G. Chiesa: Sansonetti tu difendi il ’68 che ha rovinato Christopher

20 febbraio 2013 ore 12:32, Marta Moriconi
G. Chiesa: Sansonetti tu difendi il ’68 che ha rovinato Christopher
Lui è un imprenditore della ristorazione. Il figlio è il ragazzo arrestato per i tafferugli sul Lungotevere del novembre scorso a Roma. Un ragazzo che sarebbe stato dimenticato insieme agli altri sette, se non fosse stato per il padre, Giorgio Chiesa. Per la sua dolorosa e accorata denuncia pubblica e privata. Quando dichiarò di preferire, dopo l'arresto, che Christopher rimanesse in cella di più (per una meritata lezione pedagogica). Ne scaturì una polemica al vetriolo tra il politicamente corretto e il politicamente scorretto. Ancora oggi Chiesa resta un padre tutto d’un pezzo, che continua ad attribuire le storture attuali che affliggono la gioventù e la società, ad un padre ben preciso: il ’68. Lo ha detto anche a Porta Porta, scontrandosi con il direttore Piero Sansonetti, difensore convinto del Sessantotto. Innanzitutto, lei come sta? «Sto come può stare un genitore in pena per il proprio figlio. Le divergenze e le prese di posizione, non inficiano il sentimento di un papà che vuole un gran bene al proprio figlio». Come sta suo figlio, avete recuperato un dialogo? «Mi risulta che stia bene. Purtroppo dal giorno del nostro ultimo incontro il 17 novembre, ha deciso di non rispondere più alle mie telefonate, ai miei sms, alla lettera raccomandata che gli ho inviato. Una chiusura totale anche verso mia figlia (sua sorella). E così anche sua madre e il resto della famiglia materna. Un segnale barbaro, l'ennesima forma di violenza nei confronti del sottoscritto». Qual è stata la conseguenza delle azioni di Christopher? Secondo lei ha imparato qualcosa da tutta questa vicenda? «Difficile dirlo perché non ho elementi sufficienti per giudicare. Devo però  dire grazie all'avvocato Tucci che lo difende e che mi trasmette qualche informazione. Purtroppo rimane in me la sensazione iniziale, quella che vede mio figlio strumentalizzato ideologicamente da "cattivi maestri" (che esistono! Basta vedere quello che è' accaduto e chi ha presenziato ai funerali di in uomo che però è stato quel che è stato - P. Gallinari). Si dice che il tempo sia galantuomo e questo mi fa sperare. Ma per sviluppare una buona coscienza occorrerebbe che mio figlio si staccasse radicalmente da ideologie, demagoghi e frequentazioni tutto sommato negative». Come risponde ai vari Sansonetti, che reputano il suo essere padre, dittatoriale e poco amorevole? Per alcuni non si aggrediscono o puniscono i figli... «Il dottor Sansonetti  deve ancora rispondere ad un paio di mie domande formulate in occasione del confronto a Porta a Porta. Credo che non sia lui il responsabile di tanti mali se non per essere uno dei fautori e dei difensori di quel movimento sessantottino (che alcuni giovani scimmiottano). Un movimento che ha costituito un punto di rottura, la fine del rispetto dell'autorità. Intesa non come esercizio del potere, bensì caposaldo del vivere civile. Il contrattacco del movimento sessantottino (a cui "nostalgicamente" fanno riferimento persone come Sansonetti) ai valori della famiglia, della scuola, della Chiesa e di qualsiasi altra "autorità" è genitore di tante nostre disgrazie attuali. Io vivo il ruolo di genitore non in funzione dittatoriale, bensì in forza di un senso di responsabilità, di civiltà e di amore paterno. Questi tre aspetti convivono e il solo amore paterno non può escludere gli altri. Da qui la mia posizione. In questi mesi ho ricevuto messaggi e attestati da molte persone solidali con la mia posizione. Quasi a sembrare che tanti la pensino come me ma, ahimè, troppo spesso sono in pochi a prendersi  la briga di manifestare e sostenere queste posizioni». Dopo aver partecipato a Porta a Porta non si è più visto in tv. Una scelta o semplicemente la vicenda è passata in sordina... «Mi sono trovato catapultato in prima pagina per una forte dichiarazione nei confronti di mio figlio che voleva essere prima di tutto, e desidero ribadirlo, un atto d'amore e di considerazione verso lui e verso tanti giovani. Ci ho messo la faccia ed ho utilizzato i media per fare sentire la mia voce. Ma contrariamente a quanto affermato in una lettera a firma di mio figlio (ma scritta quasi sicuramente a più mani) io non sono un saltimbanco o una soubrette televisiva. L'ennesimo tentativo, questo, di screditare chi come me crede in alcuni valori portanti, quali il dialogo e il rispetto. Cosciente del mio ruolo e avendo ottenuto la visibilità richiesta ho ritenuto opportuno ritirarmi dopo Porta a Porta. Dove ho testimoniato tutto il mio dolore (a fronte anche dell'inaspettata lettura della missiva di mio figlio) e dove mi sono confrontato con una certa frangia di persone. Tra questi  Sansonetti, che non ha saputo dare risposta alle mia domande, se non con battutine e boutade varie. Basta rivedere la puntata per averne conferma. Mi farebbe comunque piacere continuare a testimoniare. Per il bene che voglio a mio figlio e per il più semplice senso civico che credo di dovere a tanti. Perché credo che il tema trattato sia attuale e non esaurito».
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