Cei: salta mons. Crociata e i "popolari" tremano

21 novembre 2013 ore 13:55, Americo Mascarucci
Cei: salta mons. Crociata e i 'popolari' tremano
Brutto colpo per i vari Mario Mauro, Andrea Olivero e Pierferdinando Casini nostalgici del partito unico dei cattolici di democristiana memoria.
Il segretario della Conferenza Episcopale Mariano Crociata è stato nominato da papa Francesco vescovo di Latina e prenderà possesso della diocesi laziale già prima di Natale. Detta brutalmente, monsignor Crociata è stato rimosso dal suo incarico. I commentatori più autorevoli hanno collegato il “trasferimento” di Crociata in terra pontina con la svolta che Bergoglio intende imprimere alla Cei attraverso l’introduzione della collegialità nella scelta dei vertici. Non dovranno essere più nominati dal Papa, ma eletti direttamente dai vescovi riuniti in assemblea. Dunque la decisione è legata soltanto al processo di riforma avviato da Francesco? Certamente il percorso di democrazia interna che il Pontefice intende realizzare ha avuto il suo peso, ma non si può sottovalutare un altro aspetto, non secondario, che può aver influito sulla nomina di Crociata a vescovo di Latina. Bergoglio non ha mai nascosto la sua avversione per la politicizzazione della Cei, per quei legami stretti con la politica  che, a suo giudizio, avrebbero contribuito ad alimentare l'immagine di una Chiesa troppo autoreferenziale, interessata più a consolidare alleanze con il potere che a svolgere la propria missione pastorale. In questi ultimi anni i vertici della Cei sono stati indicati da più parti come gli ispiratori di quei progetti neo centristi portati avanti da settori di Comunione e Liberazione (leggi Mauro), dal mondo dell’associazionismo cattolico (Olivero) e soprattutto dall’Udc di Casini con l’obiettivo di strutturare un partito cattolico capace di fungere da zattera per i fuoriusciti del berlusconismo (Alfano, Formigoni, Lupi) e per quelli del Pd (Fioroni). Un progetto che, naufragato alle ultime elezioni politiche grazie anche alla discesa in campo di Mario Monti nel fronte centrista, sta riprendendo vigore in questi giorni a seguito delle varie operazioni politiche in corso tanto nel campo berlusconiano che nel Pd e in Scelta Civica. Anche il cardinale Angelo Bagnasco a detta dei soliti ben informati avrebbe i giorni contati alla guida della Cei. Intanto è “saltato” Crociata e questa notizia senza dubbio non deve aver fatto piacere ai Mauro ed ai Casini che vedono sfumare l’appoggio e la copertura che la Cei, pur senza schierarsi apertamente, gli ha comunque finora assicurato. Se a ciò si aggiunge il cambio alla segreteria di stato, l’uscita di scena di Tarcisio Bertone (altro grande tessitore di strategie politiche), sostituito dall’ultra bergogliano Pietro Parolin, il quadro rischia di farsi davvero desolante per i democristiani in cerca di resurrezione. A Francesco non piace la figura del "prete burocrate", convinto che, a forza di stare dietro la scrivania a sbrogliare pratiche, si perda lo spirito pastorale. Crociata dunque è stato inviato a guidare una diocesi "di frontiera", quella di Latina, in un territorio che ogni giorno di più sembra assumere le stesse caratteristiche dell’hinterland napoletano (basti considerare il numero di amministrazioni pontine sciolte per infiltrazioni mafiose). Molto probabilmente al suo posto Francesco provvederà a nominare un sostituto, ma per un periodo molto breve. Il Papa infatti vuole che la riforma della Cei vada in porto al più presto in  maniera tale da poter, quanto prima, consentire ai vescovi italiani di riunirsi in assemblea ed eleggere i propri rappresentanti.  
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