Italicum, Minzolini (Fi): “Silvio centrale, Letta 'bad company', Alfano debole, Quagliariello inutile"

20 gennaio 2014 ore 13:20, Lucia Bigozzi
Italicum, Minzolini (Fi): “Silvio centrale, Letta 'bad company', Alfano debole, Quagliariello inutile'
Innovatori vs conservatori. “Renzi e Berlusconi stanno dalla stessa parte, quella degli innovatori”. “Alfano dimostra la fragilità della sua linea politica”. “Letta? A fronte dell’accelerazione sulle riforme grazie a Berlusconi e Renzi, il suo governo si sta trasformando in una bad company”. Concetti netti che il senatore Augusto Minzolini sviluppa con Intelligonews dopo il patto tra leader di Fi e Pd e nel giorno in cui il segretario dem affronta quella si preannuncia come una Direzione infuocata…
Senatore Minzolini, dopo l’accordo Renzi-Berlusconi chi vince e chi perde? Vincono i grandi partiti a scapito dei “piccoli”? «Non so quale sarà il compromesso e quale sarà il punto di caduta della mediazione. In ogni caso, mi sembra evidente che si stia ragionando su una legge elettorale che valorizza il ruolo dei grandi partiti e che fa riacquistare a Berlusconi una centralità nel dibattito politico. L’unico punto che resta poco chiaro ma non potrebbe essere altrimenti è il seguente: mentre va avanti il confronto sulla legge elettorale e se maturerà l’idea della riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione alle quali noi non possiamo dire di no visto che sono temi che abbiamo posto per primi, come si andrà avanti con un governo che si è dimostrato incapace e non all’altezza di affrontare la crisi economica di questo paese?». Si è fatto la domanda, si dia la risposta. «E’ l’unico rebus in una situazione per la quale da un lato ci sono tempi fulminei su legge elettorale e riforme grazie all’intesa tra Berlusconi e Renzi e dall’altro c’è un esecutivo che si sta trasformando in una sorta di ‘bad company’ nell’attuale quadro politico». Quindi politicamente ha perso anche Letta o quantomeno esce più debole dall’intesa Renzi-Berlusconi? «Spesso mi hanno additato come un ‘falco’ di Forza Italia ma io su questo governo non ho mai detto le cose che nell’ultimo mese ha detto Renzi. Il problema è uno solo: un governo va avanti e rivolge la sua azione positiva per il paese se riesce a portare a casa risultati concreti. Con tutto il rispetto e la simpatia nei confronti di Letta, non mi sembra che sia il caso del suo esecutivo. Il punto non è se oggi Letta è più debole o più forte; il rischio è che nel quadro politico che si muove velocemente sulle riforme, il governo si trasformi in una sorta di ‘bad company’ che gestisce in maniera insufficiente e inadeguata il primo problema che si trova ad affrontare l’Italia, ovvero la capacità di rimettere in moto il ciclo economico e di superare una crisi che ha già fatto tantissimi danni». Alfano è uscito da Forza Italia ma oggi sta al governo con il Pd che ha fatto l’accordo con Fi per non rendere condizionanti i piccoli partiti. Non è una contraddizione? Si profila sempre più il voto a maggio? «Non è una contraddizione, sono due questioni su due piani paralleli. Il punto è che per andare al voto ed evitare di votare con una legge come quella uscita dalla sentenza della Consulta che ci riporterebbe indietro di vent’anni, serve una nuova legge che difenta il sistema bipolare e maggioritario; ed è quello che abbiamo fatto. Ora il problema è: andiamo avanti con questa valvola di sicurezza necessaria che è stata attivata e vediamo cosa succede, anche perché può accadere di tutto. Noi siamo favorevoli alla riforma del Senato e del Titolo V mentre non siamo d’accordo a sostenere la linea del governo ma a questo punto non è un problema nostro bensì di Renzi che deve riflettere se un governo di questo tipo lo logora o meno. D’altronde, non possiamo decidere noi quando andare al voto stando all’opposizione; per noi è auspicabile tornare alle urne al più presto ma su questo sbocco spetta a Renzi, leader del primo partito della maggioranza fare una valutazione. La stessa valutazione che dovrà fare Alfano il quale concorre all’esecutivo». Alfano ha dichiarato che nella mediazione ha vinto lui superando il modello spagnolo secco. Cosa risponde? «Rispetto ad Alfano non sono mai stato interessato alle polemiche sul tradimento, però sono sempre stato convinto che la prospettiva politica che si è dato fosse estremamente fragile ed è quello che sta venendo fuori. Il paradosso della sua politica è nell’affermare, da una parte che Ncd fa parte della coalizione di cui fa parte Forza Italia nell’idea di andare al voto insieme e contemporaneamente oggi pone veti o crea problemi su un confronto sulla legge elettorale che coinvolga anche Fi. Sembra una contraddizione estrema che dimostra quanto la linea politica di Alfano e i suoi sia estremamente labile». C’è un altro paradosso che le sottopongo: l’accelerazione sulle riforme viene da due leader che non stanno in parlamento mentre c’è un ministero delle Riforme ad hoc che in otto mesi non ha prodotto molto. «E’ la dimostrazione che nella struttura di governo il ministero di Quagliariello è inutile. Così come esistono enti inutili, esistono ministeri inutili». Perché Berlusconi è rientrato in gioco? «Mi fanno sorridere le polemiche interne al Pd: il punto non è che Renzi ha riportato al centro della scena politica Berlusconi, perché Berlusconi non se n’è mai andato. La vicenda della decadenza non ha intaccato per niente il suo consenso, anzi lo ha fatto diventare un simbolo della persecuzione giudiziaria. E visto che il consenso non è indifferente perché parliamo all’incirca di un terzo degli italiani, non penso si possa immaginare una riforma elettorale e riforme costituzionali infischiandosene di un terzo del paese. C’è dell’altro…». Cosa? «L’affermazione di Renzi “sintonia profonda con Berlusconi” è la dimostrazione che per quanto riguarda il tentativo di difendere l’attuale sistema politico da illusioni o tentativi di riportarlo indietro ai tempi della prima repubblica - un governo all’anno e partitini condizionanti, preferenze oltretutto cancellate dai cittadini con un referendum - se uno dovesse tracciare una linea di demarcazione tra innovatori e conservatori, sicuramente Berlusconi e Renzi starebbero dalla stessa parte, cioè sul versante degli innovatori».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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