Feyenoord, Tonelli (Sap): "Nelle sabbie mobili: senza normative né mezzi. Isis, contro Kalashnikov "senza armi""

20 febbraio 2015 ore 21:47, Lucia Bigozzi
Feyenoord, Tonelli (Sap): 'Nelle sabbie mobili: senza normative né mezzi. Isis, contro Kalashnikov 'senza armi''
“Ci muoviamo in una palude di sabbie mobili: mancano normative, uomini e mezzi. Alfano? Dopo il sacco di Roma dovrebbe trarne le conseguenze”. “A Marino dico: troppo facile puntare il dito e giocare allo scaricabarile sulle responsabilità”. E’ un fiume in piena Gianni Tonelli, leader del Sap (sindacato autonomo di Polizia) che a Intelligonews svela cosa non ha funzionato e perché. Con un’inquietante previsione circa la minaccia dell’Isis su Roma. Tra  il ministro Alfano, il questore e il prefetto di Roma chi, secondo lei, ha la precedenza sulle dimissioni? «Ho molto da ridire sull’operato del ministro; non penso che il problema nasca dal questore e dal prefetto: è un problema generale di normative. Noi operatori delle forze di polizia – l’ormai famosa vicenda del ‘cretino’ docet – ci muoviamo in una palude di sabbie mobili. Se di fronte a quello che è successo si parla di intervento inidoneo e intempestivo, vorrei vedere se in piazza c’erano manifestanti di qualunque estrazione o appartenenza: sicuramente saremmo stati ‘crocefissi’. Allora, registriamoci il cervello e decidiamo cosa vogliamo fare, a iniziare dal sindaco Marino…». Perché ce l’ha con il sindaco? Oggi Marino ha chiesto i danni all’Olanda. E’ sufficiente? «Ma quali danni… sai a quelli cosa gliene frega dei soldi che chiede il sindaco di Roma… Al sindaco Marino dico che la responsabilità non è un pacco postale del quale ci si può liberare andando all’ufficio spedizioni. Il punto è che il sindaco ha imparato velocemente che spesso, la macchina del fango colpisce indipendentemente dalle responsabilità e quindi lui gioca d’anticipo, si porta avanti. Il risultato è che cambiano questori e prefetti ma Marino ha sempre da ridire; appartiene alla stessa parte politica di quelli che alzano il dito sulle forze di Polizia e poi continuano a operare tagli di uomini, mezzi e risorse. Marino in passato si è sempre espresso con un giudizio censorio nei confronti del comportamento delle forze dell’ordine definendolo aggressivo e brutale. Ieri ho visto la sua intervista e ancora una volta ho visto la determinazione con cui ha puntato il dito. A Marino chiedo: da dove li dobbiamo tirare fuori questi uomini che non ci sono? E’ da un anno che dico e scrivo che non gliela facciamo più, che mancano 40mila uomini nelle forze dell’ordine e 18mila sono per la Polizia; che a Roma c’è una pattuglia di Polizia e Carabinieri ogni 150mila abitanti. Ma di che stiamo parlando? Perché il ministro dell’Interno finora non si è adoperato con il premier per evitare ulteriori tagli. Al sindaco di Roma faccio notare che nell’ultima legge di stabilità le assunzioni sono bloccate fino al dicembre 2015. E siccome la coperta è corta, quali piedi dobbiamo scoprire per coprirci la faccia a Roma? Quelli dell’Expo a Milano, quelli di Frosinone, di Firenze? Non si fanno le nozze coi fichi secchi e non più di due giorni fa al convegno sulla sicurezza che il Sap ha organizzato al Senato queste cose le abbiamo ribadite davanti a Salvini, la Meloni, Gasparri, Dambruoso, Fiano e Giovanardi». E agli ultras olandesi cosa direbbe? «Vorrei mandare una cartolina: gli italiani non sono pidocchi rifatti; noi non andiamo a devastare il loro patrimonio artistico, mentre loro si sono scagliati contro la Barcaccia del Bernini. Sicuramente sanno cos’è una diga, ma non questo monumento famoso in tutto il mondo…». Quando ci sono scontri di piazza c’è chi invoca il numero identificativo sui caschi delle forze dell’ordine, ma quando gli ultras devastano una città cosa succede? «Non succede niente. Se noi fossimo andati a “danneggiare” una diga in Olanda o il ponte di Londra cosa ci sarebbe successo? Polonia docet: invece questi vengono processati per direttissima condannati e rimessi in libertà. Questa è l’Italia. Eppoi stiamo a discutere per giorni e giorni sulla pedata di un “cretino” che non aveva neanche la potenzialità di creare un’abrasione, lo rinviamo a giudizio e adesso voglio vedere a che tipo di sanzione lo condanneranno». Perché non è stata creata una ‘zona rossa’ e come è potuto succedere tutto questo se dalla polizia olandese una settimana fa era arrivata la segnalazione di cinquemila tifosi in partenza per Roma? «Roma è un museo a cielo aperto ed è impossibile concepire un ragionamento di blindatura totale. Questo non è certo un modo per deviare le responsabilità; il problema è sempre lo stesso: se anche abbiamo ricevuto segnalazioni, qual è lo strumento che l’ordinamento italiano fornisce a chi opera sul campo, al di là delle belle chiacchiere, per affrontare qualsiasi tipo di emergenza? Se ci fosse uno strumento normativo adeguato, io potrei obbligarli a soggiornare in una determinata zona, potrei imporre regole precise, controlli, sanzioni e se sgarrano potrei arrestarli: anche qui Polonia docet. E allora in quel caso potrei sollevare la questione delle responsabilità; ma io non posso chiedere a un boscaiolo di abbattere un bosco intero senza fornirgli un’ascia. Io sono di Bologna: ci sono persone denunciate 60-70 volte per vari reati contro l’ordine pubblico che non verranno mai condannate e i provvedimenti cadranno in prescrizione. E’ un gioco di guardie e ladri che si pretende di scaricare su di noi. Noi un anno fa al Senato con il sostegno di quasi tutte le forze politiche, abbiamo presentato un progetto di legge sull’ordine pubblico nel quale i primi a metterci in gioco siamo stati noi con la richiesta del magistrato accanto a noi in piazza e l’uso delle videocamere, ma nessuno finora se n’è fatto carico». Ma se succede questo per una partita di calcio, che potrebbe accadere di fronte alla minaccia dell’Isis su Roma? «Lo stiamo dicendo da mesi: servono una normativa, una preparazione diversa e serve determinazione. Se questi arrivassero coi Kalashnikov, noi cosa facciamo senza strumenti adeguati, ovvero armi in dotazione, formazione e professionalità?». Sta dicendo che in caso di attentato a Roma la città è indifesa? «Non dico questo, dico che un ipotetico attacco come accaduto in Francia, in Belgio o a Copenaghen, da noi purtroppo potrebbe avere un epilogo diverso. E’ per questo che abbiamo inviato a Renzi un documento con sei punti fondamentali a mettere una toppa sui disastri compiuti da dieci anni di tagli irresponsabili e oggi ce ne rendiamo conto ma alla sicurezza non bisogna pensarci nel momento dell’emergenza bensì nella condizione di normalità. La toppa che abbiamo proposto al premier significa venti milioni per l’anno in corso e 44 dal prossimo anno a regime: non cogliere questa opportunità per affrancarci da una responsabilità che sarebbe devastante in caso di evento negativo per non aver stanziato una manciata di lenticchie, sarebbe la conferma di una miopia infinita».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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