Caso Svizzera: cosa è successo (veramente) sui Mercati

21 gennaio 2015 ore 16:47, intelligo
banca svizzeradi Luca Lippi Piccolo passo indietro per far capire a tutti, semplicemente, cos’è successo realmente sui mercati finanziari il 15 gennaio quando la Banca Nazionale Svizzera decide di lasciare fluttuare liberamente il cambio della propria moneta svincolandola dal cambio fisso di 1.20 sull’euro. Vediamo il perché, e capiremo anche i motivi che hanno “scosso” il Mercato finanziario. Tre anni fa, a seguito delle note vicende (destituzione del Governo Berlusconi e nomina diretta di Monti), molti hanno creduto seriamente che l’eurozona stesse per implodere. Quindi moltissimi investitori hanno ritenuto opportuno e più sicuro liberarsi velocemente di euro comprando franchi svizzeri. La legge della domanda e dell’offerta la conosciamo tutti ed è l’unica cui si deve fare riferimento per comprendere quanto di seguito andremo ad analizzare. Quando tante persone sono disposte ad acquistare (tanta domanda) il prezzo sale, la salita del prezzo è determinata dal fatto che ci sarà sempre qualcuno disposto a pagarla un po’ di più. Viceversa, tutti quelli che sono disposti a vendere una cosa, lo faranno senza porsi troppi limiti, e fra questi qualcuno sarà disposto a sbarazzarsene più velocemente di altri abbassando le pretese. Fino a qui nulla di sconvolgente, è tutto piuttosto banale. A fronte di tanti, disposti a sbarazzarsi velocemente di euro per acquistare franchi svizzeri, la valuta svizzera inevitabilmente si è apprezzata sull’euro al punto tale che nell’agosto 2011, euro e franco svizzero avevano raggiunto la parità. Il danno maggiore di quest’apprezzamento è ricaduto inevitabilmente sulle aziende svizzere esportatrici e quindi la Banca Nazionale svizzera è dovuta intervenire imponendo una limitazione sul mercato valutario e obbligando il cambio Eur/Chf di non scendere sotto quota 1.20 (un Franco virgola 20 centesimi per avere un euro). In buona sostanza, la Banca Nazionale Svizzera dice all’Europa che è inutile insistere, più di 1.20 franchi per ogni euro non era disposta a pagare. Ovviamente, la forza della Banca svizzera è quella di potere offrire tutti i franchi che gli si chiedono perché può stamparne senza alcun limite. In questo modo la Banca Nazionale elvetica ha difeso la sua economia non consentendo ai prodotti delle sue aziende di diventare più cari solo per una variazione del tasso di cambio (l’Europa per la Svizzera è un partner commerciale molto importante). Questo, però, è stato utile per le aziende svizzere ma, nel tempo, pericoloso per le casse pubbliche elvetiche che erano regolarmente prosciugate di franchi svizzeri a fronte dell’entrata di euro. E se l’euro fosse andato in crisi? E’ naturale che gli esperti di politica monetaria svizzeri hanno ritenuto l’euro di colpo non più affidabile, o qualcosa di simile. La BCE è pronta a lanciare il suo QE (operazione che inonderà i mercati di euro) e in ogni caso è un’operazione necessaria perché molti Paesi dell’eurozona sono in una situazione drammatica. A questo punto la Banca Nazionale svizzera semplicemente si è spaventata. Nell’immediato, dunque, hanno sacrificato la competitività delle aziende a marchio elvetico piuttosto che correre il rischio di rimanere con un mucchio di “carta straccia” in mano. Da questo punto in poi la reazione del mondo finanziario è stata la più “naturale” possibile: crollo della Borsa di Zurigo e ripresa delle Borse europee, che nei fatti significa un riallineamento allo stato naturale delle cose, con un “cambio” normale e non più artatamente “frenato”. La conclusione, con buona pace di chi pensa ciecamente il contrario, è che la Svizzera dopo la scossa è tornata al suo ruolo naturale di Paese competitivo (è sempre prima al mondo nella classifica dei Paesi più competitivi) e per questo motivo deve rassegnarsi a una moneta che rispecchia la sua economia. Il contrario di quanto accade all’euro che rappresenta Stati troppo “diversi” per potersi permettere una moneta unica. Vedremo se la Banca Nazionale svizzera sta dicendoci che stiamo per schiantarci, oppure che si tira fuori dal momentaneo e inevitabile “scrollone” di assestamento dell’euro a seguito delle scelte di Mario Draghi.
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