Saletnich (Fn): «Io sindaco, con l'esercito e la moneta romana»

02 maggio 2013 ore 17:30, Francesca Siciliano
Saletnich (Fn): «Io sindaco, con l'esercito e la moneta romana»
Gianguido Saletnich è sceso in campo, candidandosi alla carica di sindaco di Roma, sostenuto dalla sua lista, Forza Nuova. Intervistato da IntelligoNews, detta la sua agenda per il futuro della Capitale e, come primo provvedimento, un'idea provocatoria: «Una moneta romana da far circolare parallelamente all’euro per sviluppare un commercio locale e con la quale pagare le tasse comunali o i mezzi pubblici». Come mai ha deciso di scendere in campo? «Perché riteniamo, come Forza Nuova, che per Roma ci voglia qualcosa di diverso rispetto alla politica tradizionale che c’è stata fino ad oggi. Non può essere rappresenta nemmeno dalle forze sedicenti fuori dal sistema e dalla casta. Si sono dimostrati incapaci di risolvere i problemi reali. I partiti sono il problema principale, perché oggi come ieri continuano a fare accordi sotto banco, inciuci... e spartirsi le amministrazioni locali». Qual è la situazione attuale di Roma? «È una città sull’orlo del baratro, per motivi economici e di bilancio ma anche da un punto di vista etico e morale, visto che da vent’anni è governata da politicanti che hanno curato esclusivamente le proprie clientele e il proprio tornaconto senza curarsi delle necessità reali. C’è una crisi morale dovuta alla mancanza di valori e di principi». Qualora diventasse sindaco, come affronterebbe gli spinosissimi dossier sicurezza e legalità? «Come abbiamo proposto nel programma, bisognerebbe chiedere al governo di utilizzare l’esercito, oggi impegnato in inutili missioni all’estero, in città. La presenza sul territorio a presidiare in maniera anche invisibile può aiutare a prevenire la microcriminalità. Anche perché il problema principale per il cittadino è il piccolo furto, il taccheggio, il furto in appartamento, lo spaccio. Sul fronte della criminalità organizzata, negli ultimi anni Roma è stata al centro di accordi e spartizioni tra le varie organizzazioni. I sequestri di ristoranti, bar, altre attività usate come copertura, sono all’ordine del giorno. Bisogna necessariamente intervenire con un maggiore controllo a livello locale». Quali sono le sue ricette su inquinamento e rifiuti? «Per quanto riguarda i rifiuti, proponiamo il modello San Francisco, cioè incentivare al massimo il riciclo e il riutilizzo dei prodotti, per far sì che la gente non sia culturalmente abituata a comprare e buttare continuamente, come imposto anche dal sistema attuale, dal mainstream televisivo che ci fa credere di aver bisogno di prodotti effimeri che in realtà non ci servono. Crediamo che ci voglia un’inversione di tendenza da questo punto di vista. In tal senso si potrebbe ricorrere anche all’utilizzo dei prodotti sfusi, evitando l’imballaggio inutile». Altro nervo scoperto di Roma è il sistema dei trasporti pubblici e del traffico. Come se ne esce? «C’è una difficoltà oggettiva della conformazione fisica della città. Roma non può permettersi trenta o quaranta linee di metropolitana, che altrove sarebbero una soluzione ottimale per risolvere il problema del trasporto pubblico. Anche perché, già per la realizzazione delle linee B1 e C sta venendo fuori di tutto tra scandali e clientele. Crediamo che le giornate a targhe alterne possano aiutare, anche più volte l’anno, per incentivare l’uso dei mezzi pubblici. Ma è ovvio che si tratta di un palliativo. Bisogna incentivare l’utilizzo dei bus elettrici, poco inquinanti e adatti a un traffico di superficie come quello romano. E poi stringere le maglie per la concessione dei permessi al centro storico. Le Ztl sono quasi formali, ormai. Ci sono migliaia di macchine che circolano in centro senza problemi». Le municipalizzate sono la croce e la delizia delle amministrazioni romane. Come si fa a gestirle in maniera proficua e senza clientele? «Le municipalizzate sono, di fatto, le merci di scambio tra i partiti. A seconda di come cambia la giunta, parte lo spoil system e i vecchi dirigenti vengono sostituiti da dirigenti che fanno riferimento a un politico o una corrente. La soluzione è togliere le municipalizzate dalle grinfie dei politicanti. Non si possono avere i soliti nomi nei ruoli chiave, quando poi le loro scarse competenze producono risultati fallimentari. Piuttosto che lasciare la scelta ai partiti, gli amministratori pubblici potrebbero essere scelti attraverso consultazioni popolari, altrimenti non si esce dal vincolo tra politicante e amministratore». Qualora diventasse sindaco, come utilizzerà i poteri provenienti dalla legge su Roma Capitale?
Saletnich (Fn): «Io sindaco, con l'esercito e la moneta romana»
«Cercherei di migliorare il più possibile la qualità della vita di una città che sta sempre più peggiorando. Mancano servizi sociali, infrastrutture, alloggi popolari. C’è tutta una serie di situazioni che si stanno incancrenendo perché le amministrazioni comunali negli anni si sono preoccupate di apparire più che di affrontare i problemi. Roma Capitale ha delle agevolazioni e più potere decisionale e quindi dovrà decentrare di più ai municipi. Ogni municipio romano è più grande del 60% dei capoluoghi di provincia d’Italia, ed è chiaro che il presidente del municipio deve avere più potere sul territorio, perché conosce meglio le problematiche locali». Quale sarebbe il suo primo provvedimento? «L’istituzione di una moneta romana da far circolare parallelamente all’euro per sviluppare un commercio locale e magari pagare le tasse comunali o i mezzi pubblici. È un progetto già ampiamente sperimentato in altre città europee». Secondo lei si andrà al ballottaggio? «Stando così le cose, direi che è quasi scontato». E chi ci arriva? «Due tra Alemanno, Marino e De Vito. Il movimento 5 stelle, anche se ufficialmente non appoggerà nessuno in un eventuale ballottaggio tra centrodestra e centrosinistra, potrebbe portare Ignazio Marino alla vittoria». E voi appoggereste qualcuno al secondo turno? «Andremmo tutti quanti al mare».    
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