Irap, bonus 80 euro, spending review: cosa ha in mente il Governo

20 ottobre 2014 ore 9:51, intelligo
Irap, bonus 80 euro, spending review: cosa ha in mente il Governo
di Luca Lippi Nella legge di stabilità presentata ci sono tre elementi fondamentali che ne compongono il corpo, uno è il taglio dell’IRAP, il secondo è il bonus di 80 euro e il terzo è la Spending Review. Analizziamoli schematicamente. IRAP E' l'imposta Regionale sulle Attività Produttive istituita dal governo Prodi nel 1998 sotto l’egida dell’allora Ministro delle finanze Vincenzo Visco. Nel 2008 assume la natura d’imposta propria della Regione e, “colpisce” il valore della produzione netta delle imprese, più comunemente, il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria. In buona sostanza, colpisce i salari, gli interessi passivi e i profitti. Secondo quanto disposto nella Legge di Stabilità 2015, il Governo intende tagliare l’IRAP sui salari, mentre lascia invariate le altre due componenti. Se un’impresa non ha utili, comunque paga l’IRAP sugli interessi passivi. La situazione attuale è quella di estrema difficoltà per molte imprese sul territorio nazionale, per questo motivo sono costrette a indebitarsi e quindi si trovano comunque costrette a pagare l’IRAP sugli interessi passivi. Sarebbe stato molto più sensato eliminare le componenti IRAP relative ai salari e agli interessi passivi e lasciare invariata solo quella sui profitti. L’obiettivo della legge 42 del 2009 era di conferire maggiore autonomia alle regioni, in questo modo consentendo loro di eliminare o meno l’IRAP, tuttavia i bilanci sempre in rosso delle amministrazioni regionali (dovuto anche a tagli continui del Governo centrale) contribuisce ad aver inasprito una situazione di buco tale che con questo provvedimento subirà inevitabilmente un allargamento piuttosto preoccupante. SPENDIN REVIEW: Renzi chiede alle Regioni di eseguire tagli allo scopo di recuperare risorse e non vanificare il provvedimento incluso nella legge di stabilità andando a creare nuove tasse locali a compensazione. Di fatto però, i famosi “tagli” di cui tanto si parla, negli ultimi anni si sono rivelati uno stendardo, ma dagli effetti negativi più rilevanti in relazione alla limitata raccolta di liquidità. E’ come autorizzare gli Enti pubblici a non pagare gli affitti e gli straordinari. Cottarelli ha evidenziato una strategia concreta di tagli lineari, e politicamente hanno anche ricevuto consenso, tuttavia questi tagli sono tornati a essere oggetto di scontro fra lobby e politica diventando un provvedimento del tutto ridicolo. Che cosa potrebbe cambiare oggi questa criticità, né politica né amministrativa, ma mestamente “culturale”? BONUS DI 80 EURO: L’eventuale allargamento del bonus anche agli incapienti e ai pensionati è una manovra estremamente costosa che comunque non produrrebbe alcun effetto se non quello di peggiorare la situazione debitoria del Bilancio dello Stato. In pratica il bonus sino ad ora è stato utilizzato per coprire spese che comunque si sarebbero dovute affrontate, per fare un esempio semplice: l’aumento dei parchimetri, dei biglietti dei mezzi pubblici, delle accise sui carburanti … insomma consumi ordinari che comunque il cittadino avrebbe trovato modo di coprire. Allargare il bonus è solamente uno sforzo inutile e improduttivo. In conclusione, il beneficio per le imprese derivante dal taglio dell’IRAP (fra 550 e 850 euro per ciascun lavoratore a tempo pieno) è sicuramente un buon inizio, ma i malumori che ne deriveranno sono altri perché manca il taglio della parte di IRAP che incide negativamente e “inutilmente” sui bilanci delle imprese.  L’ultima considerazione, che è la più importante, è che siamo in “deflazione” con una caduta dei prezzi incontrollata, la domanda aggregata è stagnante e in tendenziale diminuzione, e la crescita insignificante (0,6%). Lo Stato paga 95 miliardi di euro d’interessi sul debito quest’anno, finché non si riuscirà a separare la spesa per interessi da quella di Bilancio (è la situazione attuale) lo Stato non potrà fare a meno di aumentare le tasse restituendone in servizi una quota sempre minore, secondo la Scienza Economica questo è “il suicidio perfetto”.
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