Cremaschi (Cgil): «L'accordo Renzi-Berlusconi serve solo alle banche. Pronto il mio documento alternativo alla Camusso»

21 gennaio 2014 ore 14:14, intelligo
di Giuseppe Tetto
Cremaschi (Cgil): «L'accordo Renzi-Berlusconi serve solo alle banche. Pronto il mio documento alternativo alla Camusso»
Rompere con l’Europa senza se e senza ma. È questa la convinzione di Giorgio Cremaschi, membro del Comitato direttivo della Cgil, che intervistato da Intelligonews sulla condizione dei lavoratori italiani e la situazione economica del Paese, spara a zero e senza peli sulla lingua, anche guardando direttamente nel giardino di casa propria: «L’accordo elettorale Renzi-Berlusconi serve solo alle banche. La Cgil, la Cisl e la Uil non fanno più il loro dovere. Il sindacato deve andare all’opposizione e non stare al Governo». Ogni giorno saltano fuori dati allarmanti sulla disoccupazione e sulla condizione di vita dei cittadini. Ad esempio, la Cgil afferma che il 2013 è cosato circa 4,5miliardi, 8 mila euro in meno nelle buste paghe dei lavoratori. Come si può uscire da questa situazione? «Bisogna rompere con l’Europa. La prima condizione è questa: bisogna rompere con la politica economica europea delle banche e della finanza, rompere con le politiche di austerità. I lavoratori devono solo arrabbiarsi perché questo massacro che stiamo vivendo è dovuto a questo, a politiche di austerity e di privatizzazione che stanno distruggendo completamente l’occupazione. Il privato non c’è la fa più perché servono grandi investimenti pubblici che possono essere finanziati solo mettendo in discussione le rigide regole europee. Se non si fa questo tutto il resto sono chiacchiere». Occorre quindi ricontrattare le regole in Europa? «Non servono e non ci devono essere contrattazioni, serve solo una rottura drastica. Bisogna che salti tutta la baracca dell’Europa, perché questa è una struttura che in tutto il continente, perfino in Germania, sta creando disoccupazione. Devono saltare tutti i trattati europei, come il fiscal compact ad esempio. Quindi non c’è da contrattare, c’è solo da non rispettare più tutti questi accordi. Voglio sottolineare che questa rottura non riguarda solo l’Italia, ma sono convinto che appena un Paese deciderà di non rispettare più i patti sarà seguito a ruota dal resto degli Stati europei. Deve saltare in aria tutta la struttura burocratica finanziaria, Bce in primis, che crea 100 mila disoccupati al mese in Europa». Per una rottura del genere però servire un comparto politico capace di far sentire la sua forza ai cittadini. Come pensa sia possibile una cosa del genere in Italia dove le istituzioni seguono senza batter ciglio i dettami europei? «È chiaro che ci vuole una rottura anche con questo. L’Europa sta infatti costruendo il suo regime: l’accordo elettorale Renzi-Berlusconi è un tassello fondamentale che serve a creare il regime delle banche trasferite in politica. Non ci si può affidare quindi né a Renzi né a Berlusconi, che sono le facce diverse della stessa Europa». E chi potrebbe farsi carico di una svolta simile? «Bisogna che tutte le forze democratiche, anti-fasciste e per la giustizia sociale, si uniscano contro questa Europa. Oggi queste forze ci sono in Italia e nel resto del continente ma sono frantumate; tutto a vantaggio del governo delle banche europee che si trovano la via spianata. Stanno facendo da per tutto sistemi elettorali dove va a votare solo metà della gente. Se passerà definitivamente il sistema elettorale Renzi-Berlusconi, l’Italia si trasformerà come gli Stati Uniti, dove il 50% della popolazione non andrà più a votare. Occorre che gli esclusi si uniscano e facciano sentire la propria voce». Dovrebbero guardare al sindacato, allora. Pensa che le parti sociali, alla luce dei fatti odierni, siano all’altezza di farsi carico di una tale responsabilità? «Su questo sfonda una porta aperta. In questi giorni c’è il congresso della Cgil dove io presenterò un documento di ristretta minoranza, alternativo a quello firmato dalla Camusso. Un documento che sta catturando sempre più consensi e che si chiama, non casualmente, “Il sindacato è un'altra cosa”. Il titolo spiega da solo. Io penso che sia la Cgil che le altre sigle sindacali, Cisl e Uil, non facciano più il loro dovere in questa situazione di crisi. Purtroppo nei fatti sono diventati complici di questo arretramento dei lavoratori, invece che contrastarlo con forza. Basta vedere la riforma Fornero, che ha portato in Italia il sistema pensionistico peggiore d’Europa, che è stata approvata senza nessuno sforzo. Il sindacato deve andare all’opposizione e non stare al Governo». Una forza che è mancata anche per quanto riguarda la Fiat? Ormai è chiaro che la sede legale non sarà a Torino. «La sede legale sarà dove si pagano meno tasse. Anche questa è una questione che riguarda la politica italiana. La Fiat ha avuto infiniti privilegi, prima, durante e anche adesso. Si sta permettendo alla Fiat e alla famiglia Agnelli di diventare degli evasori fiscali legali e questo è inaccettabile».  
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