Corsaro (FdI): «Lobby e politica: decidere la regola ed essere trasparenti. #destracheverrà? No a una ridotta della Valtellina»

20 maggio 2013 ore 18:26, Marta Moriconi
 
Corsaro (FdI): «Lobby e politica: decidere la regola ed essere trasparenti.  #destracheverrà? No a una ridotta della Valtellina»
«Politica e interessi economici? Su questo punto dovremmo fare meno le vergini vestali. Non si può chiedere l’abolizione del contributo pubblico ai partiti per mettere poi alla berlina il privato che intende partecipare ai costi della politica». Massimo Corsaro (Fratelli d’Italia) è un fiume in piena sulla polemica dei parlamentari pagati dalle lobby, seppure il servizio di Report, che ha sollevato il problema, lui non l’ha proprio visto. E coglie l’occasione per raccontare ad IntelligoNews che le anticamere in Commissione Bilancio, di cui fa parte, le vede eccome: «Non vi dico quanto sia affollata la sala antistante l’Aula dove votiamo gli emendamenti. Persone che nulla hanno a che vedere con la Camera dei Deputati». Quanto a Storace e ad altri ex An che si sono riuniti in Sicilia, la #destracheverrà per lui non dovrà ridursi «ad una ridotta della Valtellina, altrimenti ci si metta a fare un’associazione culturale, nobile e meritoria. Dobbiamo guardare ad un progetto di destra che sia inclusivo di altre esperienze e sensibilità».   La polemica dei parlamentari pagati dalle lobby. “Chi sa deve denunciare” ha dichiarato il presidente del Senato Piero Grasso. «Sostanzialmente la trasmissione Report, che non ho visto ma ho "seguito" tramite i giornali, ha fatto le pulci alle aziende private che, dichiarandolo, corrispondono un contributo ai partiti che fanno politica. L’uso del denaro in politica deve essere cristallino. Questo è giusto. Però bisogna intendersi: o c’è una dotazione di risorse pubbliche per fare politica, oppure non si può chiedere l’abolizione del contributo pubblico per mettere poi alla berlina il privato che intende partecipare ai costi della politica. Altrimenti l’ultima, o meglio la terza strada che rimane, è quella che la politica la facciano i ladri, cioè quelli che non contando sul finanziamento pubblico e non potendo percepire nessun contributo privato di chiara evidenza, recupera chissà come il denaro. Non v’è dubbio che la trasparenza debba essere il pre-requisito, ma una volta ottenuta, è necessario rendersi conto che la politica ha un costo. Poi è da decidere come affrontarlo, sulle modalità siamo disponibili a discutere». Tatarella parlava di rendere esplicite le forme di finanziamento, anticipando di molto i tempi… «Certo, sono d’accordo. Si deve sapere da dove vengono i soldi, ma Report ieri ha montato uno scandalo a fronte di finanziamenti privati evidenti: ha sottolineato chi nei propri bilanci denuncia finanziamenti alla politica dichiarati dai partiti come ricevuti. E allora cosa bisogna fare?  Se non c’è trasparenza, c’è malaffare». E’ d’accordo sulla necessità di un ddl anticorruzione in questo senso? «Tutti i canali di accelerazione sono i benvenuti. Ma poche regole e chiare. Vogliamo passare da un sistema pubblico ad uno privato di finanziamento alla politica? Benissimo. Però stabiliamo criteri e limiti e a quel punto chi non rispetta le regole deve essere condannato». Lobby o rappresentanti di categoria le hanno mai offerto soldi? «No, questa è la mia esperienza. Essendo in Commissione Bilancio, però, non vi dico quanto sia affollata la sala antecedente all’Aula dove votiamo gli emendamenti. Persone che nulla hanno a che vedere con la Camera dei Deputati. Sono lì in quanto evidentemente portatrici di un loro interesse legittimo, ma che in quella sede si manifesta in modo non trasparente. Perché mi devo trovare il rappresentante delle assicurazioni, o delle banche, o di una categoria per esempio, che mi tira per le giacca sottoponendomi un emendamento di cui non ero a conoscenza e che mi viene proposto di sottoscrivere e di difendere all’ultimo secondo? Perché non esiste una normativa chiara e trasparente oltre che intellegibile che regoli i rapporti tra interessi economici e politica. Su questo punto dovremmo fare meno le vergini vestali. Capire nel sistema anglosassone come funziona senza fingere di sostenere che l’economia con la politica no abbia contatti». Conosce colleghi a cui è stato offerto qualcosa in cambio di un emendamento votato? «Non è successo a me né ai miei amici colleghi. Ma non posso neanche escludere che possa essere avvenuto in qualche caso sporadico ed eccezionale a qualcuno». Fratelli d’Italia e la #destracheverrà che vuole ricostruire Storace e gli altri ex An. Le piace l’idea? Ha seguito il dibattito che è partito dalla Sicilia? «Partiamo dall’unico dato certo: è stato un errore sciogliere An. Un errore di tutti, con maggiore responsabilità da parte di qualcuno. Ma cercare di ricostruire Alleanza Nazionale sarebbe un ulteriore sbaglio, perché escluderebbe parte della platea politica. Sono convinto, infatti, che il fallimento dell’esperienza Pdl, quindi del bipartitismo, non rappresenti conseguentemente anche il fallimento del bipolarismo. Gli italiani si sono abituati al voto bipolare, per diversi motivi hanno dimostrato di non gradire il voto bipartitico. Quindi noi che abbiamo condiviso la storia di An non eserciteremmo alcun interesse rispetto a quelli che di quella storia non hanno fatto parte. Dobbiamo piuttosto  costruire un centrodestra che prenda atto del cambiamento di una stagione, voltare pagina considerando che oggi il leader indiscusso è Berlusconi, ma che la sua parabola è più vicina alla fine che all’inizio. Dobbiamo ragionare su nuovo modello, originale, tipo quello fatto in Francia: dove c’era partito più filo-governativo e un altro, più identitario e di contenuti. Dobbiamo provare a ragionare su un centrodestra fatto così». Ma Fratelli d’Italia quale dei due esempi di destra che ha fatto incarna? «La nostra collocazione deve essere nel partito più identitario. Molti esponenti del Pdl, invece, in una bipartizione così fatta farebbero parte del soggetto più filo-governativo. Ma non tutto il Pdl avrebbe questa sensibilità, altri sarebbero attratti dall’altra fattispecie. La questione è che possiamo costruire insieme questo futuro, ma non può partire solo da quelli di via della Scrofa, perché altrimenti non sarebbe un’aggregazione vera. Non sono disponibile a fare una ridotta della Valtellina, altrimenti ci si metta a fare un’associazione culturale, nobile e meritoria». Alle europee Fratelli d’Italia andrà da sola? «In un anno può succedere di tutto e potrebbe partire un nuovo progetto, non lo escludo. Ma non quello che dicono loro, gli ex An riuniti, ma quello che dico io. No si può escludere che nasca un centrodestra più valoriale identitario, magari moderno e liberale in economia, ma più conservatore sotto il profilo identitario e valoriale». La porta, dunque, non la chiudete in faccia a nessuno? «Certo che no, ma dobbiamo guardare ad un progetto di destra, che sia inclusivo di altre esperienze e sensibilità».
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