La provocazione di Santoro (Don Alessandro). La famiglia al centro della polemica

02 novembre 2013 ore 10:49, Americo Mascarucci
La provocazione di Santoro (Don Alessandro). La famiglia al centro della polemica
Mentre domenica scorsa a Roma papa Francesco celebrava la Giornata delle Famiglie, ribadendo per l'ennesima volta l'importanza dell'indissolubilità del matrimonio come risposta alla "cultura del provvisorio" sempre più radicata, a Firenze andava in scena l'ennesima provocazione targata don Alessandro Santoro.
Il parroco del popolare quartiere "Le Piagge", alcuni anni fa contravvenendo al divieto dell'arcivescovo Giuseppe Betori, celebrò le nozze di un transessuale, nato uomo e diventata donna. Betori sospese don Santoro e dichiarò "privo di efficacia" l'atto sacramentale. Il parroco fu poi "perdonato" e rientrò a pieno titolo nelle sue funzioni. Le recenti aperture di Francesco sul tema dei divorziati risposati e delle convivenze, hanno offerto il pretesto a don Santoro e alla coppia sopra menzionata di prendere carta e penna e di scrivere una lettera all’Arcivescovo di Firenze contenente la richiesta del riconoscimento dell’atto nuziale invalidato. A Betori viene imputata un'eccessiva "rigidità dottrinale", un rispetto tassativo delle norme canoniche che a detta dei firmatari della missiva, mal si concilierebbe con quel primato dell'amore e della misericordia invocato da papa Francesco. L'equivoco alla fine sta tutto qui, nel considerare la misericordia in contrasto con la dottrina e con le norme del diritto canonico. Se una coppia è impossibilitata in natura a procreare, viene meno la funzione stessa del matrimonio, quindi secondo il diritto canonico il matrimonio religioso non può essere consacrato ed è perfettamente annullabile nel caso in cui fosse stato già celebrato. Cinque anni fa a Viterbo fece molto discutere la decisione assunta dall’ex vescovo Lorenzo Chiarinelli di negare il sacramento del matrimonio per supposta impotenza copulativa ad un ragazzo paraplegico. Anche in quel caso si parlò di eccessiva rigidità dottrinale, ma il vescovo restò fermo sulle sue posizioni interpretando alla lettera i regolamenti della Chiesa. Le leggi esistono per essere rispettate e fatte applicare sia in ambito civilistico che religioso. Si possono modificare certo, ma finché sono in vigore c'è poco da obiettare. Accogliere con misericordia e perdonare chi ha contravvenuto a specifiche disposizioni di legge non significa riconoscere legittimità alla contravvenzione. E' comprensibile che a sollecitare ripensamenti a Betori sia la coppia in questione che si professa cattolica e vorrebbe una legittimazione sacramentale, ma che a supportare la richiesta ci sia un sacerdote è francamente inopportuno e fuori luogo. Don Santoro conosce le leggi della Chiesa anche se è suo costume contestarle e trasgredirle in virtù del suo essere "rivoluzionario". Ma dovrebbe se non altro mostrarsi rispettoso del suo diretto superiore, che ha già dimostrato verso di lui comprensione e misericordia, evitandogli certi imbarazzi. Tutti amiamo papa Francesco, ma ogni giorno di più si assiste ad un proliferare incontrollato di pseudo bergogliani che si ergono a profeti di una sorta di anti-chiesa sempre più relativista e depurata della dottrina. Non è colpa di Francesco certo se tanti fanno a gara ad equivocare le sue parole, ma non sarà il caso di iniziare ad arginare certe derive?
caricamento in corso...
caricamento in corso...