La decadenza del Cav. e quella delle larghe intese: ecco chi ci spera e chi fa gli scongiuri

02 novembre 2013 ore 10:51, Lucia Bigozzi
La decadenza del Cav. e quella delle larghe intese: ecco chi ci spera e chi fa gli scongiuri
Voto palese come la coperta di Linus. A seconda di dove la tiri, rassicura, coccola. Ciò che serve al Pd che nelle pieghe del voto segreto avrebbe inciampato nell’effetto 101; ciò che serve a Berlusconi per guardare in faccia i suoi e ai lealisti per imbastirci sopra la resa dei conti finale contro i governativi.
In queste ore ha ripreso quota l’idea della spina da staccare senza se e senza ma: i falchi soffiano sul fuoco e il Cav. non ha gradito affatto la mossa dem e quella di Scelta Civica, ago della bilancia nei delicatissimi equilibri della Giunta per il regolamento. Il sì al voto palese della Lanzillotta ha scompaginato gli equilibri della strana maggioranza, perché al di là della scelta “sul merito” e non sulla persona come ha spiegato la senatrice montiana, la questione rischia di creare un corto-circuito. Se si considerano gli interessi (politici) convergenti sull’idea del voto anticipato di renziani e falchi pidiellini (forse persino del Cav) è facile comprendere come la navigazione del governo sia a vista, nonostante la fiducia del 2 ottobre. Basta poco o tanto, a seconda dei punti di vista, per minare la stabilità delle larghe intese. E il gioco dei messaggi al premier che il Cav. sta mandando ogni due per tre, dà chiaro il senso di quello che potrebbe succedere. Non è solo la decadenza di Berlusconi. C’è dell’altro e di più ad alimentare il clima di incertezza: la parola chiave è legge di stabilità. L’iter parlamentare è all’inizio ma è già chiaro a tutti che così com’è la manovra non può diventare legge. Al netto degli assalti alla diligenza, il Pdl non può accettare che la Tasi diventi un’Imu al quadrato, così come buona parte della sinistra fa fatica a digerire i tagli alla spesa pubblica. I montiani sono insoddisfatti e la parti sociali hanno un piede sullo sciopero generale. Il terzo elemento è tutto interno al Pdl: Berlusconi strappa o no? Ma ce li ha i numeri in parlamento? Domande che rimbalzano nei divanetti del Transatlantico in quello che sempre più assomiglia a uno psico-dramma collettivo. Il quarto elemento è racchiuso in una domanda: chi si prende la briga di attivare la “bomba”? Chi si prende la responsabilità di portare il paese sull’orlo (o forse oltre) del default, con l’Europa pronta a spedire a Roma la Troika? La stabilità non è solo il refrain di un premier – Letta – che ha preso il testimone del governo da Bersani che premier non è riuscito a diventare, con un partito dilaniato dalle correnti che nemmeno il renzismo della prima e dell’ultimora probabilmente e malgrado le apparenze, riuscirà a guarire. Anche se il sindaco-rottamatore vincerà il congresso. Quinto elemento: i tre quarti del parlamento al prossimo giro di giostra elettorale – anticipato o no – non tornerebbero a Roma col trolley e il tesserino di “onorevole” in tasca. Ragion per cui, non è così scontato che il banco possa saltare. Niente di nuovo sotto il sole: è la politica, bellezza! A Grazioli da giorni va avanti una girandola di incontri e gran consigli di “guerra”: ora con le colombe, ora coi falchi, ora coi pontieri e poi si ricomincia da capo. Un giorno si parla di rapporti freddi tra Alfano e il Cav., per la gioia di Fitto e dei lealisti che vorrebbero impallinare le colombe. Il giorno dopo impazza la versione opposta, con tanto di Berlusconi moderato, dialogante e disposto a non spezzare il filo delle larghe intese. Già, perché di filo si tratta. Partiti appesi al filo (fibrillazioni interne equamente distribuite), governo appeso al filo, destini politici e personali appesi al filo (anzi, al voto palese). Italia appesa al filo, sempre più sottile, della speranza.
autore / Lucia Bigozzi
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