Mineo (Pd): “Ultimatum di Renzi irricevibile. L’Italicum è la prova del nove… anche per il Colle”

20 gennaio 2015 ore 14:00, Lucia Bigozzi
corradino 2Senza modifiche all’Italicum, voterà contro. Lo dice chiaro Corradino Mineo, senatore Pd ed esponente della minoranza interna che nell’intervista a Intelligonews svela cosa succede oggi dopo l’ultimatum di Renzi ai dissidenti interni e il faccia a faccia con Berlusconi. Sul Quirinale… Senatore lei appartiene a "un partito nel partito" come ha dichiarato Renzi riferendosi alla minoranza dem? «Il punto centrale è: la legge elettorale pur non essendo una legge costituzionale ha un rilievo costituzionale. E’ stato spiegato da tutti: Gotor e Corsini solo per citare due senatori. Aggiungo: non solo l’articolo 107 della Costituzione ma anche il regolamento del Pd dice che non c’è alcuna disciplina che tenga: il parlamentare rappresenta la nazione non il partito. Quindi considero irricevibile la battuta di Renzi del partito nel partito». Come è andato l’incontro tra Renzi e i voi senatori? Cosa vi siete detti? Il premier ha evocato una sorta di ultimatum entro le prossime 24 ore. Cosa risponde? «Il presidente del Consiglio ha parlato per un’ora e mezza, usando almeno un’ora e venti del suo intervento ad accarezzare i senatori Pd dalla parte del pelo, poi ha anche detto: se non mi date ragione, posso usare anche strumenti parlamentari che consentano l’approvazione della legge in 48 ore». E quali sono questi strumenti? «Non so, forse si riferiva alla tecnica del “canguro” o a un emendamento che spazzi via gli altri. Io noto sommessamente che nella mia lunga esperienza, mai ho sentito un premier che evocasse tattiche ostruzionistiche o contro-ostruzionistiche». Il suo collega Gotor lo ha già detto: se l’Italicum resta così lui non lo vota. E lei? «Anzitutto capiamoci: i trenta che si esprimeranno sugli emendamenti e sub-emendamenti del Pd non sono né una setta, né un partito; sono eletti che si riferiscono a quella libertà prevista dalla Costituzione. Non hanno una posizione univoca e non devono averla. Il punto sul quale c’è accordo  è votare gli emendamenti che sono stati presentati. Per quanto riguarda me, penso che questa sia una legge elettorale che renderebbe il sistema italiano il meno libero e il più autoritario di tutti i sistemi occidentali. E la cosa incredibile è che Renzi ha recepito questa mia critica che gli ho rivolto apertamente in una riunione e ripete sempre che nessuno, non la Francia, non la Gran Bretagna, non la Germania ha una legge come quella che lui vuole. Renzi vuole una legge che non ha contrappesi, tutta concentrata su una sola persona, mentre il parlamento è considerato qualcosa di non conosciuto, eletto con liste bloccate nelle quali cento parlamentari devono la loro elezione al premier che ha ottenuto il premio di maggioranza. Insomma, si determina un forte squilibrio tra potere esecutivo e potere di controllo. Renzi vuole il sindaco d’Italia. Io no, e voterò contro». Oggi Renzi tornerà dai senatori dem dopo l’incontro con Berlusconi. Che si aspetta da entrambi i passaggi? «Ho visto che Renzi sta giocando a poker americano col suo partner del Nazareno, perché ho letto un tweet del premier che spiega alla Meloni: ‘io non sono mai stato eletto in liste bloccate, anche tu oggi si ripensi, benvenuta nel club’. In realtà quel tweet serve per dire a Berlusconi: attento Silvio, se non fai il buono io potrei cambiare posizione e impedirti di nominare i tuoi parlamentari. Il problema è che Berlusconi sa giocare a poker». Il braccio di ferro sull’Italicum è lo specchio della partita per il Quirinale? «No. Renzi ha voluto votare l’Italicum e la riforma del Senato prima dell’elezione del presidente del Consiglio per chiarire a chi dovesse essere eletto che non si può permettere di obiettare la sua aspirazione a fare il sindaco d’Italia in nome della Costituzione. E’ un modo per ‘addomesticare’ l’elezione del capo dello Stato. Se non ci riesce o se lascia troppa amarezza nel parlamento, renderà l’elezione più difficile ma è Renzi che l’ha voluto». Toto-candidati: salgono le quotazioni di Amato. Da un lato l’incontro tra alcuni parlamentari della minoranza dem e D’Alema alla Fondazione Italiani Europei di cui fa parte lo stesso Amato; dall’altro nei ranghi di Fi si dice che non sarebbe un nome sgradito a Berlusconi. Lei lo voterebbe Amato? «Coerentemente con la mia posizione, il problema è vedere come finisce il dibattito sulla legge elettorale. Io so che i giornali fanno il loro mestiere lavorando anche sul toto-candidati per il Quirinale ma qui la vera questione è: sindaco d’Italia sì o no? Io dico no». Berlusconi e Renzi non controllano totalmente i voti dei loro parlamentari per l’elezione del capo dello Stato. Chi “pesa” di più tra Bersani e Fitto? «Vede, nel Parlamento come nel Paese si vive un disagio perché nel mondo si discute del fatto che Obama vuole togliere 320 miliardi in tasse ai ricchi per restituirli al ceto medio. A Davos stanno facendo ragionamenti importanti sul futuro del pianeta… c’è uno straniamento enorme quando lei mi chiede di Pd e Fi. E questi deprecati parlamentari - me compreso - con tutti i loro difetti sono pur sempre uomini… nom vuole che ci sia un po’ di imbarazzo di fronte a tutto ciò?».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...