Angelino e Marina, una poltrona (di Silvio) per due …

02 maggio 2014 ore 15:51, Lucia Bigozzi
Angelino e Marina, una poltrona (di Silvio) per due …
L'uno-due racconta strategie incrociate, tattiche parallele, giocate nell'unico campo dove, al netto di Grillo, Renzi e il partito del non voto, i moderati fanno e faranno la differenza. Angelino vs Marina: è iniziata la successione a Berlusconi. Centrodestra a pezzi, partiticamente parlando, frazionamento dell'elettorato e dunque del voto l'effetto sicuro. Risultato: il Pd dell'era Renzi, sconta qualche battuta d'arresto dopo la cavalcavata nei sondaggi delle scorse settimane e tuttavia saldamente al di sopra del 30 per cento; Grillo in ascesa dato tra il 25 e il 28 per cento; la Lega già sulla soglia del fatidico 4 per cento, Fratelli d'Italia a un passo. Eppoi c'è il Nuovo Centrodestra che veleggia attorno al 6 per cento, mentre Fi paga lo scotto del Cav (ex) ai servizi sociali ma anche il prezzo elettorale di un partito Berlusconi-centrico inesorabilmente inchiodato al suo leader e al destino che sarà. In queste condizioni e nel vivo della campagna elettorale per le europee nel centrodestra si gioca una duplice partita: da un lato raggranellare voti; dall'altro aprire la “pratica” della leadership. E' il contesto del duello tra “delfini” ex e nuovi; la contrapposizione tra “traditori” e “traditi” (dipende da che punto la si guardi), tra cugini di primo, secondo e terzo grado. A dare fuoco alle polverini è Marina Berlusconi che, dopo mesi e mesi di 'no non entro in politica, resto in azienda', adesso – e la mossa non è casuale – nell'intervista al Corsera apre un margine di manovra alla possibilità che siccome nella vita non si può mai dire mai, allora chissà, magari un giorno potrebbe decidere di fare il gran passo. Che tradotto dalle prudenze del caso, significa preparare il terreno alla successione del padre: leadership dinastica. Ad Alfano devono essere fischiate le orecchie in tempo reale, al punto che 24 ore dopo, il leader di Ncd sempre sul Corsera risponde a Marina e rimette le cose in fila, dal suo punto di vista. Colpisce, anzitutto, la distanza che sul piano dell'immagine e della comunicazione marca tra lui e la figlia del leader che ha seguito e “servito” (politicamente) per vent'anni: la chiama la “dottoressa Berlusconi”. Difficile credere che tra i due dai tempi della prima Fi a quelli del Pdl non ci sia stato un rapporto più cordiale o confidenziale, quanto basta per darsi del tu e chiamarsi per nome. Sul versante politico, Alfano taglia corto: rimbalza l'idea della leadership dinastica e rilancia quella delle primarie che non è riuscito a imporre nel Pdl (molto cara anche alla Meloni come condizione per l'eventuale riunificazione dello schieramento). In questo, entrambi si giocano la fiches del futuro, peraltro non troppo lontano: Marina mette il paletto (pesante) del cognome Berlusconi (con tutto quello che significa applicato al fondatore di Fi, prima e seconda versione); Alfano non è disposto a cedere terreno proprio ora che dopo lo strappo con Silvio punta ad accreditarsi sempre più come nuovo leader del rinnovato centrodestra. Come finirà? Una cosa è certa: tra velleità e progetti per il futuro, sarà il voto del 25 maggio a dire cosa sarà del centrodestra. Il vero spartiacque della contesta tra Angelino e Marina. Dopochè Berlusconi padre, e Alfano ex “figlio” avranno in mano il risultato elettorale. E Marina, nel frattempo, deciderà cosa fare da grande.
autore / Lucia Bigozzi
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