La settimana finanziaria volge al bello. A sorpresa gli investitori comprano le emissioni italiane...

22 aprile 2013 ore 10:47, Pietro Romano
La settimana finanziaria volge al bello. A sorpresa gli investitori comprano le emissioni italiane...
Piazza Affari apre in rialzo. Il tasso del Btp a due anni cade al minimo storico. E anche la differenza tra titoli di stato italiani e tedeschi, l’ormai famoso (se non famigerato) spread, scende. La settimana finanziaria che si è aperta oggi sembra volgere decisamente al bello. Merito della scelta di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica
. O, piuttosto, senza nulla togliere a Napolitano in se stesso, di quello che sottintende al suo bis: la nascita di un governo di coesione nazionale da tempo invocato dal Quirinale. Un governo in grado di imporsi non solo alla speculazione internazionale, ma soprattutto ai diktat che Angela Merkel, se rieletta (o forse addirittura prima), vorrebbe lanciare agli italiani: una pesante tassa patrimoniale destinata ad abbattere il debito pubblico. Un governo che alle spalle dispone della stragrande maggioranza degli elettori potrebbe ricordare alla cancelliera che questa scelta non può valere solo per l’Italia. Se il nostro Paese fosse chiamato a “pagare” con un atto straordinario e finora senza eguali l’alta propensione al risparmio (per sanare il corrispondente alto indebitamento pubblico), gli altri partner europei, Germania compresa, potrebbero essere costretti a fare il contrario: rendere conto dell’alto indebitamento privato, che forse ha permesso il basso indebitamento pubblico. Del resto, fin dalla nascita dell’euro, il dibattito sul consolidamento complessivo dei debiti, pubblici e privati, dei membri di eurolandia è aperto. Furono proprio i Paesi del nord, guidati dalla Germania, poco propensi al risparmio e anche all’acquisto della casa di residenza, a non volerlo. Ora, se si miscelano debiti pubblici e debiti privati, l’Italia è tra i primi della classe. Un governo forte, in grado di trovarsi gli alleati giusti in Europa (e non solo quelli del Mediterraneo e la Francia, ma anche, a esempio, l’Olanda, messa a sua volta all’angolo dalla selvaggia politica di austerità), potrebbe finalmente ricordare alla Germania che, dopo averle rimborsato le follie dell’unificazione monetaria tedesca, nessun altro cittadino è disposto a pagare anche la rielezione dell’attuale cancelliera. La permanenza di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (fortuna che nessuno è riuscito a strapparlo a Francoforte per coinvolgerlo nelle convulse vicende politiche nazionali) sotto ogni aspetto è una sicurezza. Ma, nella formazione del nuovo esecutivo, andrebbe inoltre ricordato che, se il nostro Paese è riuscito a superare pressoché indenne dal punto di vista finanziario la bufera politica che dura ininterrottamente da mesi, è stato merito non solo della forza basica del suo sistema economico ma anche di un capo del governo, sia pure dimissionario, dell’autorevolezza di Mario Monti. Un solo esempio per tutti. Alquanto a sorpresa, gli investitori sono tornati a comprare a mani basse le emissioni italiane, sia governative sia corporate, volumi impressionanti di ordini raccolti in poche settimane. Un segno di fiducia anche per l’inquilino di Palazzo Chigi, che in un esecutivo di scopo potrebbe avere il suo peso.
autore / Pietro Romano
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