Fraccaro (M5S): “Carrai? Renzi tiri subito fuori le carte. Cottarelli non taglierà la casta. E da Barroso...”

20 marzo 2014 ore 16:59, Marta Moriconi
Fraccaro (M5S): “Carrai? Renzi tiri subito fuori le carte. Cottarelli non taglierà la casta. E da Barroso...”
Riccardo Fraccaro
, pentastellato segretario dell’Ufficio di Presidenza, con IntelligoNews discute del venditore “di sogni e di fumo” Renzi, che con Barroso oggi “cercherà di dare qualche primo titolo a favore degli italiani”. Ma soprattutto lo attacca in riferimento al caso Carrai parlando di un "sindaco del Consiglio che si muove con nonchalance nei bassifondi delle politica"... Renzi-Carrai. Il M5S non molla. Si complica il caso dell’affitto. «La partitocrazia utilizza la distribuzione delle poltrone per alimentare la propria rete di consensi e in cambio i lottizzati si sdebitano con assunzioni clientelari, corruttela o più semplicemente con una certa generosità. La vicenda che riguarda Matteo Renzi e Marco Carrai è di natura prettamente politica: il sindaco del Consiglio deve spiegare perché ha affidato incarichi pubblici ad un imprenditore che gli ha pagato per anni l’affitto e ha ricevuto incarichi e appalti. Carrai è presidente della società Aeroporti di Firenze, è stato amministratore delegato della macchina di propaganda del sindaco, la Florence Multimedia srl, ha ottenuto la fornitura di servizi ai musei fiorentini con la sua C&T Cross media senza uno straccio di bando pubblico ed è stato assunto come dirigente dalla Provincia di Firenze guidata sempre da Renzi, senza neppure avere la laurea. Anche su questo ha indagato la Corte dei Conti, oltre al danno erariale per altre assunzioni sospette contestato al premier. Renzi si muove con nonchalance nei bassifondi delle politica, venga in Aula a spiegare che interesse aveva Carrai a pagargli l’affitto e tiri subito fuori tutte le carte, invece di parlare a vanvera di trasparenza e meritocrazia». Parità di genere nel 2019. Trovato l'accordo, ma il M5S parla di una truffa. Perché? «Noi siamo innanzitutto contrari alle quote rosa perché non è il modo questo per promuovere la partecipazione alle attività politiche della donna, vanno create piuttosto le condizioni sociali perché questo possa avvenire. Noi eventualmente riteniamo di votare la possibilità di esprimere due preferenze, un maschio e una femmina, perché comunque rappresenta un elemento in più rispetto ad una legge elettorale, quella nazionale, che non ha alcuna preferenza. Ma il punto è a livello europeo dove è prevista la possibilità di esprimere tre preferenze. Poiché le donne del Pd sono state truffate e prese in giro, stanno cercando una rivincita immediata sulla legge elettorale europea: quindi hanno chiesto che almeno una delle preferenze fosse femminile. La truffa è che questo non comporterà alcuna garanzia che la composizione degli eletti rispetti l’alternanza, perché se la terza preferenza è di genere diverso viene eliminata solo la terza preferenza e non anche la seconda!». Insomma è un’operazione di immagine… «Certo, per ottenere una sorta di rivincita femminista all’interno del Pd che non si concretizzerà in nulla. Più che le quote rosa, servono le quote per gli onesti». Passiamo ai tagli del Commissario Cottarelli. Che ne pensa? Verrà tutto rimandato a dopo le Europee? «Cottarelli? Pagare 250mila euro ad una persona che ci dica come risparmiare è un’ipocrisia in questo momento storico. Abbiamo già vissuto l’esperienza di due commissari che poi hanno fatto un dossier rimasto lettera morta, sapendo bene che l’ultima parola non spetta mai a loro ma alla politica. E sappiamo già anche cosa andrebbe tagliato, ma i parlamentari continuano ad incassare tranquillamente stipendi e privilegi. Se avessero voluto tagliare sulle caste lo avrebbero potuto fare subito senza aspettare Cottarelli, ma Renzi è diventato presidente del Consiglio perché più grande venditore di fumo attualmente presente nella politica italiana. E il partito ha accettato che un sindaco “berlusconiano” salisse a Palazzo Chigi solo per non scomparire. Ha il compito, semplice, di intortare per l’ultima volta gli italiani prima delle Europee, poi applicheranno quei tagli ai cittadini e non alla casta, perché perderebbero il consenso clientelare: il fiscal compact ci massacrerà dal punto di vista sociale mentre gli enormi sprechi e privilegi restano intatti». Ma oggi Renzi sta andando da Barroso. Sarà lo stesso film andato in onda con la Merkel o il premier che ha paura che Grillo vinca, come ha ammesso lui stesso, tenterà un’altra strada? «Renzi ha parlato di raccontare il ‘sogno europeo’, è proprio così: infatti lui vende sogni, che non sono accompagnati da nessun atto concreto. Di fronte alla Merkel non ha accennato minimamente ad alcuna richiesta a favore degli italiani. Ha baciato il guanto della Cancelliera e si è piegato alla partitocrazia». E da Barroso, cosa sospetta che farà? «Proverà a fare degli annunci spot, tanto per risollevarsi dalla genuflessione alla Merkel, ma già prima di diventare premier era andato a Berlino per ricevere l’investitura in una sorta di sudditanza medievale. Oltre gli annunci di propaganda non può andare, sta lì con il suo benestare e non è in grado di imporre alcunché. Renzi farà le solite réclame da venditore di slide a cui non seguiranno atti legislativi concreti, resterà soggetto all’austerity mentre il M5S vuole ridiscutere le regole europee dal fiscal compact all'emissione di eurobond fino ad arrivare a una rinegoziazione del debito pubblico. O si ridiscutono le regole o ce ne andiamo». Cosa ne pensa delle proposte di Bonanni per i precari e dell’appello a Cgil e Uil per “obbligare con un decreto tutti i committenti a pagare gli stessi contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti a chi opera con la partita Iva. E in secondo luogo, costringere per legge, i datori di lavoro ad erogare, a parità di prestazioni, lo stesso salario minimo di un lavoratore assunto regolarmente”? «I sindacati non rappresentano questi lavoratori, perché non pagano i sindacati che se avessero guardato prima a queste categorie di lavoratori, sarebbero stati in sciopero da 10 anni tutti i giorni. In Italia il livello della disoccupazione giovanile è pauroso. Tuttavia uno Stato che abbia realmente a cuore gli ultimi, quelli che versano nel bisogno, dovrebbe fare un ragionamento diverso: il lavoro precario dovrebbe essere pagato di più perché ci sono maggiori rischi per il lavoratore. Se lo Stato vuole puntare sulla flessibilità che non è precarietà, deve garantirgli dei sistemi universali di tutela, per esempio qui s’inserisce il tema del reddito minimo garantito. Se tu vuoi tenermi flessibile devi riqualificarmi e reintrodurmi nel mondo del lavoro! Siccome noi viviamo all’interno di un sistema euro, che ci comporta una moneta molto forte che sfavorisce le imprese che producono in Italia, allora hanno abbassato gli stipendi dei lavoratori per competere con l’esterno». Ma il Jobs Act risolverà qualche problema magari. Cosa chiedete a Renzi voi? «Ma il problema è che il Jobs Act nessuno lo ha mai letto! Stiamo commentando qualcosa che non esiste, è questa la capacità di Renzi. Dov’è il testo? Abbiamo letto i commenti di qualcosa che non c’è ancora. Siamo dentro un Grande Fratello, ma parliamo di quello che esiste e non di quello che non esiste».
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