Roma-Feyenoord, Cozzoli (Fi): “Roma indifesa, con l'Isis sarebbe una strage. A casa questore e prefetto"

20 febbraio 2015 ore 12:15, Lucia Bigozzi
Roma-Feyenoord, Cozzoli (Fi): “Roma indifesa, con l'Isis sarebbe una strage. A casa questore e prefetto'
“Roma senza difesa. Con i barbari olandesi è finita così ma se l’Isis decidesse di fare un attentato qui, sarebbe una strage”. E’ netto e durissimo il giudizio di Ignazio Cozzoli, capogruppo di Fi in Consiglio metropolitano e consigliere capitolino sul sacco della città. Nell’intervista a Intelligonews, denuncia tra l’altro, la mancanza di sicurezza per i cittadini e “il lassismo alluncinante in fatto di legalità”. I barbari olandesi firmano il sacco di Roma: c’è un problema di sicurezza? Forze di polizia senza mezzi o non addestrate in maniera adeguata? «C’è un problema di sicurezza complessivo. Due settimane fa durante la seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina, è intervenuto il prefetto sulla minaccia del terrorismo e dci ha detto, d’accordo con il sindaco, che il terrorismo è una minaccia che nasce dalla mancata integrazione degli stranieri, equiparando le banlieu parigine alle periferie romane. Io credo che esista un problema di impostazione generale ». In che senso? «L’ho evidenziato nel mio intervento davanti al prefetto: credo che Roma sia malata di una cappa di incertezza che sta sulla testa dei cittadini e riguarda la sicurezza dei quartieri. In questa città c’è un atteggiamento di generale tolleranza rispetto alla legalità, dall’abusivismo edilizio e commerciale alla mancanza di presidi fissi di polizia o stazioni dei carabinieri nei nuovi quartieri. Insomma, c’è un lassismo allucinante. Il progetto Sprar, ad esempio, viene calato sulla testa della gente senza alcuna programmazione sul territorio facendo arrivare immigrati e richiedenti asilo senza alcuna logica, in un territorio già a dura prova per il disagio sociale. Ma il problema vero è che a Roma non c’è un senso di legalità: il sindaco, le forze dell’ordine, questa maggioranza, non sono in grado di dare la percezione della sicurezza. L’episodio di ieri dimostra inoltre l’insufficienza di strumenti per difendere la città. Ricordo che sabato scorso, ai Fori Imperiali, si sono accoltellati due bengalesi per una questione di territorio; quindi il problema non sorge solo di fronte a un’orda di barbari ma è insito nella carenza di sistemi di sicurezza della città». Ma se Roma è in queste condizioni, come può difendersi dalla minaccia dell’Isis? «Sul mio profilo Facebook ho scritto che siamo vivi per miracolo perché l’Isis ha pietà di noi e della nostra condizione miserevole. Faccio una domanda: di fronte a quanto accaduto ieri e alla incapacità di gestione dell’evento come può Roma candidarsi a ospitare le Olimpiadi? Mi domando perché ancora non stia rotolando qualche testa. Ho chiesto un consiglio straordinario sulle Olimpiadi perché voglio sapere dal sindaco, dal prefetto e dal ministro cosa hanno intenzione di fare sulla programmazione della sicurezza, delle risorse, dell’organizzazione. Non possiamo pensare che il Comitato promotore delle Olimpiadi non abbia al suo interno una rappresentanza di Roma Capitale. E’ necessario che Roma Capitale esprima un esperto su sicurezza, urbanistica, mobilità perché secondo il regolamento del Cio è la città promotrice che si fa carico di presentare il progetto. Noi invece siamo a Montezemolo e altri, ma la città non ha alcuna rappresentanza e questo mi preoccupa». Stiamo sulla minaccia dell’Isis. Secondo lei una città fragile sul versante sicurezza come si è rivelata Roma, in che modo può far fronte alla minaccia del Califfato? «Non si difenderà. Faccio una domanda: come si può pensare in una città che non riesce a gestire la sicurezza ordinaria nelle periferie che possa affrontare in modo adeguato una minaccia così grave? L’Infernetto, ad esempio, è stato pensato e realizzato senza un posto di polizia o una tenenza dei carabinieri; è cresciuto a dismisura e oggi è un disastro sotto il profilo della sicurezza con furti nelle case mentre la gente dorme. Inadeguata perfino l’illuminazione pubblica delle strade. Se non riusciamo a difendere i cittadini nella vita di tutti i giorni come possiamo farlo con l’Isis. Se il Califfato decidesse di fare attentati a Roma ci saranno stragi: da questo punto di vista io sono molto pessimista. Aggiungo che dal consiglio comunale sulla sicurezza non è emerso nulla sul piano della programmazione; erano stati invitati i ministro dell’Interno e il sottosegretario ma non si sono visti. Per non parlare poi del governo Renzi che ha allo studio un provvedimento per tagliare le forze dell’ordine sulla strada. Domanda: come si risolve il problema di dissuadere chi intende delinquere se metà forze di polizia stanno negli uffici? Come si può tenere i vigili urbani a fare controlli nei negozi o a svolgere solo mansioni amministrative? A fare le verifiche commerciali e urbanistiche ci devono andare i funzionari – ne abbiamo 24 mila – che devono stare per strada, non dietro a una scrivania». Secondo lei il sacco di Roma è terrorismo? «È stata una forma di terrorismo perché il terrorismo, a prescindere dalla matrice ideologica, si manifesta tutte le volte che in cui c’è un concorso in un reato, un concorso di persone che si muovono per devastare la città. Vorrei inoltre sapere, sotto il profilo dell’ordinamento giuridico e mi riferisco anche alla prostituzione, il piccolo spaccio, le droghe leggere, se è mai possibile che non si riesca a comminare sanzioni esemplari. Perché i tifosi olandesi processati per direttissima e condannati a sei mesi sono già fuori e non in galera?». Ma a questo punto chi paga? Di chi è la responsabiltà per la mancata difesa della città? Sindaco, prefetto, questore o ministro? «Non c’è dubbio che tutta la filiera della sicurezza debba essere messa in discussione. Se il prefetto che come ha ricordato lui ormai è alle soglie della pensione, se il questore che fa parte degli alti funzionari rappresentanti del governo del territorio non è riuscito a gestire adeguatamente la sicurezza, se ne devono andare a casa. Il sindaco, oggettivamente, su questo punto può far poco, può limitarsi ad esporre le istanze sull’organizzazione della misure a tutela della città». Le dimissioni valgono anche per Alfano? «Non mi arrischio fino al ministro perché non è il mio livello istituzionale, tuttavia ritengo che chi rappresenta la sicurezza in città debba avere la compiacenza di dimettersi. Aggiungo che in più di un’occasione ho chiesto al sindaco di ripristinare una commissione, un delegato o un assessorato alla sicurezza che se ci fosse stato, forse rispetto all’arrivo degli ultras olandesi avrebbe lanciato un allarme e forse anche l’onda mediatica avrebbe consentito di incutere un certo timore in questi barbari. Invece, non è andata così». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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