Oggi decolla il QE ma rischia di fare “un buco nell’acqua". In tre mosse

02 marzo 2015 ore 10:58, intelligo
Oggi decolla il QE ma rischia di fare “un buco nell’acqua'. In tre mosse
di Luca Lippi
Le notizie corrono e il dovere di “cronaca” da parte dei media è obbligatorio, tuttavia si è “allentata” l’attenzione su una cosa importante, fondamentale, quella che dovrebbe essere la madre di tutti i provvedimenti (urgentissimi) che è di carattere economico e finanziario. Vorremmo riportare l’attenzione sul QE e sul fatto che alcuni vizi “di forma” trasformino questo impegno in un “buco nell’acqua”. Come funziona ormai è stato spiegato in tutte le lingue del mondo, quello che non è stato spiegato chiaramente è il perché i precedenti non hanno funzionato, e di conseguenza anche il QE della BCE non funzionerà. Il QE più noto è quello della FED, sei anni di durata e oltre 4400 miliardi di dollari letteralmente “paracadutati” sul mercato. Ovviamente lo scopo è di stimolare l’inflazione e gli Stati Uniti non ci sono riusciti. Di conseguenza, sarà complicato anche solo ipotizzare che riesca nello scopo la BCE che ha impiegato solamente 1140 miliardi di Euro. Per fornire un ordine di grandezza ai numeri, dovreste mettere a confronto i 1140 miliardi di Euro impiegati dalla BCE con i dieci trilioni di dollari immessi sul mercato dalle banche centrali del mondo per agevolare il raggiungimento del medesimo scopo. Nonostante l’impegno, l’economia mondiale è in deflazione (Cina inclusa, e anche il Giappone manifesta i primi timori) figuratevi quale può essere l’influenza di una goccia nel mare (il QE europeo). C’è solo un modo per stimolare l’inflazione (ne abbiamo già fatto riferimento in un precedente articolo): aumentare la velocità di circolazione della moneta. Osservando le esperienze di QE già consolidate (quella statunitense su tutte, e poi quella Inglese e Giapponese) in tutti i casi, la velocità di circolazione della moneta è scesa. E qui è il punto; perché scende la velocità di circolazione della moneta nonostante il QE? La risposta è semplice per chi segue cercando di comprendere l’Economia anche senza conoscenze professionali specifiche. Siamo in DEBT DEFLATION; la debt deflation è una situazione in cui la garanzia usata per ottenere un prestito (o un’altra forma di debito) si riduce in valore. In situazioni simili, per scuotere il ristagno inflattivo è necessario aumentare i salari e l’occupazione, il contrario di quello che sta accadendo ora e lontanissimo da venire nonostante riforme che sottendono buona volontà ma scarsa efficacia. L’obiezione di molti analisti a quanto sopra è che almeno con il QE scendono i rendimenti e il costo del debito pubblico. Se fosse vero (e non possiamo saperlo perché per l’Europa è ancora presto per dirlo) basta guardare quello che è successo in USA dove il QE è ormai una consuetudine. Tre sono stati i QE lanciati dalla FED, tutte e tre le volte per un anno i tassi sono saliti, ed è accaduta la stessa cosa anche nei casi di QE inglese e QE giapponese, stiamo a vedere cosa accadrà in Europa. Per concludere un’ultima osservazione: nel recente passato la BCE concede oltre duemila miliardi alle banche private per acquistare titoli di Stato. Quest’ondata di acquisti ha fatto rivalutare il corso di questi titoli tra il 30% e il 50%, plusvalenze che rimangono nella pancia delle banche private. Col QE la BCE impone alle banche centrali di ricomprare questi titoli dalle banche private assumendosi l’80% del rischio (la BCE se ne assume solamente il 20%).  Questo ha voluto la Germania e questo è nei fatti; dove sarebbe l’autonomia di una politica monetaria “comune” della BCE? Questo si chiama “socializzazione” delle perdite e “privatizzazione” dei guadagni.  
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