Il tour del premier nelle “sette chiese” europee. Asse con Hollande. A Roma resta il rebus Imu

02 maggio 2013 ore 13:25, Lucia Bigozzi
Il tour del premier nelle “sette chiese” europee. Asse con Hollande. A Roma resta il rebus Imu
Nel tour delle “sette chiese” Letta incassa due risultati: la ‘fiducia’ dei mercati con lo spread che scende sotto i 270 punti base e una sostanziale apertura di credito dall’Eurozona. Da misurare sui fatti (cioè riforme e abbattimento del debito), s’intende, e tuttavia è già un dato che prima la Merkel, poi Barroso condividano la linea italiana su crescita e occupazione, passando per Hollande col quale Letta ha tutta l’intenzione di costruire un asse per contrastare la rigidità teutonica e ridare una boccata di ossigeno alle rispettive economie.
La stabilità del governo, dopo la fiducia ‘bulgara’ di Camera e Senato, è l’indicatore che la cancelliera tedesca e il presidente della Commissione europea apprezzano di più nell’immediato. Come pure i mercati: spread giù (270) e rendimento dei titoli di Stato italiani in discesa ai minimi rispetto agli ultimi due anni. E’ il segnale di un orientamento positivo degli investitori nei confronti del debito italiano. Il piano su come coniugare rigore e crescita sarà presentato a Bruxelles tra una settimana; intanto però Letta all’Europa conferma che l’Italia rispetterà gli impegni con l’Ue sul nodo dei nodi, quello che ancora una volta Barroso ha evidenziato: l’elevato debito pubblico, col rischio dell’apertura della procedura di deficit. Il premier chiarisce subito che il nostro paese farà la sua parte senza chiedere dilazioni, come hanno fatto altri Stati membri, anche se, di ritorno a Roma, lo attende un doppio lavoro: l’elaborazione della piattaforma economica e la mediazione tra le forze politiche sui provvedimenti da mettere in campo. Su tutti, l’abbattimento della disoccupazione – specie quella giovanile – sul quale Letta può però giocare in tandem con Hollande. Debito, lavoro, e rivitalizzazione dei Pil, sono i dossier sui quali Italia e Francia hanno di fatto stabilito un fronte comune di azione, essendo comune la problematica e considerando che recentemente i rapporti tra Parigi e Berlino si sono un po’ raffreddati. E non è sfuggito ai più che proprio su questo versante, il tentativo del premier italiano sia quello di stabilire un asse con Parigi ma pure con Madrid per rivendicare maggiore flessibilità da parte dell’Eurozona. La stessa flessibilità che il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy proprio oggi definisce possibile ma con i conti in ordine. C’è poi la questione dell’unione bancaria rilanciata da Letta come tema non più rinviabile, sul tavolo del Consiglio europeo, a giugno. Se Barroso riconosce a Letta la “capacità di costruire ponti” e un “alto senso di responsabilità”, adesso dalla parole occorre passare ai fatti. E ai numeri che vanno a braccetto con le risorse da riallocare perché – come sottolineato da molti osservatori economici - il programma presentato da Letta in Parlamento è certamente ambizioso, ma porta con sé un aumento della spesa pubblica col quale misurarsi. Compito non facile per Roma: e i segnali di fumo che potrebbero scatenare la battaglia (politica) sull’Imu non promettono niente di buono.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...