Parigi scopre la recessione, scricchiola l’asse rigorista con Berlino

21 maggio 2013 ore 11:18, Alfonso Francia
Parigi scopre la recessione, scricchiola l’asse rigorista con Berlino
È ufficiale: la Francia è in crisi e la sua classe dirigente non ha la più pallida idea di come uscirne. Secondo i dati pubblicati dall’Insee – l’Istat d’Oltralpe – nel primo trimestre del 2013 il Pil è calato dello 0,2%, e poiché si tratta della seconda decrescita consecutiva (nell’ultimo trimestre 2012 il Pil aveva fatto segnare un -0,7%) la maggiore economia dell’Eurozona dopo la Germania è ufficialmente in recessione. La situazione è tale che da alcuni giorni i media internazionali hanno ribattezzato Parigi “il grande malato d’Europa”.
L’economia transalpina è in realtà in affanno da anni, ma il suo stato quasi comatoso era stato occultato dai livelli inspiegabilmente bassi dello spread tra i suoi titoli di Stato e quelli tedeschi, i quali avevano illuso gli investitori che il Paese fosse in buona salute. Ma le notizie arrivate in questi mesi sono tutt’altro che rassicuranti: la Peugeot sta per chiudere uno dei suoi impianti licenziando tremila operai, Air France ha già messo alla porta cinquemila dipendenti e Carrefour ha appena annunciato un piano di tagli. Il tasso di disoccupazione al 10,6%, pur non paragonabile con quello italiano, è comunque il più alto degli ultimi 13 anni e in numeri assoluti significa che tre milioni di persone sono senza lavoro. Il problema è che a causa del basso di livello di produttività l’economia non è competitiva: se le importazioni reggono, le esportazioni continuano a calare e la propensione d’investimento delle aziende – in calo da cinque trimestri consecutivi - è crollata. Essendo protette da un welfare-state estremamente sviluppato, le famiglie non hanno ancora sofferto molto, ma il loro potere d’acquisto è già calato in maniera preoccupante (-0,9%) rispetto allo scorso anno. La situazione potrebbe farsi ancor più dura nei prossimi mesi, perché il Parlamento è chiamato a ridurre drasticamente la spesa pubblica, che oggi costa il 57% del Pil (la media Ue è del 50%). Il clima di austerity è già cominciato: martedì scorso il Senato ha approvato in via definitiva la riforma del mercato del lavoro, rendendo più facili i licenziamenti in caso di crisi e imponendo una disciplina molto più flessibile sui contratti. L’Eliseo sembra comunque tutt’altro che pronto ad approvare quelle riforme lacrime e sangue che l’Europa, dopo averle pretese in varia misura dai PIIGS, comincia a chiedere sempre più impazientemente a Parigi. Il presidente Francois Hollande ha solo parzialmente ammesso le difficoltà, assicurando che nel 2013 la Francia crescerà e che il rapporto deficit/Pil sarà mantenuto intorno al 3% (secondo l’Ue si attesterà al 4,2%). A preoccupare è però soprattutto il caos che regna al dicastero dell’Economia, dove tra ministro e viceministri si trovano al timone ben sette persone, nessuna delle quali riesce a imporsi sulle altre imponendo la rotta. I guai dei francesi hanno paradossalmente fatto comodo alla Germania, le cui difficoltà sono passate in secondo piano. L’economia tedesca è infatti cresciuta nel primo trimestre 2013 di un misero 0,1% dopo essere calata dello 0,7% nell’ultimo trimestre 2012. Berlino ha cercato di giustificare la frenata prendendosela con… il maltempo. L’ufficio di statistica ha infatti spiegato che il Pil sarebbe rimasto praticamente fermo a causa dell’inverno particolarmente rigido. Di certo le deludenti performance del gigante continentale mettono in ulteriore imbarazzo la Merkel, che ad appena quattro mesi dalle elezioni si trova schiacciata tra i più aperti ed europeisti socialdemocratici e gli isolazionisti di Alternativa per la Germania che reclamano il ritorno al marco. La Cancelliera è ulteriormente indebolita dalla mancanza di forti alleati: col suo storico partner francese in piena recessione diverrà impossibile continuare a proporre la ricetta dell’austerity come soluzione a tutti i mali. Anche perché, a furia di tagliare e tassare, tutta Eurolandia si trova in un pessimo stato di salute: il primo trimestre del 2013 ha fatto segnare il quarto calo consecutivo del Pil continentale. Sembrano sempre più vicini i tempi in cui bisognerà ammettere che, forse, il risanamento violento imposto a mezza Unione per volere di Berlino è stato un drammatico errore.
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