare e di fronte all’elettorato. La controtattica dem sarebbe dunque quella di rispedire la palla nel campo avversario-alleato-digoverno, giocando sulla parola-chiave tanto in voga in questo momento: candidatura divisiva. Al netto delle solite schermaglie Pdl-Pd che rischiano, però, di trasformarsi in una mina per la stabilità dell’esecutivo, c’è da registrate la strategia dei montiani che, ancora una volta, sono risultati determinanti in questa come nell’altra partita – assai più importante – in campo giovedì: il contratto di coalizione. Monti lo ha rivendicato e Letta lo ha subito accolto. Dellai, capogruppo di Sc a Montecitorio, ribadisce la linea della mediazione che in questo momento proprio il partito del Prof sta portando avanti: “Preferiamo evitare il voto oggi per provare a ricostruire questo clima positivo creato all’inizio e piuttosto che subire, giustamente, la censura dell'opinione pubblica che sicuramente non apprezzerebbe che l’Aula si dividesse sulla figura del vice presidente della Camera”. Sul fronte delle opposizioni i grillini alzano le barricate e provano a intestarsi la “vittoria”. Riccardo Nuti, sbotta: “Noi siamo pagati per lavorare, non per rinviare” . Poi la bordata alla maggioranza che “ha trasformato questa Repubblica nella Repubblica del rinvio, ma noi non ci stiamo”. Tutti pronti per il secondo “round-Santanchè”, a meno di nuovi colpi di scena.
autore / Lucia Bigozzi
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