Fuga killer. Meluzzi: «L'unico responsabile è il giudice, ma non credo pagherà. Non commento la Bruzzone»

20 dicembre 2013 ore 9:32, Marta Moriconi
Fuga killer. Meluzzi: «L'unico responsabile è il giudice, ma non credo pagherà. Non commento la Bruzzone»
Caso Gagliano. E’ in fuga un serial killer. Per Alessandro Meluzzi, psichiatria forense da trent’anni, la questione alla fine è molto semplice: «In Italia Iudex peritus peritorum, il giudice è il perito dei periti. Ha l’onore e l’onere delle valutazione finale. Ma credo che non pagherà ». Poi parla degli psichiatri forensi, del loro difficile compito in carcere e di alcune critiche che subiscono del tutto campate in aria: «La recidività non può essere stabilita con l’esame del sangue». E non si ferma qui. La vena è polemica… Roberta Bruzzone  ci ha parlato della sua esperienza professionale «con gli psichiatri forensi. Molti di loro non vogliono neanche sapere qual è la storia criminale di questi soggetti. Ma non si può rieducare qualcuno di cui non conosciamo la storia criminale né psicopatologica». E’ d’accordo? «Per stile e professionalità, sono abituato a non dare giudizi sui lavori dei colleghi. Uno dei principi basilari della deontologia è che le colleganze si misurano solo su dati professionale e non sui pettegolezzi. Non conosco, poi, la dottoressa Bruzzone, né la sua professionalità, ma mi guarderei bene dal commentarne i pensieri proprio per questo. Sono psichiatra forense da una trentina d’anni, ed è una cosa molto seria fondata accademicamente e scientificamente. Solo il medico specializzato in psichiatra può fare diagnosi, per esempio sulla capacità di intendere e volere e sulla pericolosità sociale. L’ordinamento italiano vieta la perizia psicologica è c’è una ragione: perché prima ricerca la personalità del potenziale colpevole e poi le prove. Per questo la prassi giurisprudenziale italiana non ha mai voluto quest’approccio. Però oggi, nell’epoca dei profili all’americana, proliferano figure professionali diverse, ma credo che alla fine ci dobbiamo avvalere di persone serie nelle valutazioni, il fatto che siano medici e specialisti in psichiatria è una sicura garanzia di competenza». Ci sono più di due verità in questa storia. Secondo la polizia e i pubblici ministeri è «pericolosissimo»; secondo il Tribunale di sorveglianza che ha autorizzato la sua uscita dal carcere è una persona tranquilla con «nessun rilievo psicopatologico». Ma c’è anche uno psichiatra che ha dichiarato che Gagliano  “stava bene”. Qual è la verità? «La questione alla fine è molto semplice, in Italia Iudex peritus peritorum, il giudice è il perito dei periti... L’unico responsabile è lui. Che ha l’onore e l’onere delle valutazione finale, dopo essersi avvalso di tutte le informazioni che vuole, giudiziarie, psichiatriche, di antropologi, di filosofi. Tutto bene. Ma alla fine è lui che decide». Secondo la sua esperienza professionale, è probabile che Gagliano fugga all’estero? «Questa è una domanda da fare a qualcuno che usa la sfera di cristallo. Se non è stupido cercherà di non essere preso, oppure in un momento di lucidità si costituirà, o in un colpo di fortuna verrà trovato. Ma ripeto, serve la sfera di cristallo per dirlo». Chi pagherà questo pasticcio? «C’è un unico responsabile finale che è il magistrato appunto. Ma credo che non pagherà» Il problema della recidività, in caso di omicidi o stupri. E’ da rivedere il meccanismo dei permessi premio? «Ma sa, anche qui psicologie o psicopatologie nell’ordinamento giudiziario, vengono seguite. Senza le misure premiali, l’affidamento in prova o l’affido dei servizi sociali avremmo carceri peggiori di quelle che abbiamo. O li buttiamo in una discarica e buttiamo la chiave per sempre e abbiamo risolto il problema, o è chiaro che ogni decisione comporta un rischio. Certamente non ci sono degli eventi che ci consentono di dire esattamente come si comporterà una persona, sano o matto che sia. Pretendere che ci sia un esame del sangue dal quale si decida se una persona commetterà in futuro dei reati o no, non solo non è possibile, ma per fortuna non è possibile». Quindi non è matematico che uno stupratore stupri nuovamente o che un omicida uccida ancora? «Certamente uno che ha stuprato ha più probabilità di commettere uno stupro rispetto ad uno che non ha mai stuprato. Come uno che ha rubato una bicicletta, di ricadere in quel furto. Ma la recidività può essere stabilita con l’esame del sangue».
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