Cipro respinge l'usura europea dei conti correnti. E l'Italia?

20 marzo 2013 ore 10:41, Alfonso Francia
Cipro respinge l'usura europea dei conti correnti. E l'Italia?
Vent’anni dopo il prelievo notturno di Amato sui conti correnti dei risparmiatori gli italiani tornano a temere altre incursioni sui loro risparmi, questa volta per ordine di un’Europa sempre più preda delle ansie tedesche.
La paura è che sulle coste italiane arrivi l’onda della tempesta abbattutasi su Cipro, il cui Parlamento ha appena rifiutato un aut-aut inaudito: in cambio dei dieci miliardi di aiuti necessari per evitare il default il governo di Nicosia doveva mettere sul piatto, dall’oggi al domani, 5,8 miliardi da rastrellare sui depositi bancari di tutti i risparmiatori. La Troika (BCE-Ue-Fmi) aveva specificato di non essere disposta ad accettare una somma inferiore di un solo euro a quella richiesta. La tassa straordinaria prevedeva un prelievo del 6,75% sui depositi fino a 100mila euro e del 9,9% per quelli di importo superiore. Il governo guidato da Nicos Anastasiades aveva pure provato a proporre un’esenzione per i conti sotto i 20mila, tra l’altro considerata impossibile dal governatore della Banca Centrale cipriota Panicos Demetriades (mai nome è parso più appropriato). In ogni caso il Parlamento ha detto no al piano di salvataggio, considerato inaccettabile anche in caso di esenzioni per i piccoli correntisti, guadagnandosi gli immediati anatemi del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Nonostante a Bruxelles ci sia sgolati per rassicurare il resto d’Europa che questa misura eccezionale non verrà proposta agli altri Paesi membri in difficoltà, dalla Germania – che è la vera regista dell’operazione – sono arrivate parole ben più minacciose. Il capo economista di Commerzbank Joerg Kramer – la seconda banca commerciale del Paese - ha addirittura proposto per l’Italia una patrimoniale del 15%, che se affiancata da un prelievo straordinario una tantum su depositi e titoli potrebbe portare il debito italiano sotto il 100% del Pil. Kramer ha però taciuto sugli effetti disastrosi che un prelievo del genere avrebbe sull’economia del Paese, che piomberebbe in una crisi mai vista nella storia italiana. In realtà gli accordi con l’Europa dovrebbero consentire ben altre politiche. Grazie alle misure di austerity imposte nell’ultimo anno e mezzo dal governo Monti l’Italia è riuscita pur in un contesto recessivo a mantenere sotto il 3% il rapporto deficit/Pil e sta confermando il surplus al netto degli interessi. L’aver rispettato i parametri di Bruxelles dà al prossimo governo tutto il diritto di finanziare investimenti produttivi in deficit, come richiesto da Monti durante l’ultimo consiglio Europeo svoltosi la scorsa settimana. Per ora Angela Merkel, vera padrona del processo decisionale continentale, non ha potuto negare questo diritto, ma il suo atteggiamento potrebbe cambiare nei prossimi mesi: le elezioni politiche sono previste per settembre, e la cancelliera rischia di perdere gli elettori moderati sempre più sttratti dai partiti antieuropeisti come Alternativa per la Germania, che ha già raccolto intorno a sé ex politici della CDU e importanti esponenti del mondo dell’industria e della finanza. Se i temi del dibattito politico verranno imposti da queste forze l’Italia rischia di trovarsi sotto attacco continuo da parte della più grande economia dell’Ue. Non è infatti da escludere che una Germania resa isterica dalla paura di dover sborsare soldi per salvare le economie dei PIIGS possa chiedere al governo italiano di intaccare i nostri residui risparmi. È vero che l’economia cipriota e quella italiana non potrebbero essere più diverse: l’isola è un paradiso fiscale, dove grazie ai correntisti stranieri gli attivi bancari sono pari a cinque volte il Pil del Paese e molti dei soldi che vengono depositati hanno un’origine quantomeno dubbia. Gli asset appartenenti ai soli cittadini e imprese russi ammontano a 20 miliardi di euro. In questo caso un prelievo forzoso appare, per quanto crudele e mal calibrato, dotato di senso. Se venisse imposto a un Paese dall’economia manifatturiera e poco esposto finanziariamente come l’Italia non si potrebbe che intenderlo come un attacco pretestuoso alla sua sovranità economica. Per ora l’Europa sembra prendere le difese dell’Italia: iI ministro dell’Economia francese Pierre Moscovici si è affannato a dimostrare che a causa del sovradimensionamento del suo settore bancario e dell’alto numero di correntisti stranieri «quello di Cipro è un caso isolato», e che «non c’è alcun rischio di contagio». Sulla stessa linea il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il quale che promesso che «non ci sarà alcun prelievo forzoso dai conti correnti bancari in altri Paesi europei». Ma se l’attacco tedesco all’Italia dovesse prolungarsi “consigliando” insistentemente l’introduzione di prelievi forzosi si finirebbe col minare il rapporto fiduciario tra Stati membri, dando un colpo durissimo alla credibilità del progetto europeo.
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