Letta resta, nasce il nuovo centrodestra di governo, Silvio si aggrappa alla fiducia

02 ottobre 2013 ore 13:01, Lucia Bigozzi
Letta resta, nasce il nuovo centrodestra di governo, Silvio si aggrappa alla fiducia
Lo tsunami politico ha tre facce: Letta, Alfano e Berlusconi. Il premier si avvia al traguardo della fiducia al Senato dove si è formata una nuova maggioranza; Alfano consuma lo strappo dal Cav e fonda un nuovo centrodestra; Berlusconi auto-decade e si condanna al volta per volta nelle larghe intese che solo cinque mesi fa lui stesso ha voluto.
I numeri di una mattinata sulle montagne russe oscillano in continuazione, ma il dato numerico che si fa strada è 25 o 27 visto che la conta tra i senatori si chiuderà solo un secondo prima del voto. Ventitrè-venticinque i senatori del Pdl che rompono con Berlusconi e decidono di votare la fiducia a Letta; dieci quelli di Gal, costola berlusconiana che da oggi cambia rotta. Le firme del nuovo centrodestra stanno nel foglio che Gaetano Quagliariello tiene in mano mentre parla al telefono, ma che le telecamere catturano e rilanciano. Ci sono i nomi tra gli altri gli ex ministri berlusconiani Maurizio Sacconi e Carlo Giovanardi e l’ex governatore Roberto Formigoni che hanno scelto la strada di Angelino Alfano. Nel nuovo centrodestra volano le colombe, confluiscono le anime moderate di quello che solo cinque anni fa era il Popolo della Libertà. Berlusconi ha dalla sua una settantina senatori, dice il colonnello aennino Altero Matteoli, ma non bastano per far cadere governo e parlamento. Dalla parte di Letta ci sono i voti di Pd, Scelta Civica, quelli del nuovo centrodestra, sufficienti – almeno ad ora – a delineare la nuova maggioranza senza alcuna stampella dei senatori ex grillini. Sorpresa e strappo anche dal M5S: la senatrice Da Pin annuncia che voterà la fiducia al premier. Nella riunione coi suoi il Cav prima valuta l’ipotesi del colpo di scena, ovvero il voto di fiducia, ma dopochè Formigoni annuncia pubblicamente che sta per nascere un nuovo gruppo parlamentare (“proporrò il nome Popolari") con “venticinque senatori pronti a sostenere il premier”, nuovo cambio: la Gelmini annuncia che la maggioranza del partito berlusconiano voterà la sfiducia. E’ rottura: al Senato ci sono due Pdl e nel pomeriggio i “dissidenti” daranno vita al nuovo gruppo parlamentare. Ma c'è una nuova sorpresa: un minuto prima del voto dell'Aula, il Cav spariglia di nuovo: parla al posto di Schifani e dice che i suoi voteranno la fiducia al premier. Boom. Una mossa tattica, finalizzata in realtà a depotenziare il costituendo gruppo parlamentare dei senatori pidiellini  e a impedire la nascita del nuovo centrodestra. Adesso resta da capire se veramente il nuovo gruppo parlamentare si formerà nel pomeriggio, come annunciato da Formigoni. Berlusconi tenta il tutto per tutto, ma non è detto che il "colpo di teatro" serva e basti a far desistere le colombe pidielline (governative e parlamentari) a fare marcia indietro e a riallinearsi col Cav. Se il voto confermerà le intenzioni degli esponenti del nuovo Pdl – ma a questo punto è pressochè certo - , Berlusconi esce da questa partita sconfitto politicamente dopochè da sabato ha aperto la crisi, fatto dimettere i suoi ministri, nella convinzione di far saltare il banco. Invece, è saltato lui – politicamente – e la sua mossa relegherà la nuova Forza Italia nella ridotta del volta per volta, più o meno come Turati nel governo Zanardelli. Letta ha tenuto il punto, forte anche dell’unico risultato vero che Berlusconi è riuscito a compiere, se il voto di fiducia confermerà ciò che al Senato si va delineando: rompere il suo partito.
autore / Lucia Bigozzi
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